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SMENTITA 18 Agosto Ago 2014 1845 18 agosto 2014

Roma: nessuna trattativa sui conti con l'Ue

Fonti di Palazzo Chigi: non esiste un problema-Italia.

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Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan.

Non è in corso alcuna trattativa né pubblica né 'segreta' con l'Europa e neppure alcun piano taglia debito. È quanto hanno sostenuto fonti di Palazzo Chigi a proposito di alcune ricostruzioni di stampa, secondo cui l'Italia starebbe negoziando con Bruxelles per ottenere maggiore flessibilità.
RISPETTO DEI VINCOLI. L'Italia, hanno sottolineato le stesse fonti, farà la sua parte come più volte ribadito dal premier Matteo Renzi, rispettando il vincolo del 3% senza aumentare la pressione fiscale. Non esiste, ha ribadito Palazzo Chigi, un problema Italia in Europa: esiste un problema dell'Eurozona che l'Italia contribuirà ad affrontare. Nessuna trattativa in corso tra Roma e Bruxelles, dunque, per strappare all'Unione europea un allentamento delle regole di bilancio
NESSUNA RICHIESTA DI FAVORI. La linea politica del governo italiano nel semestre di presidenza europeo è quella di ottenere uno spostamento del baricentro della strategia comune sulla crescita, ma di «favori» il governo Renzi non sembra intenzionato a chiederne. Sembra peraltro davvero troppo presto, in pieno agosto, per intavolare già ora un negoziato con la Commissione, i cui nuovi membri devono peraltro essere ancora nominati. Gli appuntamenti cruciali sono ancora tutti da venire: Consiglio europeo di fine mese in primis, Ecofin e Eurogruppo a Milano a metà settembre, insediamento dei nuovi commissari a novembre. Nel frattempo, l'Italia dovrà presentare la nota di aggiornamento del Def e poi, entro il 15 ottobre, la legge di Stabilità, e solo allora la situazione dei conti pubblici italiani - abbinata allo stato di avanzamento delle riforme - verrà attentamente valutata da Bruxelles.
A CACCIA DI 13 MILIARDI. Stando solo alle misure già indicate, per la manovra 2015 dovrebbero servire almeno 13 miliardi di euro. Il bonus Irpef non sarà con ogni probabilità allargato a incapienti e partite Iva come inizialmente promesso, ma il costo annuo è comunque di 10 miliardi di euro: 3,5 sono di fatto già stati trovati, visto che le misure di spending review utilizzate (sempre che si concretizzino in toto) sono strutturali, mentre 6,5 restano ancora da cercare con i nuovi piani di razionalizzazione della spesa. Già coperto con l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie è il taglio dell'Irap del 10%, stavolta a regime per tutto l'anno. Anche in questo caso, si è spesso auspicata una maggiore riduzione che però costerebbe a quel punto più di quanto assicurato dal rialzo dell'aliquota sulle rendite al 26%.
SCONGIURARE UN AUMENTO DELLE TASSE. Da finanziare restano però circa 4 miliardi delle cosiddette «spese indifferibili» che si ripropongono ogni anno, come missioni militari, autotrasporto, Cig, 5 per mille ecc., e altri 2,4 miliardi di aggiustamento, eredità del governo Letta (rivisti dagli iniziali 3 miliardi) da coprire, anche in questo caso con la spending del commissario Cottarelli. Pena una riduzione delle detrazioni fiscali e quindi un aumento delle tasse che Renzi vuole assolutamente evitare. Quello delle agevolazioni è del resto un cantiere aperto ormai da tempo al ministero dell'Economia. Il governo non punta a tagliarle tout court, ma una revisione potrebbe andare a colpire gli abusi che si nascondono nella giungla di deduzioni e detrazioni a favore dei contribuenti. Il lavoro, per il Tesoro e per la task force economica di Palazzo Chigi, sarà sicuramente impegnativo. Con una crescita che, come riconosciuto anche dal ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, si annuncia molto più bassa dello 0,8% previsto nel Def (la voce che circola è dello 0,2-0,3%), l'obiettivo rimane quello di mantenersi rigidamente sotto la soglia del 3%. Potendo così mantenere la testa alta in Europa.

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