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GEOPOLITICA 10 Agosto Ago 2014 0800 10 agosto 2014

Cina-Usa: la Guerra fredda per l'Africa

Le nuove tensioni tra Washington e Pechino.

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da Pechino

Non solo la Russia. Negli incubi degli Usa ormai c'è anche la Cina. Ed è proprio sull'asse Pechino-Washington che si combatte la nuova Guerra fredda. Alimentata dagli stessi interessi sull'Africa.
A certificare i rapporti tesi tra i due Paesi è stato addirittura lo stesso presidente americano Barack Obama che in un'intervista all'Economist, ha sostenuto che con l'ex Impero celeste «bisogna essere abbastanza irremovibili».
L'AFFONDO DI OBAMA. Perché? «I cinesi», ha argomentato l'inquilino della Casa Bianca, «insistono più che possono finché non incontrano resistenza. Non sono sentimentali, e non sono interessati alle astrazioni. E così, i semplici appelli alle norme internazionali sono insufficienti».
Da Pechino non hanno gradito, tanto che China News, la seconda agenzia di stampa del Dragone, ha evidenziato come il presidente americano ricorra spesso ad affermazioni «emozionali» sul rapporto Cina-Usa, che sono, a detta dell'ex Impero celeste prive di nuove prospettive.
CRITICHE DALLA CINA. «Obama ha speso più tempo ed energia a trattare questioni cinesi di qualsiasi suo predecessore», ha ricordato China News che ha spiegato come gli «affari della Cina occupano un posto molto importante nella sua agenda».
Secondo il cinese Global Times, l'inquilino della Casa Bianca «si aggrappa a una mentalità da Guerra fredda obsoleta» che «non offre alcun contributo costruttivo ai rapporti» tra i due Paesi.
Ma quali sono i motivi di scontro tra Pechino e Washington?

1. Africa: la corsa dei due Paesi a investire nel Continente nero

Il presidente Usa Barack Obama (©GettyImages).

L'ultimo terreno di scontro tra i due Paesi è l'Africa. Obama ha recentemente ospitato diversi capi di Stato del Continente nero: non è un mistero che uomini d'affari e dirigenti Usa abbiano interessi in Africa e vogliano stringere legami più stretti con vari Paesi della zona.
Il presidente americano, poi, considera il Continente come «una grande risorsa, per la sua gente, i suoi talenti, le sue potenzialità». E le dichiarazioni sono state condite con 14 miliardi di dollari di investimenti per le tecnologie e le comunicazioni.
Peccato che la Cina, solo nel 2013, abbia investito 210 miliardi di dollari contro gli 85 degli Usa. Eppure Pechino non ha digerito la mossa di Obama, capace di irritare il Dragone e di minacciarne l'espansione.

2. Economia: sfida a contendersi l'egemonia mondiale

A sinistra il segretario di Stato Usa John Kerry con il premier cinese Li Keqiang (©GettyImages).

Che i rapporti tra i due Paesi siano tesi non è poi un mistero, visto che da tempo Usa e Cina si contendono il primato mondiale dell'economia.
Pechino vuole rompere l'egemonia statunitense (o quel che ne rimane). In questa direzione va letto il recente impegno del Dragone per unire i cinque Paesi dei Brics (Breasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) al fine di costruire una Banca dello sviluppo che possa essere alternativa alla Banca mondiale. Ma pure i suoi sforzi per una graduale internazionalizzazione del renminbi, con la speranza che «la moneta del popolo» possa far concorrenza direttamente al dollaro.
Da parte sua Obama, durante i suoi mandati, ha scelto la strategia del pivot to Asia che secondo la vulgata cinese ha lo scopo di contenere Pechino nel suo Continente.
Lontani appaiono i tempi del summit statunitense con il presidente cinese Xi Jinping che a maggio 2013 volò in California per vedersi con il collega Usa.

3. Datagate: Pechino spiata si vendica sulle aziende It americane

L'appello cinese per Edward Snowden (©GettyImages).

A inasprire lo scontro Usa-Cina è stata anche la vicenda Datagate.
Subito dopo l'incontro Xi-Obama, infatti, è scoppiato lo scandalo delle intercettazioni diffuse da Edward Snowden, la spia della National Security Agency che ha svelato come la Cina fosse finita nel mirino dello spionaggio di Washington dal 2009.
Il Dragone ha colto l'occasione per rendere più difficile la vita alle aziende It statunitensi sul proprio territorio.
Poco dopo che gli Usa hanno accusato cinque ufficiali militari cinesi di spionaggio informatico, Microsoft, Apple, Ibm e altre aziende statunitensi sono, infatti, state messe sotto esame.
TUTELARE I CONSUMATORI. La Camera di commercio americana ha poi scritto una lettera al segretario di Stato John Kerry e a quello del Tesoro Jacob J. Lew che esprimeva la preoccupazione che il governo cinese stava usando le leggi anti-monopolio, in vigore dal 2008, «per favorire le politiche industriali delle aziende domestiche, invece che - come vuole la norma internazionalmente condivisa - per favorire la competizione e proteggere i consumatori».
Più o meno contemporaneamente Xi invitava la Cina a progredire sulle nuove tecnologie e a ridurre la dipendenza dai fornitori stranieri: «Solo se le tecnologie chiavi sono nelle nostre mani possiamo veramente prendere l'iniziativa sulla competizione e lo sviluppo».

4. Mar cinese: il dominio del Dragone messo in pericolo da Washington

Una nave cinese e una vietnamita nel Mar cinese (©GettyImages).

La tensione tra Cina e Usa riguarda anche la sfera militare, soprattutto sulle questioni che riguardano il Mar cinese meridionale.
Pechino vuole imporre il suo dominio e gli altri Paesi che si affacciano nello specchio d'acqua invocano spesso l'aiuto di Washington.
Ad aprile Obama ha fatto un tour in Asia toccando Giappone, Corea del Sud, Malesia e Filippine: l'obiettivo dichiarato era riaffermare la presenza americana in una delle regioni chiave del mondo a fronte della crescente influenza politica ed economica cinese. E nell'agenda la priorità per gli Usa era la sicurezza.
In quell'occasione, per la prima volta, Obama s'è schierato con Tokyo sulle isole Diaoyu-Sentaku contese tra Giappone e Cina.
CONFRONTI A DISTANZA. Pechino, ovviamente, non ha accolto di buon grado le affermazioni del presidente Usa. Già prima del suo arrivo in Asia, il ministero degli Esteri cinese, per bocca del suo portavoce Qin Gang, aveva avvertito che il Dragone rifiutava l'interpretazione americana e aveva invitato Obama a «essere cauto con le parole e i fatti e impegnarsi per giocare un ruolo costruttivo nella pace della regione».
Ma per ora i fatti raccontano un'altra storia. I due eserciti, che generalmente si studiano da lontano, a fine 2013 hanno partecipato alla prima esercitazione assieme: un esercizio di soccorso umanitario congiunto in caso di catastrofe.
L'evento è stato uno delle più grandi operazioni militari congiunte tra i due Paesi e ha di fatto rafforzato i contatti diplomatici tra Washington e Pechino.

5. Non è ancora tempo di uno scontro aperto

Il presidente cinese Xi Jinping a colloquio con Obama (©GettyImages).

Nonostante le tensioni, né Usa né Cina sembrano voler confrontarsi seriamente. Anche per rispettare i proclami di voler creare un nuovo ordine mondiale che rispetti il rapporto tra «maggiori potenze».
Nell'ultimo Dialogo economico e strategico tra Washington e Pechino avvenuto a luglio il segretario di Stato americano John Kerry ha sottolineato che gli americani «accolgono l'emergere di una Cina pacifica, stabile e prospera, che scelga di giocare un ruolo responsabile negli affari mondiali».
Xi ha risposto evidenziando come un confronto tra le due potenze non convenga a nessuno e che gli Usa debbano imparare a rispettare «l'integrità territoriale» della Cina.
Insomma, le due potenze si sorridono a denti stretti senza mai mollare la presa. E, forse, ognuna aspetta il passo falso dell'altra.

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