Economia 26 Agosto Ago 2014 1053 26 agosto 2014

2014, fuga dagli Usa

Acquisire un'azienda estera per spostare la sede fiscale e pagare meno tasse. È ormai un trend. Burger King insegna. Ecco come funziona.

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Si chiama tax inversion ed è l’escamotage che le grandi aziende americane usano per pagare meno tasse negli Stati Uniti. Funziona in modo semplicissimo: una società a stelle e strisce sposta, tramite l’acquisizione o la fusione con una rivale estera, la propria sede fiscale in un altro Paese con aliquote corporate più vantaggiose (in Europa, in Canada o in uno dei paradisi fiscali) e il gioco è fatto. Secondo alcune fonti in questo modo è tenuta all’estero liquidità per circa 2.000 miliardi di dollari. Ma la cosiddetta «fusione da inversione» è legale? Sì, ma la pratica che sta alla base dell’ondata di operazioni di consolidamento tra colossi statunitensi e aziende straniere è oggetto di fortissime critiche e proteste da parte dell’amministrazione americana. L’ultimo caso è quello di Burger King, che ha concluso la trattativa per l'acquisto di Tim Hortons, la catena canadese di caffè e doughnut, le tipiche ciambelle. Ecco quattro cose da sapere sulla tax inversion. 1. IL CASO DI BURGER KING, IN CANADA ALIQUOTE AL 15% Si è conclusa il 26 agosto la trattiva per l'acquisto di Tim Hortons da parte di Burger King. Nasce così il terzo gruppo al mondo di ristorazione fast food, con 23 miliardi di dollari di giro d'affari, oltre 18mila ristoranti in 100 diversi Paesi. 3G Capital, il fondo in sella a Burger King, avrà il 51%. Il gigante statunitense dei fast food ha ottenuto un finanziamento di 12,5 miliardi di dollari canadesi per finanziarie la parte in contanti dell'operazione: significa che in dollari Usa sono 11,4 miliardi da sborsare. L'operazione consente all'azienda made in Usa di trasferire la sede in Canada e di approfittare di una tassazione più favorevole: nel 2012 Ottawa ha abbassato l’aliquota corporate al 15%, contro il 35% ufficialmente imposto negli Stati Uniti al lordo di sgravi e agevolazioni.  Questo significa che la nuova società, con le leggi canadesi, potrà beneficiare di un tax rate intorno al 26,5%, contro il 40% circa degli Usa. 2. ALTRI CASI: PFIZER CI HA PROVATO, MEDTRONIC CE L’HA FATTA Negli ultimi tempi sono stati svariati gli esempi di società che hanno provato, non sempre senza riuscire, a rilevare una società straniera a fini fiscali. Il colosso farmaceutico americano Pfizer è arrivato a mettere sul piatto 120 miliardi di dollari per comprare la rivale britannica AstraZeneca (l’offerta è stata respinta al mittente, ma non è detto che la vicenda sia definitivamente chiusa), mentre Medtronic è riuscita a rilevare l’irlandese Covidien per 42,9 miliardi di dollari. Covidien è per altro una società irlandese sui generis: la sede legale è oltreoceano, ma gran parte delle sue attività sono negli Stati Uniti, dove era nata nel 2007 dallo scorporo da Tyco International. Se nel 2013 Liberty Global è riuscita a spostare la propria residenza fiscale in Gran Bretagna, sono ancora in sospeso i passaggi di Chiquita in Irlanda, Applied Materials e Mylan nei Paesi Bassi e Abbvie in Irlanda. La “tax inversion” non è comunque nuova: nel 1982 McDermott International si era spostata a Panama. 3. COME FUNZIONA LA TAX INVERSION E QUANTO SI RISPARMIA L’inversione consente di spostare la propria “giurisdizione fiscale”, risparmiando in particolare sui profitti generati e tenuti all’estero: per essere rimpatriati negli Stati Uniti dovrebbero essere soggetti alle imposte di Washington. Negli ultimi vent’anni sono state circa 70 le aziende americane che hanno rilevato o si sono fuse con società straniere per trasferire il domicilio fiscale all’estero. I Paesi prescelti sono stati per lo più Irlanda (dove l’aliquota aziendale è del 12,5%), Regno Unito (21%), Paesi Bassi (25%) e Canada (15%). C’è anche chi sostiene che il risparmio sia così marcato solo in apparenza. Edward Kleinbard, professore alla University of Southern California, l’aliquota corporate americana parte da una percentuale nominale del 35%, ma considerando sgravi, agevolazioni e benefit può scendere anche fino al 12,6% effettivo. 4. LE MOSSE DI OBAMA PER NON ERODERE LA BASE FISCALE Che il risparmio sia vero o presunto, l’inversione fiscale non piace all’amministrazione Obama, che teme un’erosione della base fiscale. Il segretario al Tesoro Jacob Lew di recente ha chiesto al Congresso di agire rapidamente per approvare una riforma del sistema tributario che tra le altre cose limiti la tax inversion: le fusioni devono essere «motivate da ragioni legate all’efficienza economica, non volte a risparmiare sulle tasse», aveva detto. La riforma dovrebbe rendere l’economia più competitiva e accelerare la crescita. Anche il Fondo monetario internazionale aveva chiesto un’azione congiunta per rivedere le politiche fiscali, in modo da limitare i danni anche economici provocati a livello globale dalle società che approfittano delle attuali regole sulla tassazione internazionale per ridurre il dovuto in Patria. Il rischio, diceva l’istituto di Washington, è  «un contagio fiscale» capace di creare «un’inefficienza collettiva» dell'economia globale. Il Fondo non ha fatto nomi, ma era chiaro il riferimento ad aziende come Apple e Caterpillar, che spostano i profitti tassabili a Paesi con aliquote fiscali più vantaggiose per le aziende.

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