Economia 11 Agosto Ago 2014 1016 11 agosto 2014

Correzioni, perché Milano va peggio di tutti

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Piazza Affari ca corretto al ribasso del 16% azzerando tutto il giadagno del 2104. Temute, attese, a volte auspicate.  Innocui lampi a ciel sereno o progressione di boati temporaleschi che esplodono nello scatenarsi della furia degli elementi.  Le correzioni di borsa non hanno  standard definiti. Convenzionalmente se ne definisce la dimensione:  dal 3 al 10%. Oltre si entra nel regno dei «mercati orso» di cui se ne decreta l’ufficialità, a giochi fatti,  con un calo del 20%. IL RITORNO DELLA VOLATILITÀ L’ottava (4-8 agosto 2014) appena conclusa ben rappresenta la fenomenologia della correzione. Impercettibile ed effimera a Wall Street, che ha chiuso la settimana perfino con un minimo segno positivo, con la solita impennata finale contromano. Disomogenea in Asia, dove quasi solo Tokyo, zavorrata dallo yen in recupero, ha pagato pegno. Diffusa e persistente in Europa, con Francoforte che ha pagato il maggior prezzo, perdendo oltre il 2%. Esagerata e scomposta, come sempre, a Piazza Affari, che ha lasciato  sul terreno quasi il 6%, affossata dalle banche (-8%). I bassi livelli di liquidità, caratteristici del periodo, hanno favorito le scorribande ribassiste degli operatori più scaltri e la rinnovata corsa alle “attività sicure”, alimentata dalle chiusura delle posizioni più fragili. IL CONSENSO È STATO TRADITO Il bilancio del 2014, finora,  non è privo di aspetti ironici. Le obbligazioni governative, oggetto di unanime consenso negativo a inizio anno, sono salite alle stelle. Il rendimento del bund tedesco ha toccato nuovi minimi storici all’1%. I mercati azionari, viceversa, hanno arrancato. I migliori rimangono quelli emergenti,  a partire da India e Cina, anche in questo caso contro le aspettative prevalenti. Inossidabile, per ora Wall Street, aiutata da risultati aziendali nel complesso discreti. Piazza Affari, la migliore in assoluto fino a metà maggio 2014, ha corretto del 16% tornando alle stesse quotazioni di inizio anno. QUALI SONO LE PAURE DEL MERCATO Rischi geopolitici, rinnovati timori sulla crescita in Europa e frustrazione per l’apparente mancanza di tangibili risultati del processo di riforme in Italia sono stati i tre elementi dominanti della settimana. Sul primo fronte si tratta di reazioni fisiologiche. C’era, se mai da stupirsi per la loro precedente impalpabilità. Per quanto riguarda la crescita europea, un Mario Draghi meno convenzionale del solito, ha ribadito che è «debole, fragile e disomogenea». Nel qualificare l’affermazione non ha potuto evitare di considerare come i primi segnali di vitalità economica beneficino i paesi che con più convinzione hanno iniziato, volenti o nolenti, il percorso delle riforme strutturali. La Spagna e perfino la Grecia. In Italia, viceversa, il dato del Pil del secondo trimestre è suonato come conferma di ritardi ormai inaccettabili.

Il presidente della Bce, Martio Draghi, in autunno gioca la partita decisiva per i listini europei nel 2014. DRAGHI IN AUTUNNO GIOCA LA VERA PARTITA Draghi ha sottolineato che la politica monetaria della Bce diventerà progressivamente più espansiva di quella americana, contenendo la forza dell’Euro e le spinte deflazionistiche. Le nuove operazioni di rifinanziamento della Bce (TLTRO) sono pensate per aumentare l’offerta di credito. La revisione della qualità degli attivi bancari in corso dovrebbe ridurre le incertezze sulla solidità del sistema bancario. Anche la Bundesbank sembra più consapevole della necessità che la domanda interna in Germania contribuisca alla crescita comune. Mancano all’appello gli investimenti, pubblici e soprattutto privati, che dipendono dalle aspettative e dal miglioramento della fiducia degli imprenditori. È il tema delle riforme dell’offerta, quelle che ancora non si vedono in Italia. Dove però qualche segnale positivo non manca. Dalla riforma del senato alla soluzione forse definitiva della vicenda Alitalia. Alla consapevolezza che la strada è obbligata. Dalle prossime mosse del governo Renzi dipenderà molto del futuro dei Btp e delle borse europee.

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