Economia 19 Agosto Ago 2014 1434 19 agosto 2014

Telecom le 3 contromosse di Telefonica

L'asse tra Milano e Parigi si rafforza, ma l'azienda spagnola non molla la preda Gvt. Ecco perché.

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L’asse tra Milano (Telecom) e Parigi (Vivendi) si rafforza giorno dopo giorno. Ma Cesar Alierta, presidente di Telefonica - ex socio forte dell’ex incumbent italiano - non dispera di mettere le mani su Global village telefonica, operatore fisso brasiliano di proprietà dei transalpini, finito nel mirino di Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom. Il gruppo guidato da Vincent Bolloré deciderà entro il 3 settembre se accettare o meno la proposta italiana,  ma Alierta non sembra disperare, anche se è il primo a sapere che la sua offerta (6,7 miliardi di euro tra cash e il 12% della nuova Telefonica Brasil) non alletta più di tanto i francesi.

I TEMPI DEL RILANCIO
Prima del 3 settembre (data di scadenza della sua proposta) il ceo spagnolo non rivedrà la sua offerta. Anche se Patuano mettesse sul piatto 7 miliardi per Gvt. Alierta, a quanto ripetono alcuni analisti, sarebbe convinto che i tempi del deal potrebbero protrarsi a lungo. Più passa il tempo e più Vivendi vede accrescere il valore della sua controllata sudamericana e meglio può trattare il suo sbarco in Telecom. Che ha bisogno come il pane di un partner industriale che l’aiuti a riconvertirsi all’integrazione tra cavo e rete.
Ma c’è chi dice che Alierta abbia mandato messaggi rassicuranti verso Parigi. Secondo Reuters il gruppo spagnolo sarebbe pronto a fornire alla nuova realtà brasiliana (quello nato dalla fusione tra il gigante del mobile Vivo e la realtà del fisso Gvt) contenuti televisivi da veicolare attraverso broadband. Telefonica infatti si fa forte sia della produzione della sua Digital+ (appena rilevata da Telecom e da Prisa) sia della recente nella capogruppo di Movistar tv.
ALLEATI INSOSPETTABILI
Per battere Telecom, Alierta poi confida su due soggetti che finora l’hanno sempre osteggiata: il governo brasiliano e la locale autorità antitrust Cade. Quella che, per intenderci, ha sempre chiesto al gruppo di Madrid di scegliere tra il controllo della sua Vivo e quello di Tim Brasil di proprietà del partner italiano. Un mese prima delle elezioni Dilma Rousseff vorrebbe concludere l’asta per l’assegnazione delle frequenze 4g. Da Brasilia sono partiti inviti verso tutti i grandi operatori delle Tlc. Ma come dimostra la risposta ricevuta da Vodafone (candidata dalla stampa carioca a comprare Tim Brasil), nessuno vuole sottostare a un’asta soggetta a rilanci continui e dalle regole alquanto opache. Forte di questo Alierta sa che il governo locale preferisce di gran lunga mantenere in casa propria un soggetto liquido e con grandi prospettive tecnologiche (Telefonica, per l’appunto), che una realtà regionale e indebitata quale è diventata Telecom in questi anni.
IL PERICOLO CARLOS SLIM
Diverso invece l’approccio con l’autorità per la concorrenza. Saranno loro a bussare alle porte del ceo spagnolo. Il quale sa bene che in Cade sono preoccupati per l’accelerazione data dal magnate messicano Carlos Slim alla concentrazione delle sue attività brasiliane. Infatti ha messo assieme sotto il cappello di América Móvil Claro, Embratel e NET Servicos, il più grande operatore via cavo del Paese. Il Paese sudamericano ha visto crescere il suo mercato delle Tlc perché perfettamente parcellizzato tra quattro soggetti (Telefonica, America Movil, Telecom e Vivendi) che si sono fatti una guerra all’ultima offerta. Le mosse di Slim potrebbero rallentare un settore che, soltanto sul fisso, dovrebbe raggiungere entro il 2018 un giro d’affari da 288 milioni. Per questo meglio affidarsi all’asse Telefonica-Vivendi per riequilibrare il mercato.

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