CONTI PUBBLICI 7 Agosto Ago 2014 0600 07 agosto 2014

Recessione: Pil, le previsioni sbagliate dai governi

Berlusconi, Prodi, Monti e Letta: la serie storica degli errori.

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Crescita del Pil: dal 2004 tutti i governi hanno sbagliato le loro previsioni.

L'Italia è di nuovo, tecnicamente, in recessione.
La produzione industriale, infatti, pur essendo ripartita a giugno, dopo due mesi in calo non è riuscita a tornare in positivo nell'intero trimestre. E il Prodotto interno lordo (Pil) ha fatto registrare una diminuzione complessiva dello 0,3% rispetto al 2013.
RENZI NEL MIRINO. I numeri, non appena diffusi, hanno aperto la strada a una pioggia di critiche verso il governo in carica. E se il Financial Times ha commentato a caldo che i dati mettono «ulteriore pressione sul giovane Renzi, perché vada avanti con un programma aggressivo di riforme», va comunque ricordato che il premier è arrivato a palazzo Chigi il 22 febbraio e che quindi, cronologicamente, non può essere responsabile dell'attuale situazione economica.
Nel Def dell'8 aprile 2014, messo a punto assieme al ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, le stime di crescita del Pil per l’anno in corso erano state «riviste al ribasso», prevedendo una crescita dello 0,8%. La tendenza, tuttavia, sembra contraddire il loro ottimismo.
LA SEQUELA DI ERRORI. È da sottolineare, però, il fatto che negli ultimi 10 anni tutti gli esecutivi nostrani hanno sbagliato le previsioni contenute nei Def o Dpef. Cioè, nei documenti destinati a delineare le politiche e gli interventi pubblici in campo economico e finanziario e quindi a scommettere sulla crescita del Pil.

Governo Berlusconi 2003-2006, Silvio pecca di pessimismo

Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

Per l'anno 2004, il Dpef 2003/2006 deliberato dal governo Berlusconi il 16 luglio 2003 aveva previsto una crescita del Pil dell'1,8%.
In realtà, come certificato dall'Istat, il risultato fu assai più modesto: 0,5 punti percentuali in meno, per un totale incremento positivo pari all'1,3%.
2005: CRESCITA ZERO. Per il 2005, gli errori di valutazione contenuti nel Dpef licenziato il 29 luglio 2004 (ministro dell'Economia Domenico Siniscalco) furono ancora più significativi: a fronte di una crescita prevista del Pil pari al 2,1%, il risultato effettivo misurato dall'Istat fu pari a zero. In quell'anno, in altre parole, l'economia italiana smise di crescere.
2006: PREVISTO +1,5%, REALIZZATO +1,9. Gli errori di previsione non sono sempre dovuti a un eccesso di ottimismo. Nel Dpef del 15 luglio 2005, infatti, si legge: «Il governo stima che la ripresa non tarderà. Per il 2006 e il 2007, si prevede una crescita intorno all’1,5%, lievemente superiore alla crescita potenziale». E invece, nel 2006, il Prodotto interno lordo italiano crebbe in misura maggiore (+1,9% sul 2005, secondo l'Istat), mentre nel 2007 la variazione fu lievemente inferiore alle aspettative: +1,4%.

Governo Prodi 2006-2007, Romano ignaro della bolla Usa

L'ex premier Romano Prodi.

Nel quadriennio 2008-2011, secondo il Dpef del 7 luglio 2006 messo a punto dal governo Prodi, la crescita media annua del Pil si doveva attestare «intorno all’1,2% nel primo biennio di previsione», per poi accelerare «lievemente nel secondo biennio, attestandosi all’1,3%».
Previsioni clamorosamente errate. Anche perché non potevano tenere conto degli effetti dell'esplosione della crisi dei mutui subprime, divenuta palpabile nei primi mesi del 2007.
2008: L'INIZIO DELLA GRANDE CRISI. Nel 2008 il tasso di crescita del Pil italiano fece segnare una variazione negativa: -1,2%. Da allora, come certificato a luglio 2014 dalla Banca d'Italia, il Pil nazionale si è contratto complessivamente del 9%.
Soltanto alla fine del 2013 l'Italia è sembrata riemergere dalla recessione, conquistando una leggerissima ripresa nell'ultimo trimestre di quell'anno (+0,1%). Eppure, nel Dpef 2008-2011, ancora si leggeva: «Nel 2008, la crescita dell’economia italiana risulterà pari all’1,9%. Per il 2009, essa viene stimata all’1,7%».
La prima presa di coscienza degli effetti della crisi dei mutui subprime arrivò solo con la nota di aggiornamento, presentata dal premier Romano Prodi e dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa al Consiglio dei ministri il 28 settembre 2007.

Infografica che mostra l'andamento del Pil italiano dal 2008 al 2013 (© Ansa-Centimetri).

Governo Berlusconi 2009-2011, il Cav fregato dalla crisi

Silvio Berlusconi.

Il 18 giugno 2008, quando la crisi dei mutui subprime era ormai conclamata e quando mancavano solo tre mesi alla bancarotta di Lehman Brothers, con tutti gli indici borsistici in flessione fino a toccare mediamente i livelli della fine del XX secolo, nel Dpef 2009-2013 dell'ultimo governo Berlusconi è scritto: «In base alle attuali proiezioni, nel 2009 il tasso di crescita del Prodotto interno lordo risulterebbe pari allo 0,9%. La domanda nazionale apporterebbe un contributo pari a 0,8 punti percentuali (di cui 0,2 punti per investimenti e 0,5 punti per spesa delle famiglie). Il settore estero darebbe un contributo lievemente positivo».
2009: CROLLO VERTICALE DEL PIL. Nel 2009, come attestato dall'Istat (vedi grafico sopra) il Pil italiano crollò invece di 5,5 punti percentuali. Ma ancora il 15 luglio 2009 le nuove previsioni contenute nel Dpef 2010-2013, deliberato quel giorno dal governo, sottostimavano la riduzione, pur avvicinandosi un po' di più alla realtà: «Per l’intero 2009», è scritto nel documento, «si stima una riduzione del Pil del 5,2%».
Stando al documento «l’economia italiana mostrerebbe una ripresa nel 2010, con un aumento del Pil dello 0,5%. Nel triennio successivo, la crescita media annua del Pil si attesterebbe al 2,0%. La ripresa sarebbe abbastanza sostenuta per effetto dell’atteso recupero nel commercio internazionale, del rimbalzo da livelli produttivi molto bassi e della bassa esposizione dell’economia italiana ai fattori specifici della crisi».
Anche queste previsioni si sono rivelate sbagliate: se nel 2010 e nel 2011 il Pil ha infatti recuperato (+1,8 e +0,4, rispettivamente), nel 2012 e nel 2013 il calo è stato di nuovo consistente: -2,4% e -1,5%. Nel frattempo, però, Palazzo Chigi era passato nuovamente di mano: prima con il premier Mario Monti, poi con Enrico Letta.

Governo Monti 2012-2013, anche i Prof sbagliano

Monti ha guidato il governo da fine 2011 ad aprile 2013.

Una volta insediatosi, il governo di Mario Monti presentò a dicembre 2011 una relazione al parlamento, prevedendo, sempre per il 2011, una crescita del Pil dello 0,6%. Anche in questo caso, le previsioni si sono rivelate sbagliate. «L'economia italiana è cresciuta dello 0,4% [...] il risultato è stato lievemente inferiore alla stima ufficiale», si legge nel Def del 18 aprile 2012, presentato dall'allora premier e ministro dell'Economia.
NEL 2012 PREVISTO UN CALO INFERIORE. Nello stesso documento, il Professore e i suoi tecnici prevedevano per il 2012 un calo del Pil pari all'1,2%, una crescita dello 0,5% nel 2013, e un ottimistico +1% nel 2014. La realtà è stata decisamente peggiore delle aspettative: nel 2012 il Pil ha perso infatti 2,4 punti percentuali, e nel 2013 il calo fu di 26,5 miliardi rispetto al 2012, nonostante la lievissima crescita fatta registrare nell'ultimo trimestre di quell'anno: lo 0,1% in più che faceva ben sperare per il 2014.

Governo Letta 2013-2014, pure Enrico troppo ottimista

Enrico Letta.

Dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014 l'inquilino di palazzo Chigi è stato Enrico Letta, mentre al ministero dell'Economia c'era Fabrizio Saccomanni. Il 20 settembre 2013 l'esecutivo presentò una nota di aggiornamento al Def 2013, già deliberato dal precedente governo targato Monti-Grilli.
«NEl 2014 CRESCITA DELL'1%». Quel documento contiene una traccia del cauto ottimismo del governo Letta, destinato a essere rottamato di lì a poco. Vi si legge: «Nel 2014 la crescita del Pil risulterebbe pari all’1,0%. La previsione riflette anche il rafforzamento della congiuntura economica mondiale e il graduale venir meno dei fattori specifici che hanno penalizzato l’evoluzione congiunturale nel 2013. La crescita del Pil si rafforzerebbe progressivamente negli anni successivi, fino a raggiungere l’1,9% nel 2017. Lo scenario presentato in questa nota si fonda sulla prosecuzione dell’azione riformatrice del governo».
Già, un'azione riformatrice, quella del governo Letta, durata poco. Per sapere se anche le sue ultime previsioni erano sbagliate, non resta che attendere la fine dell'anno. A quel punto però, sarà Renzi a doverne rispondere.

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