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LA CONTROMOSSA 8 Agosto Ago 2014 0600 08 agosto 2014

Russia, misure anti-Ue: il danno per l'Italia

Embargo su formaggi e carni.

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La direttrice della Camera di commercio italo russa Marisa Florio.

Le telefonate arrivano «come un bombardamento». Marisa Florio, direttrice della Camera di commercio italo-russa di Mosca sta lavorando a pieno ritmo per rispondere alle richieste di informazioni sulle controsanzioni imposte dalla Russia alle importazioni di prodotti agroalimentari made in Ue.
Il decreto, confermato dal primo ministro russo Dimitri Medvedev la mattina del 7 agosto, è entrato in vigore immediatamente. Per un anno, la Russia chiude le frontiere ai prodotti alimentari provenienti da Unione europea, Stati Uniti, Australia, Canada e Norvegia.
RISPARMIATI PANE E PASTA. La black list comprende tutte le carni bovine, suine, di volatile, salate, fresche, refrigerate, congelate, secche o affumicate, i salumi e le salsicce. E poi pesci, crostacei, molluschi. E ancora latte, latticini e formaggi.
La misura non si applica ai beni acquistati all'estero, agli alcolici e agli alimenti per bambini.
Putin risponde così alle sanzioni imposte da Stati Uniti e Unione europea su aziende e finanze di Stato, Difesa ed energia, che stanno mettendo in difficoltà l'economia russa.
In futuro, ha spiegato l'agenzia Interfax, Mosca potrebbe riconsiderare la sua posizione. A patto che la situazione cambi. Intanto, ha avvertito il governo, ogni tentativo di fomentare il mercato nero e la speculazione «sarà severamente represso».
NIENTE SAN DANIELE E MOZZARELLA. Per l'Italia, il colpo economico è pesante. Se all'ambasciata sono preoccupati, ha spiegato Florio a Lettera43.it, «qui alla Camera di commercio è una tragedia».
Le nuove controsanzioni russe colpiscono interamente la fragile filiera dell'agroalimentare. E cioè i ristoranti italiani, i piccoli consorzi export oriented come le società che producono l'alta qualità dop e Igp, dal Parmigiano reggiano al crudo di San Daniele e di Parma. E infine la grande distribuzione specializzata in made in Italy.
Il rischio per loro è essere sostituti da produzioni locali. Non a caso, si parla di avviare produzioni russe, avverte la Florio, «magari con l'ausilio di macchine cinesi».

Quanto vale l'export italiano verso la Russia settore per settore. (Fonte: rapporto sul commercio estero del ministero dello Sviluppo)

L'export italiano rischia una perdita di 2,4 miliardi di euro

Il gruppo di distribuzione Marr è molto attivo in Russia.

La ristorazione è la prima a subire il colpo. Da oggi niente più mozzarelle di bufala e fiorentine sui tavoli del ristorante Bocconcino di Mosca, del Mansarda di San Pietroburgo e negli oltre 100 locali della tradizione italiana, la seconda per diffusione in Russia.
SI SALVANO I PRODOTTI A LUNGA CONSERVAZIONE. I prodotti a lunga conservazione come pasta, pane, olio, sono stati risparmiati. Per imporre l'embargo, infatti, Mosca ha usato il pretesto della tutela delle condizioni igieniche sanitarie nella conservazione dei cibi. Gruppi come Ferrero, De Cecco, Colussi possono quindi dormire sonni tranquilli. Anche perché hanno impianti in loco. Ma per molti altri le nuove misure sono una doccia gelata.
«A soffrire sono tutti gli importatori di prodotti italiani dop», osserva Florio. «Qui arrivano tonnellate di grana padano e di mozzarelle distribuite fino a Vladivostok. Ci sono catene come L'alfebeto del gusto i cui prodotti provengono per il 70% da Paesi sanzionati. E poi ci sono direttamente gruppi di distribuzione italiani come Marr Cremonini, che ha una rete di negozi diffusa in tutta la Russia».
Nel lungo elenco di soci della Camera di commercio italo-russa - 200 italiani e 200 stranieri - figurano diverse imprese che potrebbero subire lo schiaffo: dalle Fattorie Osella al gruppo di importazione di carne Incala, fino al distributore Gisal.
AGROALIMENTARE DA 700 MILIONI. Dal 2012, la Russia è diventato il primo partner commerciale dell'Italia tra i Brics. E Sace, la società di assicurazione delle imprese italiane all'estero, ha già calcolato che le sanzioni contro Putin volute da Usa e dall'Unione europea, Italia compresa, potrebbero portare a una perdita di 900 milioni di euro nel migliore dei casi e fino a 2,4 miliardi nel peggiore, cioè in caso di ulteriore deterioramento delle relazioni diplomatiche tra Est e Ovest.
Adesso alla stima vanno aggiunte le perdite nella distribuzione, nella ristorazione e nell'agroalimentare puro. Secondo l'Istat solo l'export di alimenti italiani verso Mosca ha fruttato 567 milioni di euro nel 2011, 605 nel 2012 e 688 nel 2013. E il trend è - o forse meglio dire era - in crescita: nei primi due mesi del 2014, il giro di affari ha raggiunto i 108 milioni.
Se avessero sanzionato solo i prodotti ortofrutticoli, sarebbe stato meno doloroso. «L'Italia», puntualizza la rappresentante della Camera di commercio, «è solo 16esima per scambi di frutta e verdura con la Russia. Mosca acquista per lo più prodotti a basso costo provenienti soprattutto da Cina, Turchia e Polonia». E ora con l'Ue messa fuori gioco dall'embargo Pechino potrebbe guadagnare ulteriormente.

La Camera di commercio italo-russa critica ufficialmente le sanzioni dell'Ue

Alcuni prodotti alimentari Ue colpiti dall'embargo russo.

La contromossa di Putin è poco più che una «provocazione», dice chi conosce il modo di ragionare nei palazzi del Cremlino. A Mosca, le sanzioni Ue sono state mal digerite soprattutto perché lette come un tentativo di isolamento politico animato dagli americani. Ma il clima che si respira attorno alla piazza Rossa è teso.
AUTARCHIA RUSSA. «I russi sono patriottici», raccontano i funzionari che vivono nella capitale. «Dicono: 'Non abbiamo problemi, mangiamo locale e andiamo in vacanza sul Mar Nero'».
Gli operatori commerciali temono che con le sanzioni si ottenga poco dal punto di vista politico e si perda molto sul fronte economico, quello su cui l'Italia aveva scommesso, finora a ragione.
Al punto che il 7 agosto il presidente della Camera di commercio italo-russa Rosario Alessandrello, stretto tra i soci dell'una e dell'altra parte, ha preso carta e penna per lanciare un appello ufficiale contro le sanzioni. E difendere i 500 gruppi italiani che fanno affari in Russia, di cui 70 con impianti in loco.
L'APPELLO ALLA POLITICA. La Camera di commercio, si legge nella missiva visionata da Lettera43.it,«deplora vivamente l'adozione da parte dell'Unione europea di sanzioni economiche dirette contro la Russia». E chiede a tutti gli attori della diplomazia italiana, europea e internazionale di concentrare le proprie forze sulla risoluzione della crisi in Ucraina. Ma senza «le dannose prese di posizione a livello economico».
Il messaggio, inviato alla presidenza della Repubblica italiana a quella del Consiglio e al ministero degli Esteri di Roma, rischia però di trovare una fredda accoglienza.
Proprio il 7 agosto, il ministro Federica Mogherini, in corsa per la poltrona di Lady Pesc in Ue, ha dichiarato in un'intervista alla Stampa che le sanzioni sono un «atto politico» di «pressione su Mosca». Anche se le partite politiche che si giocano a Bruxelles rischiano di essere pagate a caro prezzo.

La lettera del presidente della Camera di commercio italo-russa Rosario Alessandrello.

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