Economia 25 Agosto Ago 2014 1119 25 agosto 2014

Il ritorno dei Subprime

I 4 motivi che hanno ridato vita al mercato dei prestiti a basso credito. In Gran Bretagna e in Usa.

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Torna in auge il mercato dei prestiti subprime, quelli concessi a clienti a basso merito creditizio. Blackstone e Tpg, colossi americani della gestione di asset, sono in trattativa per rilevare il gigante britannico dei mutui subprime Kensington da Investec, gruppo ango-sudafricano nel campo dei servizi finanziari. L’accordo, che sarà annunciato in questi giorni e arriva in un momento di aumento dei prezzi delle case in Gran Bretagna, è interessante per due motivi: dimostra l’interesse internazionale per il mercato britannico e conferma la rinnovata voglia di scommettere sui mutui di scarsa qualità. Gli investitori hanno memoria corta? Può essere, visto che era stato proprio il collasso del mercato immobiliare e dei subprime a innescare la drammatica crisi del 2008. Investec aveva messo in vendita Kensington a febbraio, quasi sette anni dopo averla rilevata. L’acquisizione, per 283 milioni di sterline in contante messa a segno a maggio 2007, non si è rivelata un buon affare, soprattutto a causa della crisi finanziaria che è scoppiata poco dopo la firma dell’accordo. «Mentre prosegue la ripresa del mercato dei mutui e dei finanziamenti, crediamo che Kensington sia ben posizionata per continuare a crescere e che questo potenziale possa essere meglio espresso sotto un’altra proprietà», aveva detto all’epoca Stephen Koseff, amministratore delegato di Investec. SI SCOMMETTE SULL’IMMOBILIARE Blackstone e Tpg investiranno nell’espansione di Kensington nel campo del credito, guardando anche ai prestiti ad alto rischio ai singoli individui, territorio solitamente battuto dalle grandi banche. I due colossi americani scommettono dunque sull’accelerazione del mercato immobiliare britannico, nonostante le più stringenti norme sull’erogazione di credito imposte dalle autorità di regolamentazione. Stando ai dati di Halifax, i prezzi delle case in Gran Bretagna sono cresciuti dell’1,4% in luglio, con un aumento su base annuale del 10,2% nei tre mesi conclusi a luglio, il passo più rapido da settembre 2007. ANCHE IN USA INTERESSE PER I SUBPRIME  Anche negli Stati Uniti torna l’interesse per i prestiti subprime: nell’anno concluso a ottobre sono arrivati a un totale di 36 miliardi di dollari e, secondo le previsioni di Equifax, continueranno ad aumentare di pari passo con la ripresa economica. Si tratta di una decisa inversione di tendenza, visto che molti istituti di credito subito dopo la crisi del 2008 avevano voltato le spalle ai clienti con merito creditizio sotto i 660 punti, passando dal picco di 87 miliardi di dollari concessi nel 2006 a 28 miliardi nel 2010. La solvibilità delle persone è misurata negli Stati Uniti tramite diversi indici, il più usato dei quali è il Fico, che ha un range tra 300 e 850 punti; un buon merito creditizio è tra 680 e 719, eccellente da 720 in su. La nuova generazione di prestiti ha tassi di interesse che superano anche il 10%, più dei tassi applicati ai prestiti “prime”, concessi a clienti con alto merito creditizio, ma meno di quelli dei cosiddetti “payday loan”, ovvero piccoli prestiti di breve termine e non assicurati, una sorta di anticipi di contante, con tasso di interesse anche molto alto. SPUNTANO NUOVI BOND LEGATI AI MUTUI Inoltre agli investitori a caccia di alti rendimenti piace un nuovo tipo di obbligazioni legate a mutui in sofferenza. Secondo Intex Solutions da inizio anno sono stati lanciati 28 bond legati a 7 miliardi di prestiti inesigibili. In tutto il 2013 erano stati 72 per 11,6 miliardi di dollari. Il mercato di questo tipo di obbligazioni è ancora abbastanza piccolo, soprattutto se paragonato a quello dei subprime prima della crisi, ma è destinato ad aumentare, soprattutto perché offre rendimenti attorno al 4% (contro il 2,4% dei titoli di stato decennali). Si calcola che negli Stati Uniti ci siano in circolazione prestiti in sofferenza per 660 miliardi di dollari, messi in vendita tra l’altro dal dipartimento all’edilizia e allo sviluppo urbano, che cerca di disfarsene per evitare perdite a carico dei contribuenti. SOCIETÀ NON FINANZIARIE PUNTANO SUI SUBPRIME Ai mutui subprime si rivolgono anche le società di credito non finanziarie, che puntano a diversificare il proprio raggio d’azione per aggirare le norme più stringenti fissate dalle autorità di regolamentazione per le attività tradizionali. Secondo l’agenzia di rating Moody’s questo potrebbe essere negativo per la qualità del credito, soprattutto in un momento in cui società specializzate sui mutui stanno conoscendo una rapida espansione. Gruppi come Ocwen Financial, Nationstar e Walter Investment hanno comprato centinaia di miliardi di dollari di Msr (mortgage servicing rights, contratti di servizio per la gestione del mutuo) da banche come JP Morgan Chase e Bank of America. Solo Ocwen, maggiore società di intermediazione sui mutui, gestisce prestiti per oltre 500 miliardi di dollari, contro i 43 del 2005.

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