Congresso 140819155928
SPIN DOCTOR 20 Agosto Ago 2014 0800 20 agosto 2014

Lobby in Usa e in Europa: quante differenze

Gruppi di pressione: il confronto tra quelli d'Oltreoceano e quelli in Ue.

  • ...

Il Congresso Usa a Washington.

Quanto è diverso il mestiere della lobby in Europa e negli Stati Uniti?
Se lo stanno chiedendo molti professionisti di casa nostra che guardano con crescente curiosità, e anche con un po' di invidia, le recenti evoluzioni dell’industria di K Street tra consolidamenti di società, assunzione di lobbisti di professione alla Casa Bianca fino all’ingaggio, nelle società di lobby, di advisor pescati dai posti di rilievo dell’amministrazione.
LOBBY: USA VS EUROPA. Nonostante alcuni punti di somiglianza, infatti, siamo in presenza di due modi di fare lobby completamente differenti: più aggressivo lo stile targato Usa, più accondiscendente e votato al compromesso quello nel Vecchio Continente.
La più recente ricerca è di Cornelia Woll, professoressa di Scienze politiche nella parigina Sciences-Po e ricercatrice al Max Planck e ad Harward sui temi delle scienze sociali e del mercato. Nel suo paper The brash and the soft-spoken: Lobbying style in a transatlantic comparison, le differenze - a prima vista strettamente culturali nel modo di fare lobby - affondano le radici nei sistemi politico-istituzionali che governano queste due confederazioni di Stati.
LE DIFFERENZE DI STILE. La vera distinzione tra i due stili di fare lobby non è tanto nel cosa viene fatto, quanto piuttosto nel come viene svolto il lavoro di influenza e difesa degli interessi privati.
Negli Stati Uniti, dove fare lobby è considerato parte della politica, non crea gli imbarazzi a cui assistiamo in Italia, ma generalmente in Europa, e non c’è confine tra l’attività di avvocati e lobbisti.
Gli studi legali, ingaggiati per difendere posizioni verso leggi e atti amministrativi, hanno nelle loro fila esperti di politica e di organizzazione dei gruppi di pressione in grado di aggredire e influenzare in maniera diretta i decisori politici.
FINANZIAMENTI TRASPARENTI. Si calcola che il tempo di un professionista sia impiegato per il 30% nel preparare informative alle società committenti e per il 60% in incontri e attività più propriamente di lobby di politici. E d’altra parte chiunque abbia avuto a che fare con una multinazionale Usa sa quanti report dettagliati deve preparare sulle attività svolte.
Un’altra particolarità della lobby d'Oltreoceano è il ricorso agli aiuti finanziari: un sostegno trasparente e pubblico dei gruppi di pressione alle campagne elettorali dei partiti Democratico o Repubblicano o ai singoli eletti.
Per contributi elettorali, regali e altre forme di sostegno si calcola che si spendano non meno di 3,5 miliardi di dollari l’anno.
IN UE 15 MILA LOBBISTI. A Bruxelles si calcola operino circa 2.600 gruppi di interesse, che danno lavoro a circa 15 mila lobbisti (ma solo 5 mila registrati nel Registro della Commissione) con un 'giro d’affari' ufficiale di soli 60-90 milioni di euro.
Lo stile di approccio è completamente diverso dai colleghi americani. Più difficile il contatto diretto con i funzionari della Commissione e del parlamento. Piuttosto si lavora attraverso più canali di comunicazione e di influenza, anche utilizzando think thank che elaborano soluzioni tecniche o associazioni di categoria che rappresentano un intero settore.

Washington guarda al breve termine, Bruxelles al lungo periodo

In Ue ci sono circa 15 mila lobbisti.

Un'altra differenza riguarda il livello di relazione reciproca tra influenzatore e influenzato nei due mercati.
A Washington guardano al breve termine, nella speranza di raggiungere il proprio obiettivo a discapito della concorrenza, in un'ottica all-or-nothing.
A Bruxelles, i lobbisti sono votati a mantenere le relazioni di lungo periodo, fondate sulla fiducia e lo scambio di informazioni in un approccio costruttivo.
NIENTE ELEZIONI DIRETTE. Sono le tre differenze istituzionali che condizionano il lavoro nei due mercati.
Negli Usa, con un passage rate del 11%, è più probabile far soccombere una legge sul nascere, che sperare di modificarla e vederla approvata. Inoltre la frammentazione dei media e le 24 lingue ufficiali parlate nel Vecchio Continente rendono difficili le strategie di outside lobbying care al mercato americano, fatte di scandali, dichiarazioni e pressioni a reti unificate.
Una terza ragione deriva dall'assenza di elezione diretta della maggior parte degli organi Ue, condizione che priva di una carta fondamentale in mano agli influenzatori: la pressione del voto.
POCHE STATISTICHE PER L'UE. Le spese lobbistiche americane sono passate dai 3,25 miliardi di dollari nel 2013 agli 1,62 miliardi dei primi sette mesi del 2014, al centro di un sistema pubblico da 3.500 miliardi, con 12 mila lobbisti ufficialmente registrati.
Più difficile trovare statistiche riguardanti l’Ue. Si stima che tra i lobbisti operativi a Bruxelles 1.700 siano solo per il settore finanziario, con un rapporto quattro a uno rispetto ai funzionari Ue sul tema.
Il Registro è volontario e per questo solo una parte dei professionisti risulta iscritto. Questo conduce al paradosso della trasparenza: la blanda regolamentazione del mercato lobbistico europeo rende gli influenzatori meno condizionati dalle richieste di clienti e decisori, non sempre con un risvolto negativo.
FEDERAL REGISTER ONLINE. Infatti, ogni azione dei lobbisti americani è pubblicata online nel Federal Register, strumento che li vincola all’attività strettamente richiesta dai mandanti.
I gruppi d’influenza europei invece, se non raggiungono totalmente l’obiettivo prefissato, hanno la possibilità di siglare compromessi che tengano conto dei vari interessi in gioco, senza preoccuparsi di andare oltre il proprio mandato.

Twitter: @gcomin

Correlati

Potresti esserti perso