IL CASO 8 Agosto Ago 2014 0600 08 agosto 2014

Campania, Regione verso la sanatoria edilizia

Al vaglio nuovi condoni.

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La Cemento spa in Campania riapre i battenti. A ripartire però non è il settore delle costruzioni, quello legale, al palo dal 2008 con 30 mila posti di lavoro persi negli ultimi cinque anni. A far muovere l’economia del mattone resta l’abusivismo edilizio.
L'OK DEL CONSIGLIO REGIONALE. Con un colpo di spugna e a suon di voti di fiducia, il Consiglio regionale campano, nella seduta del 31 luglio, ha approvato, con 36 voti favorevoli e un astenuto, il provvedimento che riapre i termini della sanatoria che sbloccherebbe i condoni edilizi del 1985 e del 1994.
Il condizionale è d’obbligo poiché tra centinaia di cavilli e astrusi arzigogoli burocratici prodotti da Palazzo Santa Lucia restano incerte alcune disposizioni in materia di alloggi abusivi.
LEGAMBIENTE: «RESPONSABILITÀ AI COMUNI». A dirsi preoccupata è la vicepresidente di Legambiente Campania Anna Savarese che definisce la manovra un «grande bluff». «Mi sembra che non si chiarisca affatto la situazione degli immobili abusivi e si demandi la decisione ai singoli Comuni, i quali hanno le mani legate», ha detto a Lettera43. «E non hanno gli strumenti per risolvere il problema della colata di cemento che in questi anni ha invaso i territori».
A RISCHIO IL PATRIMONIO AMBIENTALE. «Se tra le maglie del decreto si annida l’ennesimo condono ‘libera tutti’», ha poi aggiunto Savarese, «allora ci troviamo di fronte a una follia che rischia di portare un nuovo sacco al patrimonio ambientale e paesaggistico della nostra regione. Il rischio di nuovo cemento sarebbe una manna per imprenditori del mattone senza scrupoli».

In Campania, 175 mila immobili irregolari

Il quartiere di Pianura è divenuto l'emblema del cemento selvaggio.

Opposizioni e ambientalisti sono sul piede di guerra. E avanzano dubbi anche circa il tempismo della manovra: il condono arriva a meno di un anno dalle prossime elezioni del Consiglio regionale. E si sa le sanatorie portano voti, soprattutto in un territorio come quello campano martoriato dall’abusivismo edilizio.
In Campania ci sono 175 mila immobili irregolari censiti da Legambiente, la Regione vanta il primato nazionale. A nulla sono serviti i 23 respingimenti ad altrettanti tentativi per salvare le case abusive campane messi in piedi tra il 2010 e il 2013 da parte dei governi centrali, presieduti prima da Berlusconi, poi da Monti e infine da Letta. A nulla è servito il no all’emendamento sul condono edilizio in Campania inserito nel mille-proroghe 2011.
LA SANATORIA DEL 2014. Con la sanatoria infilata nella legge di Stabilità regionale 2014, si potranno regolarizzare tutte quelle abitazioni costruite senza alcuna autorizzazione. Scadenza prorogata fino al 31 dicembre 2015.
LA ZONA ROSSA VESUVIANA. Ma non solo. Spulciando tra le righe del decreto, c’è una misura che riscrive le «regole» per costruire nella cosiddetta zona rossa, alle pendici del Vesuvio. Chi vorrà potrà effettuare «interventi di riqualificazione degli immobili già esistenti o adeguarli in termini di efficacia energetica». In barba alle norme paesaggistiche che da anni prevedono uno sfollamento dei luoghi a rischio eruzione.
SI RESTRINGONO LE ZONE PROTETTE. Con il testo approvato dalla Commissione cambiano anche i confini delle «zone protette» della costiera sorrentino-amalfitana. Resta fuori l’area cavese-nocerino-stabiese, dove, guarda caso, negli ultimi anni si sono registrati i più alti tassi di illecito edilizio.

In Italia depositate nei capoluoghi di Provincia 2 milioni di domande

Il cemento cominciò a colare sulle colline tra i Camaldoli e i Campi Flegrei dopo il terremoto degli Anni '80.

I numeri nazionali evidenziano come la lotta all’abusivismo edilizio sia passata più per colpi di sanatoria che attraverso provvedimenti giudiziari.
In Italia infatti sommando i tre condoni, quello del 1983, quello del 1994 e l’ultimo del 2003, nei capoluoghi di Provincia sono state depositate più di 2 milioni di domande di sanatoria (dati Legambiente 2011). A oggi il 41% di queste pratiche è in attesa di approvazione. Ciò che salta all’occhio è il numero di richieste respinte: solo 28 mila.
A Napoli delle 85 mila presentate circa 47 mila sono in attesa.
RECORD DI INFRAZIONI. Il ciclo illegale del cemento in Campania vanta cifre da record. Con 875 infrazioni accertate, la Regione è al primo posto in Italia per numero di reati avvenuti nel 2012, il 14% del totale nazionale, e Napoli non è da meno con 305 infrazioni all’attivo.
Il primato riguarda anche le persone denunciate e i sequestri effettuati in regione: rispettivamente 967 responsabili e 311 immobili abusivi rilevati. Cifre da capogiro che cozzano mestamente con il totale degli arresti: solo tre persone finite alla sbarra.
IL CASO DEI CAMALDOLI. Stesso discorso vale per gli immobili abbattuti. Nel 2013 in Campania sono intervenute le ruspe in tre casi: ai Camaldoli, in provincia di Napoli, con i lavori di abbattimento di un complesso turistico di proprietà del clan Polverino, a Salerno su quattro scheletri in cemento armato realizzati in un’area vincolata, ma con «regolare» concessione edilizia; a Ischia per abbattere un villino allo stato grezzo.
A Napoli interi quartieri sono completamente abusivi, come Pianura.
Sorto sulla collina dei Camaldoli, al posto di case e palazzi avrebbero dovuto esserci solo vigneti e frutteti salvaguardati dai vincoli paesaggistici. Invece il quartiere fa segnare il più alto tasso di abusivismo Solo un dato: 58 mila abitanti e 70 mila domande di sanatoria in attesa di risposta. Una sproporzione.
LA GIUSTIFICAZIONE DI CALDORO. Nella seduta consiliare del 31 luglio il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro ha espresso piena fiducia a Comuni e dirigenti locali nella lotta all’abusivismo, e alle accuse di chi definiva il condono come un colpo basso alla legalità ha risposto: «Ciò significa non avere fiducia negli enti locali, noi ce l’abbiamo».
Eppure dall’analisi dei decreti di scioglimento delle amministrazioni locali condizionate dalla mafia viene fuori un dato incontrovertibile: l’81% dei Comuni sciolti in Campania dal 1991 a oggi, vede tra le motivazioni un diffuso abusivismo edilizio, casi ripetuti di speculazione immobiliare, pratiche di demolizione inevase.
Il record, anche in questo caso, va alla provincia di Napoli, con l’83% di Comuni commissariati anche per il mattone illegale.

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