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EDITORIALE 8 Agosto Ago 2014 1238 08 agosto 2014

Competitività, Bombassei si lamenta ma è assenteista

Il deputato di Sc critica Renzi e la politica economica del governo. Ma dov'era quando si discutevano e votavano i provvedimenti?

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Alberto Bombassei.

Alberto Bombassei, deputato di Scelta civica, o di quel poco che è rimasto di Scelta civica, se la prende sulla Stampa dell'8 agosto con il decreto sulla Competitività. Che, alla Bartali, è tutto sbagliato, tutto da rifare. Un chiaro esempio di come questo governo (che il suo partito, ovvero quel pochissimo che è rimasto, appoggia) predichi bene ma razzoli male.
Bombassei, che nella vita è un industriale di successo - è il patron della Brembo - avrebbe voluto che le risorse messe in campo dall'esecutivo si fossero concentrate sul taglio dell'Irap, non sugli 80 euro messi in busta paga «che non hanno prodotto gli effetti sperati».
FUOCO AMICO SU RENZI. Insomma, un altro caso di fuoco amico dal momento che il partito fondato da Mario Monti (che vista la malaparata ha pensato anzitempo di prenderne le distanze) fa parte a pieno titolo della maggioranza che sostiene l'esecutivo, cui fornisce un ministro e alcuni sottosegretari.
Allora cosa ci si aspetta dopo una così decisa lamentazione? Che chi se n'è fatto interprete presenti le dimissioni, magari con un bell'intervento in Aula in cui spiega le sue ragioni. Le stesse, immaginiamo, che ha deciso di rendere pubbliche attraverso un giornale.
L'ATTACCO AL DL COMPETITIVITÀ. Dove definisce il testo del dl sulla Competitività «una tela di Penelope, che viene smontato punto per punto lasciando sul pavimento, ogni sera, il fattore decisivo per la ripresa».
Sarebbe, il suo, un gesto più che comprensibile: immaginiamo, infatti, la frustrazione di chi si è battuto perché quel decreto recepisse le ragioni del mondo dell'impresa, quel mondo che, ricorda Bombassei sulla Stampa, «è il perno su cui deve ripartire il rilancio della nostra economia». Insomma, ore e ore sprecate sui banchi di Montecitorio perché alla fine la montagna partorisse un deludente topolino.
BOMBASSEI, CHI L'HA VISTO? Ore e ore? Bè, a guardare il dato delle sue presenze in Aula, non si può dire che l'imprenditore bergamasco si sia speso alla follia. Con un tasso di assenteismo di oltre il 72%, Bombassei ha partecipato a una seduta su tre. Probabilmente aveva altro di meglio da fare, in primis un'azienda da mandare avanti e dio solo sa quanti sforzi siano necessari per sopravvivere in tempi di recessione e competizione globale.
ASSENTE NEI MOMENTI CLOU. Sicuramente però, visto che la competizione è il suo pane quotidiano, uno immagina abbia attivamente (e inutilmente, visto il suo contrariato punto di vista) partecipato alla discussione sul decreto oggetto dei suoi strali. Sorpresa: quando è stato votato il decreto sulla Competitività Bombassei non c'era. Idem per quello sulla riforma della Pubblica amministrazione, che pure tanta parte dovrebbe avere in quel processo di snellimento burocratico che le aziende chiedono a gran voce.
Su un totale di 84 votazioni chiave, alcune delle quali riguardavano materie care al suo mondo, Bombassei è risultato 64 volte assente.
Cosa che fa dell'ex presidente di Scelta civica il miglior testimone di quel che nella sua intervista lamenta: in questo Paese quasi sempre la politica disattende nei fatti quel che dice con le parole.

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