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OLTRE LA SCIENZA 10 Agosto Ago 2014 0800 10 agosto 2014

Turismo spaziale, il business delle navicelle private

Primi voli privati in orbita entro il 2014.

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Il miliardario Elon Musk, alle sue spalle il modulo spaziale di SpaceX.

Verrebbe da dire: «Houston, abbiamo un problema». Ma questa volta è uno nuovo e mai sperimentato prima: quello della concorrenza.
Il miliardario Elon Musk realizzerà a Brownsville, nel Sud del Texas, a circa 600 chilometri dalla storica base della Nasa, la prima rampa di lancio spaziale commerciale. Ad annunciarlo è stato il governatore dello Stato americano, Rick Perry.
COLONIZZARE LO SPAZIO. Quello del tycoon di origine sudafricana, fondatore di Space exploration technologies (nota come SpaceX), per le stelle è un pallino noto.
Lo scopo della società che progetta, costruisce e lancia veicoli spaziali, nata nel 2002, è permettere la vita su altri pianeti.
IN ORBITA COME TURISTI. Un obiettivo ben più ambizioso di quello che si è posto un altro superimprenditore con la testa tra le nuvole e oltre: Richard Branson.
Il patron di Virgin aveva siglato ben nove anni fa un accordo con il Nuovo Messico per la creazione di uno 'spazioporto' in pieno deserto. Realizzerà voli per 'turisti dello spazio'. Non con una navetta spaziale, ma con un aeromobile, il WhiteKnightTwo, capace di raggiungere i 15 mila metri, prima che da esso si stacchi la capsula in grado di superare la linea Kármán, ovvero i 100 chilometri sul livello del mare.
VOLI ENTRI LA FINE 2014. I ben paganti (un biglietto costa 250 mila dollari) sei passeggeri, assieme al pilota, potranno sperimentare, in due ore e mezza, l’assenza di peso, guardare la Terra da una distanza che permette di apprezzarne la curvatura e poi riattraversare stratosfera e troposfera, prima di atterrare in pista.
La divisione Galactic della megacompagnia di Branson conta di effettuare il primo volo entro la fine del 2014.
LUNGA LISTA D'ATTESA. La lista d’attesa, visti i pochi posti a disposizione per ogni viaggio, è già assai lunga: le prenotazioni, comodamente effettuabili online, già qualche mese fa superavano quota 600.
Per un'innovativa esperienza di volo suborbitale, servizio per il quale, comunque, pullulano già offerte presenti o future: Starchaser, RocketPlane Limited, Bigelow Aerospace.
VERSO LE MISSIONI LUNARI. Il vero concorrente di SpaceX è, però, Space Adventures, che sul suo sito si vanta di essere «l’unica società ad aver inviato privati cittadini nello spazio».
Dal 2006 ai suoi clienti offre anche la possibilità di una passeggiata nei cieli remoti. E dal 2017 dovrebbe mettere a disposizione, per la modica cifra di 100 milioni di dollari, pacchetti di «missioni lunari». Al momento si prevede con circumnavigazione del satellite, non atterraggio sullo stesso, ma chissà.

Il primo spazioturista è stato l'americano Tito: 20 milioni per un posto sulla Soyuz

Il WhiteKnightTwo della Virgin di Richard Branson.

Se così tante società si sono buttate in un business inaugurato dall’agenzia spaziale russa, che nel 2001 portò lo statunitense Dennis Tito a bordo di una navicella Soyuz per 20 milioni di dollari, rendendolo celebre come il primo «turista spaziale» (la sua esperienza fu poi ripetuta da altri sei), è perché l’affare, evidentemente è concreto.
SETTORE DA 100 MLD. Difficile da quantificare. A tutt’oggi il più completo studio sul recentissimo settore è quello realizzato nel 2000 da Patrick Collins, professore della giapponese Azabu University. Essendo giunti quasi a metà del periodo contemplato nella sua proiezione, può apparire però piuttosto ottimista la previsione di un giro d’affari da 100 miliardi di dollari all’anno nel 2030, basato sull’assunto che per allora ci saranno 5 milioni di turisti spaziali, che spenderanno (appena) 20 mila dollari a testa.
LO STOP CON LA CRISI. In tale scenario si farebbe, dunque, in fretta a recuperare i 200 miliardi di dollari di investimenti, quasi tutti di provenienza privata, preventivati.
L’inattesa crisi cominciata nel 2007 sposta gli orizzonti più in là di qualche anno, prima che il settore possa diventare se non proprio di massa almeno un po’ meno d’élite, ma indubbiamente l’offerta comincia a farsi varia.
RILANCIARE IL SUD USA. Al di là del valore futuro dell’industria del turismo spaziale, la decisione di SpaceX ha ricadute immediate su una delle aree più depresse degli Stati Uniti. Per aggiudicarsele, il Texas ha battuto la concorrenza di Florida, Georgia e Porto Rico.
«Siamo da decenni l’avanguardia dell’esplorazione spaziale americana. La scelta del Texas è logica», ha commentato Perry.
DAL TEXAS 85 MILIONI. Il governo locale contribuirà con 2,3 milioni di dollari, provenienti dal Fondo statale per l’imprenditoria. Altri 13, per lo sviluppo delle infrastrutture, proverranno dallo SpacePort Trust Fund. Si calcola che sull’area pioveranno investimenti complessivi per 85 milioni di dollari.
FINO A 12 LANCI L'ANNO. In Texas, inoltre, sperano che la produzione futura dell’azienda di Musk (per ora i Falcon 9 si continueranno a produrre ad Hawthorne, in California, dov’è situata la sede) si sposti, per evitare lunghi e ingombranti trasporti.
Le autorità statali hanno cambiato la legislazione, nel 2013, per favorire l’investimento di SpaceX, alla quale saranno consentiti fino a 12 lanci all’anno, di cui uno notturno.
A Boca Chica beach, l’area a ridosso di Brownsville, scelta per la realizzazione del nuovo centro spaziale, due abitanti su cinque vivono in povertà. Ora sognano di rendere la loro zona famosa come quella del Johnson Space Center di Houston.

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