Economia 23 Agosto Ago 2014 0900 23 agosto 2014

Basta stress, cambio vita

Carico di pressione eccessivo, giornate interminabili. Zero tempo libero. Così molti numeri uno hanno mollato tutto per una nuova strada.

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La notizia di Andrea Guerra, amministratore delegato di Luxottica, che lascia la poltrona e se ne va ha scosso la settimana dei mercati e non. Ora per lui si apre un nuovo paragrafo: c'è chi dice che cederà al richiamo delle sirene della politica, chi invece sostiene che si accomoderà alla scrivania di qualche altra azienda, magari all'estero o perchè no in Italia. Ma potrebbe anche decidere di fare altro, di svoltare come hanno fatto molti suoi colleghi provenienti dal mondo della finanza prima di lui. Gli esempi non mancano. COHEN, DAI DERIVATI ALLE CRÊPES

L’ultimo a compiere il salto è stato Florent Cohen, top manager della la banca francese Bnp Paribas dove gestiva derivati e obbligazioni ipotecarie, che ha fatto gli scatoloni per aprire una crêperie sull'Upper West Side di Manhattan. «Non che stessi male in banca, però cercavo altri stimoli», ha spiegato Cohen a Bloomberg. «Finora non avevo alcuna esperienza in cucina, tuttavia ho seguito un corso intensivo di due settimane, per imparare a fare crêpes a Parigi». Qualcuno maligna che l’addio sia dovuto ai problemi recentemente riscontrati da Bnp Paribas in America, ma l’istituto bancario smentisce tutto. Di certo da Downtown ad Uptown la differenza di stipendio è notevole, ma evidentemente non basta a scoraggiare i pentiti della finanza, visto che solo qualche settimana prima un altro manager francese, il 36enne Jeremie Banet, aveva detto addito alla compagnia di gestione californiana di capitali, Pimco per aprire un locale specializzato in croque monsieurs e baguettes al prosciutto e formaggio, a Los Angeles. WÖTZEL,  ADDIO A WALL STREET VADO IN MONTAGNA La fuga da Wall Street non è un fenomeno recente. È entrato nella storia il tedesco Rudolf Wötzel, ex-Ubs e Lehman Brothers, che nel 2006, a 46 anni, è fuggito per dedicarsi alla montagna. «Non ce la facevo più a manipolare miliardi di giorno e a ubriacarmi, di notte, in albergo», ha raccontato. Oggi Wötzel gestisce un rifugio alpino a Klosters, nel Canton Grigioni. Senza alcuna nostalgia per le sedici ore al giorno di lavoro. Ancora più coraggioso, forse, l’ex broker Thomas Brauße: lavora ancora nella city finanziaria di Francoforte sul Meno, ma non alla scrivania che ha occupato per 12 anni - fino a quando non è arrivata la mail con cui si comunicava la chiusura dell’ufficio di Francoforte, lasciandolo disoccupato a 44 anni. Il suo posto ora è in piazza, dove gestisce un chiosco vendendo salsicce e panini ai suoi ex colleghi. E giura di essere felice così, con la sua Frankfurter Worscht-Börse, la Borsa delle salsicce di Francoforte. Sul tabellone: Bratwurst, patatine fritte e Currywurst, salsiccia tagliata a pezzetti e ricoperta di una salsa di ketchup e curry, tutto offerto a prezzi modici.

STOP UFFICIO, MEGLIO FARE IL SUB Francesco Pipino invece ha cambiato paese e continente, pugliese, a 43 anni ha lasciato la banca dove aveva fatto una carriera velocissima per fare l’istruttore sub al Camel Dive Club di Naama Bay, a Sharm el Sheik.E gira il mondo. A complicare la storia di Claudio Pelizzeni,32enne piacentino, è invece una malattia, il diabete di tipo uno: era quadro direttivo in Deutsche Bank a Milano, ha lasciato tutto per fare il giro del mondo. Contando di impiegarci un bel po’. IL GELATO È PIÚ BUONO DELLA FINANZA Folgorato sulla via del gelato, invece, Carlo Del Mistro, di Sondrio, che a 29 anni dopo la laurea alla Bocconi, due anni alla McKinsey di Milano, la Lehman Brothers e poi, nel 2007, la London Business School per un MBA, ha deciso di mollare la finanza e aprire a Londra cinque gelaterie, “Gelato Mio”. «Il MBA dura due anni, nell' estate tra il primo e il secondo anno agli studenti viene chiesto di fare un' esperienza lavorativa, io ho deciso di tentare la via del gelato». Una scelta saggia, visto che la Lehman è fallita. E Carlo continua a preferire nocciola e pistacchio ai derivati. DISTRUTTI DALLO  STRESS Le storie sono sempre più o meno simili: carriera fulminante, ruoli di prestigio e tanti soldi, ma anche vita frenetica da 16 ore al giorno di lavoro, se non di più. E allora ogni tanto qualcuno dice basta. Come Greg Smith, già capo dei derivati in Europa, Africa, Medioriente della Goldman Sachs, che nel 2012 mandò la banca nel pallone con le sue dimissioni e una lettera al New York Times. «Oggi è il mio ultimo giorno a Goldman Sachs e dopo averci lavorato per 12 anni posso dirvi che l'ambiente nella banca non è mai stato più tossico e distruttivo di adesso. «Una volta Goldman stava dalla parte dei clienti», diceva, «la leadership dipendeva dalle idee e dagli esempi che davi ora se generi molti soldi per l'azienda, vieni promosso». Sulla sua vicenda Smith ha scritto un libro intitolato  Perché ho lasciato Goldman Sachs: una storia di Wall Street, e ora fa saltuariamente da consulente ai legislatori.

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