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SPIN DOCTOR 27 Agosto Ago 2014 0616 27 agosto 2014

Marijuana, le lobby scendono in campo contro la legalizzazione

Dai sindacati di polizia alle aziende farmaceutiche: si oppongono all'apertura del mercato perché vedono minacciato il proprio settore.

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Un negozio di marijuana, nello Stato di Washington.

La legalizzazione della marijuana fa molto discutere famiglie, medici e governanti di tutto il mondo. Tanto più dopo che alcuni Stati americani hanno aperto all’uso, non solo per motivi terapeutici.
Non spetta a Spin doctor entrare nel dibattito (vi anticipo che sono contrario alla legalizzazione, ma anche alla criminalizzazione), tuttavia è interessante indagare come si sono mosse le lobby per sostenere i pro e contro negli Stati Uniti, considerando che solo negli Usa si stima in circa 2 miliardi di dollari l’anno il giro d’affari che la legalizzazione consentirà di guadagnare alla filiera della coltivazione, produzione e distribuzione della marijuana.
LE LOBBY SI ATTIVANO PER LA LEGALIZZAZIONE. Facile mappare le forze in campo a favore della liberalizzazione della cannabis. Produttori, distributori, gruppi ideologici e di pensiero coordinati dalle potenti associazioni come la National Organization for the Reform of Marijuana Laws (Norml), che opera fin dal 1970 per la depenalizzazione, e la Mpp, Marijuana Policy Project, no profit nata 20 anni fa, con lo scopo di far crescere il supporto pubblico per politiche non punitive e non coercitive di uso dell’erba, identificare e attivare testimonial a favore, cambiare le leggi statali per eliminare la penalizzazione e guadagnare influenza nel Congresso degli Stati Uniti.
SOROS INVESTE 80 MILIONI DI DOLLARI. In pochi anni la forte lobby della legalizzazione ha raccolto decine di milioni di dollari, attraverso principalmente il crowdfunding, ma anche con donazioni illustri come quelle del noto finanziere George Soros che, secondo il Washington Times, avrebbe versato con la sua Fondazione dal 1994 a oggi circa 80 milioni di dollari nelle casse delle organizzazioni pro-marijuana o di Peter B. Lewis, già presidente della Progressive Insurance Company e scomparso l’anno scorso, che ha sostenuto la causa con un supporto calcolato in più di 40 milioni di dollari.
L'ESERCITO DEGLI OPPOSITORI: CINQUE SETTORI CHIAVE. Ma chi sono, invece, i gruppi di pressione che nemmeno tanto riservatamente stanno combattendo, negli Stati Uniti, il processo di legalizzazione? Secondo Republic Report, organizzazione no profit che indaga su come i finanziamenti possono condizionare la politica americana, sono cinque i settori più impegnati nella lobby anti marijuana.

Dalle aziende farmaceutiche ai sindacati di polizia: gli attori in campo

1. Le aziende produttrici di bevande alcoliche e di birra che temono che il budget destinato dai consumatori al piacere del bere venga distratto verso l’acquisto di erba. L’associazione dei distributori di alcolici della California, per esempio, secondo il Los Angeles Weekly, ha speso più di 10 mila dollari per convincere l’amministrazione dello Stato a non legalizzare la marijuana e ha avviato una forte campagna di informazione su tutti i vincoli legislativi che limitano l’uso dei superalcolici.
2. Le aziende della farmaceutica, che temono la sostituzione di molti medicinali di largo consumo e più costosi con la più economica erba. E c’è una gran letteratura, oggi, negli States sull’uso terapeutico della marijuana che sta diventando una moda di cura alternativa.
3. Le società che gestiscono prigioni private incassano milioni di dollari con detenuti incarcerati per crimini legati alla droga e molti di loro per uso o spaccio di marijuana. Anche in questo caso dal settore sono venuti milioni di dollari di finanziamenti a politici e a gruppi di pressione per evitare un alleggerimento delle norme di reclusione che avrebbero fatto perdere alle società molti soldi.
4. Allo stesso modo anche il sindacato delle guardie penitenziarie si è impegnato nella guerra anti marijuana a tutela dei posti di lavoro nelle carceri pubbliche e private.
5. Infine, i sindacati di polizia, preoccupati che i diversi dipartimenti nel Paese possano perdere i ricchi finanziamenti federali per la lotta alla droga. Soldi indispensabili, sostengono, per mantenere l’attuale standard di sicurezza pubblica.

Twitter: @gcomin

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