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FOCUS 18 Agosto Ago 2014 1700 18 agosto 2014

Pensioni, il contributo di solidarietà: cos'è e quanto vale

Taglio sopra i 2 mila euro. Per aiutare gli esodati.

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È bastata un'intervista di Giuliano Poletti per riaccendere l'agitazione all'interno del governo e lo scontento tra le fila di Forza Italia.
Il ministro del Lavoro, interpellato sulla questione dal Corriere della sera, ha aperto all'introduzione di un contributo di solidarietà, o di un ricalcolo dell'assegno, sulle «pensioni alte» per finanziare gli interventi sugli esodati.
CENTRODESTRA IN RIVOLTA. Dichiarazioni che hanno scatenato la reazione del Nuovo Centrodestra (Ncd), compagno di governo del Pd ma in forte disaccordo con i democratici sul tema. Maurizio Sacconi s'è detto «preoccupato» dalle parole di Poletti, spiegando che una simile iniziativa «indurrebbe una più generale insicurezza nei pensionati, sulle loro aspettative di vita e sui loro consumi».
Critico anche Maurizio Gasparri, di Forza Italia: «Renzi vuole colpire le pensioni, considerando alte le erogazioni da 3 mila euro lordi, pari a 1.500 euro al mese».

1. Contributo sulle pensioni: salve quelle sotto i 2 mila euro

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. © ImagoEconomica

Proprio l'asticella che il governo fisserebbe in caso di intervento per stabilire quali effettivamente siano le «pensioni alte» è la prima e principale incognita. Nonostante le parole di Gasparri, una soglia ancora non c'è. Quel che è certo, secondo ambienti vicini al ministero del Lavoro, è che «chi ha una pensione modesta, fino a 1.500, 2 mila euro al mese, non potrà essere chiamato a versare questo contributo». Gli altri chissà.
GUTGELD: COLPIRE SOPRA I 3.500 EURO. Sul tavolo di Renzi c'è sempre la proposta, formulata ormai un anno fa, del suo consigliere Yoram Gutgeld: contributo di solidarietà e blocco della indicizzazione biennale a quanti percepiscono una pensione con il sistema retributivo superiore ai 3.500 euro al mese.

2. Con un taglio del 2% è possibile recuperare 1,45 miliardi

Il premier Matteo Renzi. © ImagoEconomica

Da stabilire anche l'entità di un eventuale prelievo. Secondo le stime degli economisti Tito Boeri e Tommaso Nannicini, se venisse introdotto un contributo del 2% su tutti gli assegni superiori ai 2 mila euro, il governo potrebbe racimolare circa 1,45 miliardi di euro all'anno.
CONTRIBUTO VARIABILE A SECONDA DELL'ASSEGNO. Un'altra ipotesi è che l'entità del contributo vari a seconda dell'assegno: 2% per quelli tra i 2 e i 3 mila euro e 3% per le rendite superiori. In questo caso la cifra recuperata sfiorerebbe gli 1,8 miliardi l'anno.
Gutgeld, da parte sua, proponeva un taglio del 10% per tutte le pensioni dopra i 3.500 euro al mese.

3. La spesa assistenziale vale il 5,44% del Pil nazionale

La sede del ministero dell'Economia e delle Finanze. © ImagoEconomica

In Italia la spesa assistenziale a carico della fiscalità generale, quindi dei cittadini che pagano le tasse, ammonta a 83,6 miliardi di euro (dati 2012).
Un fardello che equivale al 5,44% del Prodotto interno lordo (Pil) nazionale.
DISAVANZO DI 20,7 MILIARDI. Complessivamente il sistema è in disavanzo di 20,7 miliardi di euro. Oltre a questi, lo Stato ha trasferito all'Inps 31,76 miliardi per la Gestione degli interventi assistenziali (Gias), 10,3 di quota Gias sulle entrate e 19,87 per invalidità civile, pensioni e assegni sociali e pensioni di guerra.

4. I dipendenti pubblici pesano per 23,76 miliardi

Mauro Moretti, amministratore delegato di Fs fino al 2014. © ImagoEconomica

Tra le gestioni che maggiormente concorrono alla formazione del deficit spicca quella dei dipendenti pubblici (ex Inpdap), con un disavanzo di 23,76 miliardi di euro.
Seguono le gestioni delle Ferrovie dello Stato (4,17 miliardi) e dei lavoratori autonomi dell'agricoltura (6 miliardi).
IL 50% DEI CONTRIBUENTI DICHIARA IL 15% DELL'IRPEF. Nel complesso le pensioni assistite sono 8,6 milioni, il 52% circa dei pensionati. Incrociando i dati dell'Agenzia delle Entrate, ha sottolineato il Corriere, emerge che la metà dei 41 milioni di contribuenti dichiara il 15% dell'Irpef totale: numeri che dimostrano il peso del cosiddetto sommerso di massa. Portarlo a galla, secondo i calcoli citati dal quotidiano, porterebbe a incassare nuovi contributi per più di 16 miliardi l'anno.

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