Economia 20 Agosto Ago 2014 1519 20 agosto 2014

I 5 motivi della rottura Guerra-Del Vecchio

Gli accordi di partnership non condivisi, i piani di stock option generosi, la diversità caratteriale e generazionale. Così i rapporti si sono logorati.

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di Duilio Lui

Gli accordi di partnership non condivisi, le sirene della politica, i piani di stock option troppo generosi, la diversità caratteriale, le distanze generazionali. In mancanza di una versione ufficiale potrebbero essere questi i cinque motivi che spiegano le ragioni della rottura tra il patron di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l’amministratore delegato Andrea Guerra. Secondo i bene informati i dissidi tra i due sarebbero arrivati al punto tale da rendere difficile la riconciliazione, per cui si discuterebbe solo delle tempistiche relative alla separazione. Una convinzione fatta propria dalla Borsa, che il 20 agosto ha sta penalizzato il titolo. Ma analizziamo punto per punto nel dettaglio. 1) LE TROPPE INCOGNITE SUL PROGETTO GOOGLE GLASS Dal punto di vista delle scelte strategiche, Guerra ha goduto in questi anni di una grande libertà decisionale. Molta più di quanta Del Vecchio ne abbia concessa in passato agli altri top manager, compreso Roberto Chemello, che nel 2004 è stato sostituito proprio da Guerra. Quest’ultimo ha puntato su tre leve per crescere: lo sviluppo dei marchi di proprietà (a cominciare da Ray-Ban, acquistato nel 1999), il focus sulla fascia più alta del mercato (dagli 80 dollari in su), che non è stato abbandonato nemmeno negli anni della crisi internazionali; gli investimenti sui mercati emergenti, che lo scorso anno sono cresciuti mediamente del 20%, con punte di eccellenza in Cina, Brasile e Turchia, a fronte del +7% fatto registrare dal fatturato globale. E i risultati gli hanno dato ragione. Tanto che il fatturato del colosso dell'occhialeria è passato dai 2,8 miliardi di euro del 2003 agli oltre 7 miliardi del 2013, con il piano industriale a medio termine che ha fissato l’asticella a quota 10 miliardi. Un contributo decisivo alla crescita, secondo il manager di origini romane, dovrebbe arrivare dall’alleanza con Google per i Google Glass (siglata nel marzo del 2014), da più parti ribattezzati come “gli occhiali del futuro” per la serie di funzioni multimediali previste. Ma lo sviluppo di nuove soluzioni richiede un impegno importante in termini di risorse economiche e professionali per Luxottica, che avrebbe fatto storcere il naso a Del Vecchio, più orientato a cavalcare business meno aleatori e più tradizionali. 2) QUEL LEGAME STRETTO CON RENZI Ospite alla Leopolda 2013 (il suo è stato tra gli interventi più applauditi), quindi in predicato di entrare nel Governo Renzi (al dicastero per lo Sviluppo Economico, poi assegnato a Federica Guidi), infine indicato tra i possibili amministratori delegati  di aziende di Stato come Eni o Enel. Negli ultimi mesi il nome di Andrea Guerra è circolato a più riprese in merito a possibili incarichi di fonte politica. Ma il manager 50enne ha sempre rifiutato gli inviti che gli sono stati rivolti dall'amico Renzi, pur confermando a più riprese la sua sintonia con il premier in carica. Lo ha fatto nel corso di convegni pubblici (l’ultima volta poche settimane fa presso Assolombarda) e interviste varie. Un attivismo politico che a quanto dicono le voci di corridoio non è piaciuto al patron del gruppo agordino, noto per la sua idiosincrasia verso le uscite pubbliche. 3) TENSIONI SUI PIANI DI STOCK OPTION   «Lavoro nell’azienda più bella del mondo», ha ripetuto a più riprese Guerra nell'ultimo decennio. Il suo riferimento è alla capacità di Luxottica di operare sui mercati globali e alla sua proiezione verso l’innovazione, ma sicuramente tra i motivi della sua soddisfazione vi sono i lauti guadagni accumulati in questi dieci anni. Forte dei risultati ottenuti nelle aziende in cui ha lavorato il manager, laureato in economia e commercio alla Sapienza di Roma è stabilmente ai primi posti nella classifica di quelli più pagati in Italia: lo scorso anno ha portato a casa ben 4,4 milioni di euro, il 40% imputabile ai premi di risultato. Ma gli incassi maggiori per Guerra sono arrivati dalle stock option: nel 2009 ha venduto un primo pacchetto di azioni incassando 35 milioni di euro. E lo scorso anno ha completato l’operazione incassando altri 40 milioni e più. Una somma che non ha pari nel nostro Paese (nemmeno nel caso di Sergio Marchionne). Ma il manager italiano apprezzato anche all'estero, è uomo di larghe vedute. «Francamente non credo ai tetti sulle alte retribuzioni, penso che un’azienda di successo debba compensare tutti quelli che hanno contribuito e lo possa fare in piena trasparenza e correttezza», così ha detto Guerra poco più di un anno fa a Belluno in occasione della firma tra la multinazionale italiana e i sindacati confederali, del nuovo accordo di welfare aziendale che estendeva quello (pilota) del 2009 e che si occupa di studio e mobilità sociale dei figli dei dipendenti, di contrasto all’abbandono scolastico, assistenza sociale alle famiglie Luxottica, soggiorni all’estero e persino microcredito di solidarietà. Un ritorno a Olivetti e all'azienda legata al territorio che certo ha fatto solo bene all'immagine della società. Ma  nella testa di Guerra questo era solo il primo passo. Dopo una prima distribuzione ai dipendenti di azioni per 10 milioni di euro, pensava infatti a un secondo step che prevedeva una partecipazione azionaria alla tedesa. Forse per Del Vecchio questo era troppo. 4) DUE CARATTERI INCONCILIABILI Prima dell’arrivo di Guerra, Del Vecchio si era costruito l’immagine di imprenditore “mangia-manager” per la severità con la quale trattava i dirigenti. Un atteggiamento non insolito tra gli imprenditori di prima generazione, che non aveva risparmiato nemmeno i figli maggiori, invitati a costruirsi una propria carriera ben lontano dall’azienda di famiglia (i maggiori successi sono stati fin qui ottenuti dal primogenito Claudio, ceo di Brooks Brothers, azienda che ha rilanciato dopo un periodo di appannamento). La marcia vincente inserita in azienda da Andrea Guerra ha spinto Del Vecchio ad accettare il protagonismo del giovane ceo, con il quale non ha tuttavia mai legato sul piano personale. Entrambi descritti come prime donne, si distinguono per la confidenza con i media del primo, confrontata con la già citata riservatezza in merito del secondo. Rotta solo nella primavera del 2012, con un’intervista al Corriere della Sera che – nei fatti – portò al defenestramento di Giovanni Perissinotto dalla guida di Generali, di cui l’imprenditore è azionista con il 3%. 5) GENERAZIONI TROPPO LONTANE Sulla diversità caratteriale pesano anche le differenze generazionali e formative. Del Vecchio, nato nel 1935, è il tipico imprenditore che si è fatto da solo. Nato a Milano e subito rimasto orfano di padre, è stato affidato dalla madre al collegio dei Martinitt, che ha lasciato a 15 anni per lavorare in fabbrica. Otto anni dopo ha messo a frutto l’esperienza i risparmi accumulati per creare Luxottica, che ha sempre sentito come la sua creatura. Diverso il percorso seguito da Guerra, classe 1965, figlio di una famiglia della borghesia romana, che si è laureato in Economia e Commercio alla Sapienza di Roma e ha esordito nel mondo del lavoro con una scrivania in Marriott Italia (catena alberghiera), fino a divenirne il direttore marketing, prima di passare alla Merloni dove è rimasto dieci anni, di cui gli ultimi 4 come amministratore delegato. Diversità che inevitabilmente hanno inciso sul dialogo tra proprietario e top-manager, contribuendo al deterioramento dei rapporti.

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