Economia 28 Agosto Ago 2014 0900 28 agosto 2014

Perché la luna di miele tra governo e investitori non è finita

Il debito pubblico italiano è in primo piano. Ma il mercato ha mostrato di credere ancora nei titoli di stato.

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Agosto 2014 si è caratterizzato per il tiro al piccione incarnato, in questa occasione, dal debito pubblico italiano. Numerose le proposte, in gran parte indirizzate a dar vita a una ristrutturazione del debito stesso. Sulla falsariga di quanto si è già verificato per altri contesti simili. Certo, se si pretende che in due o tre anni il livello del debito contratto debba ridursi drasticamente, non vi sono molte vie d’uscita. Se vuol essere un segnale all'esecutivo, affinché porti a compimento rapidamente le riforme ipotizzate, si possono scegliere strade meno accidentate. Perché dal dibattito che si è sviluppato se ne ricava che di fiducia nei confronti di soluzioni alternative non ve ne sembrerebbe essere. Quasi un lasciamo perdere sogni di rientro del debito e dedichiamoci, da bravi ragionieri, a studiare come preparare una contabilità alternativa al rientro stesso. I DUBBI DELI INVESTITORI RIGUARDANO LA POLITICA Idee e proposte non sono frutto del mese di vacanze, ma covano sotto la cenere da tempo. Sia a livello internazionale, sia a livello interno. Perché mentre i dubbi che accompagnano la strategia del Tesoro italiano sono pressoché nulli, decisamente maggiori si presentano quelli riguardo alla situazione politica del nostro Paese. Dubbi sulla politica che attua la direzione del debito pubblico non possono esistere, se si pensa che il costo della raccolta è sceso ai livelli minimi assoluti, nei primi otto mesi dell’anno in corso. Pur a fronte di collocamenti costantemente elevati, a livello quantitativo. Con l’ennesimo successo, non va dimenticato, dell’emissione dei BTP Italia ad aprile scorso. Viceversa, dubbi sulla classe politica italiana sembra ve ne siano e, probabilmente, caratterizzano le scelte di una parte di investitori. SORPRENDE IL SUCCESSO DELLE ASTE DEL TESORO Meraviglia, però, che il grado di copertura delle aste del Tesoro italiano (il rapporto tra domanda di titoli da parte dei mercati e offerta del Tesoro stesso) si mantenga su valori molto alti. E sfiori in alcuni casi il livello 2. Che, in soldoni, significa domanda di titoli doppia rispetto all’offerta. Pur a fonte, è opportuno ricordarlo, di rendimenti calanti. Al momento, la parte preponderante degli investitori avrà letto e soppesato le ipotesi di ristrutturazione ma, all’atto di decidere dove indirizzare la liquidità a disposizione, non solo non ha penalizzato il Tesoro italiano, ma lo ha addirittura premiato. Segno, forse, che i mercati credono ancora che vi possano essere mutamenti rilevanti nella politica del governo del Paese e che la luna di miele non sia svanita, come da altre parti si sostiene. Quasi certamente il prossimo autunno sarà decisivo. Bene, viviamolo con attenzione e l’angoscia, al momento, riserviamola a vicende belliche internazionali molto più pericolose.

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