Economia 14 Agosto Ago 2014 1236 14 agosto 2014

Crisi Eurozona: perché la Bce deve intervenire

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Matteo Renzi ha accolto con un sorriso i dati di discesa del Pil del secondo trimestre 2014 di Germania e Francia. Matteo Renzi gongola: «Ho visto in questi giorni scenari inquietanti sull'Italia per avere fatto -0,2 percento di Pil. Stamattina vedo che anche la Germania fa -0,2. Io farei volentirei a cambio in termini di dimensioni economiche, ma non è la percentuale dello zero virgola che fa la differenza, ma è il clima di rassegnazione nell'opinione pubblica, di chi pensa, a cominciare dalle classe dirigenti, che tanto non cambierà mai» ha detto dopo aver visto i dati sul Prodotto interno lordo dell''Eurozona. Dopo l'Italia anche la Germania si ferma. Per l'appunto -0,2 del Pil nel secondo trimestre. E con essa - storico compratore delle economie periferiche della Ue - rallenta tutto il Vecchio Continente. Eurostat ha comunicato che tra aprile e giugno il prodotto interno lordo dell'area euro è rimasto invariato. La Francia è in stagnazione, mentre invertono la rotta soltanto Spagna e Portogallo (+0,6 per cento). Guarda caso i due Paesi che con la Grecia e più di altri hanno implementato sistemi di riforme che hanno alleggerito spesa pubblica e costo del lavoro. 1. LA SPINTA SULLA RIFORME NON È UN AFFARE SOLO ITALIANO Il nodo sono proprio le riforme. Come già avvenuto per l'Italia, la Bce ha chiesto ai Paesi dell'Eurozona non una semplice accelerazione sui loro piani di sviluppo, ma anche un coordinamento su ambiti come politiche fiscali e lavoro. Non a caso si legge nell'ultimo bollettino economico diffuso ieri dall'Eurotower: «In anni recenti un complessivo risanamento ha contribuito alla riduzione degli squilibri di bilancio. Importanti riforme strutturali hanno potenziato la competitività e la capacità di aggiustamento dei mercati nazionali del lavoro e dei beni e servizi. È ora necessario che questi sforzi acquisiscano slancio per incrementare il potenziale di crescita dell'area dell'euro». 2. CREARE POSTI DI LAVORO PER FAR TONARE I CONTI PUBBLICI Non contenti gli uomini di Draghi tracciano anche la linea da seguire. «Le riforme strutturali», si legge nel Bollettino, «dovrebbero mirare innanzitutto a promuovere gli investimenti privati e la creazione di posti di lavoro. Al fine di ripristinare finanze pubbliche sane, i paesi dell'area dell'euro dovrebbero procedere in linea con il Patto di stabilità e crescita senza vanificare i progressi conseguiti nel riequilibrio dei conti pubblici. Il risanamento di bilancio va impostato in modo da favorire l'espansione economica. La piena e coerente applicazione dell'attuale quadro di sorveglianza macroeconomica e dei conti pubblici dell'area dell'euro è indispensabile per ridurre gli elevati rapporti debito-pil, aumentare la crescita potenziale e rafforzare la capacità di tenuta dell'area agli shock». 3. LA DEFLAZIONE NON SI PUÒ TOLLERARE A peggiorare lo scenario corrente il fatto che a luglio l'inflazione è crollata allo 0,4%. Il dato più basso dal 1999. Lo spettro della deflazione - già materializzato in Grecia o nelle maggiori città italiane - è sempre più visibile. E si dovrà convivere con questo stato di cose per molto tempo. tanto che la Bce ha abbassato il 13 agosto le sue stime sul caro vita: 0,7% nel 2014; 1,2% nel 2015 e 1,5% nel 2016. In quest'ottica si guarda a Mario Draghi. Gli analisti sono convinti che già a ottobre il governatore possa iniziare a comprare - in un quantitative easing vicino a quelli già realizzati da Fed, BoE e BoJ - titoli di stato e bond cartolarizzati di bad loans bancari. Altra strada per crescere non c'è. Visto che, come ha sempre sottolineato l'Eurotower, da un lato «le riforme strutturali insufficienti nei Paesi dell'eurozona costituiscono un altro rischio al ribasso per le prospettive economiche». Dall'altro, che i nuovi interventi di finanza pubblica (come la manovra bis sempre più probabile in Italia) potrebbero rallentare ancora di più il ciclo economico.

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