Economia 9 Agosto Ago 2014 1100 09 agosto 2014

Lussemburgo, 4 mosse per aprire allo Yuan

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Yuan cinesi Il Lussemburgo non è uno di quegli stati di cui si parla spesso sui giornali. La vita del granducato scorre senza sussulti, grazie a un’economia forte legata soprattutto al settore bancario e ai fondi di investimento transfrontalieri (i servizi generano circa l’86% del prodotto interno lordo). Se ne parliamo è perché il piccolo Stato intende ora smarcarsi dall’immagine di “vicino di casa” di economie più grandi, come quella francese e tedesca, per ritagliarsi uno spazio rilevante all’interno di uno dei trend più interessanti della finanza globale, ovvero il crescente utilizzo dello yuan al di fuori del mercato cinese. LUSSEMBURGO VUOLE FETTA MERCATO DA 4.000 MILIARDI. Secondo uno studio di Hsbc Holdings, nel primo trimestre circa il 18% delle transazioni annuali estere della Cina, pari a circa 4.000 miliardi di dollari, è stata condotta in yuan. La percentuale salirà di un terzo entro il prossimo anno. Dunque in un momento in cui si lotta gomito a gomito per aggiudicarsi operazioni e commissioni per molti miliardi di euro, la vera sfida è riuscire a diventare il principale centro mondiale per gli scambi in yuan. Cosa che ha ben compreso il ministro delle Finanze del Lussemburgo Pierre Gramegna: «L’internazionalizzazione dello yuan è uno degli eventi più importanti, se non il più importante, dalla creazione dell’euro in termini di eventi monetari. Ha un potenziale enorme, motivo per cui vogliamo essere ben posizionati su questo mercato», ha detto. MOLTE AZIONI CONCRETE PER “CORTEGGIARE” I CINESI. Come successo a Londra, Parigi e Francoforte, i gestori di fondi del Lussemburgo, le autorità di regolamentazione e la politica hanno ammorbidito quanto più possibile le norme in modo da attirare gli investitori cinesi. Anche il principe Guglielmo, erede del Granducato, si è unito agli sforzi e lo scorso dicembre ha guidato una delegazione a Pechino, mentre i vertici della Borsa del Lussemburgo hanno partecipato alla cerimonia per il lancio di bond denominati in yuan, che hanno toccato volumi per 30,6 miliardi di yuan (lo scorso maggio Bank of China ha raccolto 1,5 miliardi di yuan). O ancora, l’Association of the Luxembourg Fund Industry, associazione che rappresenta i fondi di investimento, ha tradotto in mandarino le brochure informative, mentre numerose società di revisione contabile, studi legali e la Cssf, l’autorità di regolamentazione finanziaria, stanno assumendo persone che parlino cinese.

Banca del Lussemburgo GLI SFORZI PAGANO: IN ARRIVO ACCORDI. Gli sforzi stanno pagando. Una missione in Cina di questo mese si è conclusa con un accordo che dovrebbe portare alla creazione di camere di compensazione dello yuan in Lussemburgo e all’ingresso nel Paese europeo di un volume più alto di fondi, obbligazioni e titoli legati alla Cina. Inoltre, tre delle maggiori sei banche cinesi hanno stabilito il proprio quartier generale europeo nell’area che gli abitanti del granducato chiamano “mini Wall Street”, mentre altre due hanno già annunciato piani per seguire la stessa strada nelle prossime settimane. «Cominciamo con quello che conosciamo, il corporate banking, e poi gradualmente ci espanderemo in altri settori, come il private banking e la gestione di asset», ha detto Suosheng Li, numero uno delle attività di China Contruction Bank in Europa. L’istituto ha ricevuto l’anno scorso la licenza per operare in Lussemburgo. IL RISCHIO: ALTA CONCORRENZA GRANDI CENTRI FINANZIARI. Guardando avanti il piccolo stato dovrà competere con centri finanziari molto più grandi e altrettanto interessati a sfruttare il potenziale della valuta cinese. Il cancelliere dello Scacchiere britannico George Osborne ha organizzato a giugno a Londra il primo forum finanziario Gran Bretagna-Cina, con l’obiettivo di corteggiare Pechino e convincere il premier cinese Li Keqiang a cominciare a favorire gli scambi di sterline e yuan e a concedere licenze ai gestori di fondi britannici per operare direttamente sul mercato cinese. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, durante un viaggio in Cina, è riuscita a ottenere accesso per un certo numero di investitori tedeschi al mercato azionario e obbligazionario cinese. Anche Parigi sta cercando di ottenere accordi simili, soprattutto per quanto riguarda la creazione di camere di compensazione, mentre la Svizzera ha concordato una linea di swap con la Banca centrale cinese, primo passo verso una maggiore collaborazione fra i settori finanziari dei due Paesi.

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