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MAMBO 8 Agosto Ago 2014 1217 08 agosto 2014

Recessione, Renzi non accetti la lezioncina

Il premier agli occhi di qualcuno sta perdendo appeal. Ora però deve affrontare Draghi come ha affrontato Chiti.

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Il premier Matteo Renzi.

L'aria che tira è che Renzi è alla frutta, che ha sbagliato tutto, che paga il prezzo del suo dilettantismo e dell'essersi circondato di collaboratori e di collaboratrici culturalmente fragili.
È un'opinione che ha largo corso nelle stanze dei «potenti», che si diffonde nell'area dei commentatori che avevano esaltato il fiorentino contro Pier Luigi Bersani ed Enrico Letta, e che forse comincia a farsi strada in alcuni settori di opinione pubblica.
LA DELUSIONE PER IL DOSSIER ECONOMIA. In questo improvviso appannamento della popolarità del premier, appena pochi giorni fa descritto come un fenomeno vivente, c'è la delusione attorno al fatto che non ha ancora aperto il dossier economia.
Renzi è culturalmente un liberista, non escludo che il suo pensiero profondo sia questo: riformo le istituzioni, annuncio modifiche profonde su giustizia e qualche altro nodo italiano e l'economia, incoraggiata da questa rottura di antiche paratie stagne, si potrà riprendere da sola.
L'INIZIATIVA PUBBLICA. Ovviamente c'è una scuola di pensiero di sinistra, ma anche di destra, che pensa che la nostra economia abbia bisogno di più di iniziativa pubblica: non di un nuovo sistema di imprese di Stato ma di un intervento pubblico robusto sui grandi lavori, sulle infrastrutture, sul privilegio da concedere ad alcuni settori produttivi d'avvenire, con facilitazioni da strappare alle banche e con interventi sul fisco, con un nuovo diritto del lavoro.
Interventi complessi, che potranno suscitare scandalo, sicuramente la reazione di un sindacato che si è bloccato come una vecchia Balilla, ma interventi necessari. Draghi a queste cose si riferisce.
Ora i nuovi critici di Renzi fanno bene a sollecitarlo, fanno male a celebrare anzitempo il suo funerale che rischia di diventare il funerale del Paese.
IL MONITO DELLA BCE. Al monito di Draghi si risponde in vari modi. La riforma del Senato è, con buona pace dei firmatari professionali di appelli, la chiusura di una discussione antica in cui il tema della fine del bicameralismo perfetto è un passaggio fondamentale della modernizzazione. Anche la riforma della Pubblica amministrazione è una buona cosa se in poche settimane si mette riparo all'errore indecente sugli insegnanti.
Cose mai fatte prima sono state fatte. Chi non le vede ha un legittimo dissenso oppure vuole sminuire il valore di riforme profonde, sicuramente fatte in fretta.
BASTA CON GLI AUT AUT DELL'UE. Però da un Renzi che rivendica questi risultati ci si aspetta una risposta a Draghi meno elusiva. Le strade sono due, o Renzi dice a Draghi: «Obbedisco» e si fa commissariare dalla burocrazia europea. O dice alla stessa Europa che deve farla finita con i suoi aut aut che favoriscono solo la signora Le Pen. E che questa Europa deve accettare di ridiscutere misure e poteri in un quadro in cui chi comanda deve essere stato eletto. Niente gnomi severi e operosi che non siano passati attraverso un vaglio popolare.
C'è un anti-europeismo di sinistra che deve fare perno sul fatto che l'Europa a trazione tedesca e dominata dai burocrati è il contrario dell'Europa che volevamo. E che se non si cambia è bene che questa inutile Europa crolli, purtroppo sotto la pressione di movimenti populistici di destra.
Renzi non si faccia fare la lezioncina, Draghi non è né Mineo né Minzolini, ma il viso dell'arme va fatto anche a lui.

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