Economia 16 Agosto Ago 2014 1000 16 agosto 2014

Bitcoin, 4 mosse per regolarizzarla

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Nei mesi scorsi si è parlato moltissimo della rapida ascesa e delle successive altalene di bitcoin, la valuta digitale che sembrava destinata a un fulgido futuro e che poi è più o meno finita nel dimenticatoio, complici anche non pochi problemi legali, come il crack di Mt.Gox, una delle principali piattaforme per gli scambi digitali della criptovaluta. La moda è già finita? Non necessariamente, ma le alterne fortune di bitcoin, che ha un valore di mercato complessivo di circa 8 miliardi di dollari, fanno meno scalpore. Nel frattempo le autorità di regolamentazione e l’establishment istituzionale, che in passato hanno duramente criticato la moneta digitale, continuano a cercare modi per imbrigliarla in un contesto più ufficiale. Ecco le principali novità. 1. TORNA A SALIRE, MA NON SONO FINITE LE ALTALENE Bitcoin risolleva la testa e, dopo i cali che in aprile avevano portata la valuta digitale da un valore di oltre 1.200 dollari a circa 360, ritrova la via dei rialzi. Tuttavia le altalene continuano: tra aprile e giugno la criptovaluta ha guadagnato l’80%, con buona parte del guadagno messa a segno da metà maggio in poi, arrivando a 665 dollari circa, poi ha cambiato di nuovo rotta in luglio, scendendo di sotto la soglia dei 600 dollari e assestandosi attorno a 590. Chi la difende non ha perso fiducia: «Sempre più persone stanno capendo che bitcoin è una tecnologia che può cambiare il mondo», ha detto Roger Ver, investitore in bitcoin soprannominato “Bitcoin Jesus”, all’emittente televisiva Cnbc. A incoraggiare i sostenitori è il fatto che bitcoin è accettata ora da un più ampio numero di società e le startup che lavorano con la criptovaluta faticano di meno a raccogliere fondi. 2. NEW YORK VERSO MISURE PER REGOLAMENTARLA Dopo un anno di studi, New York ha presentato una serie di nuove misure per regolamentare bitcoin e le criptovalute in generale. L’amministrazione dello Stato ha messo a punto BitLicense, una sorta di licenza per chi lavora con bitcoin volta a proteggere i consumatori, evitare il riciclaggio di denaro e rafforzare la sicurezza online. Come ha fatto sapere il dipartimento ai servizi finanziari dello Stato, tutte le aziende che intendono effettuare transazioni con le valute digitali (ricevere, trasmettere, immagazzinare, vendere o comprare, amministrare e convertire) dovranno avere la licenza. Inoltre le società dovranno comunicare il numero di bitcoin posseduti e emettere ricevute per tutte le transazioni. Le nuove regole prevedono anche che i possessori della licenza avvertano le autorità in caso di tentata frode o di attività illecite entro 24 ore.

Il bancomat del Bitcoin 3. SCAMBI BITCOIN-ORO, GRATTACAPO PER LE AUTORITÀ Mentre le autorità di regolamentazione cercano modi per portare la valuta digitale all’interno dei canali tradizionali, un nuovo grattacapo potrà arrivare da un nuovo trend che sta prendendo piede nelle transazioni anonime, ovvero lo scambio di oro per bitcoin. Secondo i trader che lavorano con la criptovaluta, la relativa stabilizzazione di bitcoin consente di scambiarla appunto per il metallo prezioso, che al New York Merchantile Exchange vale attualmente circa 1.300 dollari l’oncia. Nello stesso senso va la creazione di Independence Coin, la prima criptovaluta garantita da oro presentata durante la FreedomFest, una convention di libertari a Las Vegas. L’idea è che bitcoin e oro, la forma di investimento più moderna e una delle più antiche, formino una coppia ideale e in grado di rafforzarsi a vicenda, facendo salire la domanda virtuale di entrambe. 4. SPUNTANO NUMEROSI BANCOMAT PER BITCOIN Scambiare bitcoin sulle piattaforme online non è sempre facile e non tutti hanno le conoscenze necessarie per buttarsi nel trading su internet. Per questo sono sempre più numerosi i bancomat dedicati alla valuta digitale, simili per funzionamento a quelli tradizionali che si trovano in ogni città del mondo (consentono di convertire in dollari la criptovaluta comprata online). Tuttavia, macchine di questo genere sono in genere molto costose sia per chi le installa sia per chi le usa: per esempio quelle prodotte da Lamassu costano fino a 6.500 dollari ognuno, cosa che costringe gli operatori a imporre commissioni alte per il loro utilizzo. Per ovviare al problema, Lakota Lustig e Sagar Kumar hanno fondato BitSell con l’obiettivo di mettere sul mercato bancomat per bitcoin che non costino più di 150 dollari ognuno.

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