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INTERVENTO 19 Agosto Ago 2014 0640 19 agosto 2014

Pensioni, tagli sopra 3.500 euro

Prelievo di solidarietà da 1 miliardo l'anno.

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Pensionati in attesa in un ufficio dell'Inps.

Un prelievo di solidarietà da un miliardo l'anno sulle pensioni oltre i 3.500 euro netti.
È questo il piano del governo per aiutare esodati e cassintegrati. Il taglio riguarda le cosiddette 'pensioni d'oro e d'argento' calcolate con il vecchio metodo retributivo.
Come spiegato da Repubblica, l'esecutivo pensa a un prelievo sulla differenza tra l’assegno pensionistico che si riceve in base alle regole pre riforma Dini (1996) e l’importo teorico che si sarebbe invece maturato applicando il metodo contributivo, quello adottato integralmente per i lavoratori più giovani.
ATTESO UN MILIARDO. In questo modo, nelle casse previdenziali dovrebbe arrivare un miliardo l’anno destinato a sostenere il reddito di coloro che a pochi anni dalla pensione perdono l’occupazione (gli esodati) ma anche la cassa integrazione in deroga che oggi garantisce un’indennità soprattutto ai lavoratori delle piccole imprese in crisi.
L'ETÀ PENSIONABILE NON CAMBIA. L'intervento è quindi destinato alle pensioni superiori ai 3.500 euro netti al mese (circa 6 mila lordi) calcolate con il metodo retributivo. Nessuna azione, invece, è prevista sul fronte dell’età pensionabile che resta quella fissata dalla legge Fornero (67 anni) anche perché un cambio di rotta su questo fronte non verrebbe consentito da Bruxelles. La partita è aperta sul fronte politico e sindacale.
ASSEGNO FINO ALLA PENSIONE. Le risorse, si legge su Repubblica, saranno utilizzate soprattutto per evitare nuovi esodati. Lo schema prevede che a queste persone senza lavoro, che avrebbero difficoltà a trovare una nuova occupazione, vada dopo i due anni di indennità di disoccupazione (Aspi) un assegno di circa 750 euro al mese per il periodo necessario a maturare i requisiti per la pensione di vecchiaia.
Una volta in pensione il lavoratore restituirebbe a rate quello che è di fatto un anticipo della pensione. La perdita sarebbe intorno al 5-6% dell’assegno mensile. Ci sarebbe anche un contributo da parte delle aziende interessate.

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