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IMPOSTE 18 Agosto Ago 2014 1613 18 agosto 2014

Cgia, pressione fiscale +12,6% dal 1980

Le imprese pagano 110,4 mld l'anno. Entrate -0,4%.

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Il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi.

Dal 1980 a oggi la pressione fiscale in Italia è aumentata di 12,6 punti percentuali, portando le sole imprese a pagare all'erario 110,4 miliardi di euro l'anno.
Lo ha rilevato la Cgia di Mestre, segnalando che nell'Ue solo le imprese tedesche, in termini assoluti, pagano più tasse di quelle italiane, ovvero 121 miliardi di euro, non dimenticando che la Germania però ha 20 milioni di abitanti in più.
RECORD EGUAGLIATO. La Cgia ha ricordato che nel 2014, come previsto nel Def approvato in primavera, la pressione fiscale è attesa al 44%, pari al record già toccato nel 2012.
La pressione fiscale di quest'anno, infatti, è destinata a salire di 0,2 punti percentuali rispetto al livello raggiunto nel 2013. «Con un carico fiscale di questa portata», ha sottolineato il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, «è difficile fare impresa e soprattutto creare le condizioni per far ripartire l'economia».
Secondo Bortolussi, le cause di questo nuovo record fiscale sono da ricercare in questi fattori: «Gli effetti legati alla rivalutazione delle rendite finanziarie, l'aumento dell'Iva, che nel 2014 si distribuisce su tutto l'arco dell'anno, l'introduzione della Tasi e, soprattutto, l'inasprimento fiscale che graverà sulle banche».
GLI 80 EURO E IL TAGLIO DELL'IRAP NON BASTANO. Tutti elementi, secondo la Cgia, «che compensano abbondantemente il taglio dell'Irap e gli 80 euro lasciati in busta paga ai lavoratori dipendenti con redditi medio bassi».
Tornando al carico fiscale che grava sulle imprese italiane, calcolando la percentuale delle tasse pagate dalle aziende sul gettito fiscale totale a guidare la classifica europea è il Lussemburgo, con il 17%, seconda è l'Italia, con il 16%, terza l'Irlanda, con il 12,3%.
Tra i principali competitor dell'Italia, la Germania ha fatto segnare l'11,6%, il Regno Unito l'11,2%, la Francia il 10,3%, mentre la media dell'Ue dei 15 è stata pari all'11,3%.

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