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ECONOMIA 23 Agosto Ago 2014 1130 23 agosto 2014

Cgia, dalle banche 100 miliardi di prestiti in meno

Drastica riduzione: cresce il rischio usura.

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Il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi.

Negli ultimi due anni le banche hanno erogato a famiglie e imprese quasi 100 miliardi di euro in meno. In attesa che a settembre la Bce dia il via libera all'operazione Tltro (prestiti alle banche vincolati alla concessione di crediti alle famiglie e alle Pmi) , con meno soldi a disposizione e la disoccupazione in aumento, il rischio usura ha asunto dimensioni sempre più preoccupanti al Sud: soprattutto in Campania, Calabria e Abruzzo. A sostenerlo è stata la Cgia di Mestre, che ha rilevato come tra la fine del 2011 e del 2013 la diminuzione degli impieghi bancari per le famiglie sia stata di 9,6 miliardi (-1,9%), mentre le imprese hanno registrato una flessione di 87,6 miliardi (-8,8%).
SOFFERENZE BANCARIE. Per il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi «oltre agli effetti della crisi economica e al calo della domanda di credito questa forte riduzione dell'erogato è stata dovuta anche al deciso aumento delle sofferenze bancarie che a giugno di quest'anno ha toccato la cifra record di 168 miliardi di euro. Con le sole denunce effettuate all'Autorità giudiziaria», ha concluso, «non è possibile dimensionare il fenomeno dell'usura: le segnalazioni, purtroppo, sono ancora molto poche».
CRITICA LA SITUAZIONE AL SUD. Per la Cgia nelle aree dove ci sono più disoccupazione, alti tassi di interesse, maggiori sofferenze e pochi sportelli bancari, la situazione è decisamente a rischio. Ebbene, rispetto a un indicatore nazionale medio pari a 100 - per la Cgia - la situazione più critica si presenta in Campania: l'indice del rischio usura è pari a 164,3 (pari al 64,3% in più della media Italia), in Calabria a 146,6 (46,6% in più rispetto alla media nazionale), in Abruzzo si ferma a 144,6 (44,6% in più della media Italia). Seguono la Puglia a 139,4 (39,4% in più della media nazionale) e la Sicilia dove il livello raggiunge quota 136,2 (36,2% in più della media Italia). Mentre la realtà meno «esposta» a questo fenomeno è il Trentino Alto Adige, con un indice del rischio usura pari a 51,8 (48,2 punti in meno della media nazionale).
SOFFRONO SOPRATTUTTO LE IMPRESE FEMMINILI. Secondo i dati dell'Osservatorio del credito di Confcommercio, a soffrire la stretta sul credito da parte delle banche, sono soprattutto le imprese femminili del terziario.
Nei mesi aprile-giugno, la quota di imprese 'in rosa' del commercio, turismo e servizi che hanno bussato agli sportelli bancari per chiedere un prestito è aumentata, seppure di poco (rispetto ai primi 3 mesi a 11% dal 10,1%), ma in parallelo è cresciuta anche la fetta di aziende femminili che non hanno ottenuto nessun credito o lo hanno avuto in misura inferiore rispetto alle necessità.
NIENTE CREDITO PER SEI AZIENDE SU 10. Più di sei aziende su 10 (63,0% contro il precedente 55,1%) hanno trovato così il 'rubinetto chiuso', certificando «una situazione ben più preoccupante rispetto a quella già critica che caratterizza la totalità delle imprese del commercio, turismo e servizi», ha detto l'Osservatorio, mentre Patrizia Di Dio, presidente di Terziario donna di Confcommercio, è tornata a denunciare «il miope atteggiamento del mondo bancario», bollando come «discriminante e discriminatoria» la chiusura di credito verso le aziende in rosa.
Di fronte alla generalizzata riduzione del credito a imprese e famiglie se la passa meglio chi opera nel settore «verde». Secondo l'Abi (Associazione bancaria italiana) il 94% delle banche offre infatti finanziamenti per favorire l'approvvigionamento da fonti energetiche e l'efficienza energetica, il 66% offre servizi per lo scambio di permessi negoziabili di emissione di gas serra, il 50% strumenti di finanziamento per specifiche categorie di imprese attive sul fronte della ecosostenibilità.

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