Economia 28 Agosto Ago 2014 1200 28 agosto 2014

Perché Vivendi ha preferito Telefonica

I piccoli azionisti, Renzi boys e Berlusconi hanno ostacolato l'accordo tra Telecom e la società francese.

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Nella corsa per accaparrarsi Gvt , società telefonica controllata da Vivendi i francesi hanno preferito l'offerta della spagnola Telefonica a quella di Telecom. Il prezzo proposto dagli iberici, 7,450 miliardi di euro di cui 4,663 in cash, garantirebbe ala società d'Oltralpe «una plusvalenza da 3 miliardi di euro», e «risponde meglio agli obiettivi strategici e finanziari del gruppo» ribadisce una nota. «Visto che Vivendi intende divenire un gruppo industriale integrato orientato verso i media e i contenuti». Del resto erano troppe le incognite legate alla proposta della società guidata da Marco Patuano. Quali? Eccole: 1. LA DELUSIONE DEGLI AZIONISTI  Marco Fossati, socio recalcitrante di Telecom con il 4,989% delle azioni in portafoglio, plaude ed esprime un «giudizio positivo» al progetto di fusione di Gvt nella partecipata Tim Brasil così come all’ingresso di Vivendi nell’ex monopolista italiana. «Sosterremo nel corso della prossima assemblea straordinaria tutti gli adempimenti necessari per la riuscita del progetto industriale proposto». Anche l’Asati, l’associazione dei piccoli azionisti della tlc, ha apprezzato l’uscita degli spagnoli di Telefonica e guarda ai francesi di Bollorè senza pregiudiziali. Ma l’operazione italo-francese avrebbe avuto grandi prospettive sul medio-lungo termine. Sul breve, invece, rischiava di aumentare la frustrazione degli azionisti di Telecom con in tasca un titolo che in 13 anni ha perso il 98% del suo valore. Infatti il deal non sarebbe passato per il mercato, ma si sarebbe realizzato attraverso uno scambio azionario. Di conseguenza i piccoli avrebbero visto il passaggio da un socio forte (Telefonica) a un altro (Vivendi) senza colpo ferire e senza incamerare il premio per il controllo di maggioranza. Se non bastasse Telecom, per una quota paritetica nella nuova joint venture italo-brasiliana, avrebbe dovuto iniettare in Tim Brasil nuovi capitali per circa 2 miliardi. C’era il rischio di un aumento di capitale che avrebbe potuto deprezzare il già debolissimo titolo  italiano. 2. LA RABBIA DEI FONDI E LE RIPICCHE DI TELEFONICA

Delle aspettative dei piccoli azionisti Marco Patuano avrebbe dovuto tenere conto durante l’assemblea che avrebbe dovuto autorizzare l’operazione con i francesi. E qui sarebbe potuto succedere di tutto, perché Telecom in Italia è una public company. E poi si sarebbero dovute sondare le attese dei fondi azionari, che da sempre spingono per la cessione della rete e la riduzione dell’altissimo indebitamento dell’ex monopolista. Nell’aprile scorso - pur di accelerare la cacciata di Franco Bernabè - la lista targata Assogestioni surclassò quella di Telco (Telefonica più le banche) sul voto sulle nomine. Sempre in assemblea avrebbe potuto creare non pochi problemi Telefonica. In teoria gli spagnoli avrebbero dovuto scendere  all’8,3 di Telecom soltanto in autunno, quando si sarebbe concluso il collocamento dei bond aziendali lanciati dopo l’annuncio dell’addio all’Italia. Al momento sono al 15%. Di conseguenza Alierta, numero uno della società spagnola, avrebbe potuto far pesare il suo pacchetto di deleghe, a meno che Patuano non avesse deciso di sfruttare l'articolo 2373 del Codice Civile, facendo presente che il voto di un socio in conflitto d'interesse va impugnato perché reca danno alla società. 3. I PIANI (OPPOSTI) DEI RENZI BOYS Vincent Bollorè aveva incontrato in Italia (e ci ha tenuto a farlo sapere) Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom, Alberto Nagel (Mediobanca), Pier Silvio Berlusconi (Mediaset), ma pare non abbia varcato la soglia di Palazzo Chigi. Dove, invece, è di casa il primo azionista spagnolo di Telecom, Cesar Alierta. A dirla tutta tra il numero uno di Telefonica e Matteo Renzi il rapporto sarebbe stato contraddistinto da alti e bassi. L’asse Telecom-Vivendi avrebbe retto sul fatto che l’azienda italiana possiede ancora la principale rete di telecomunicazioni nazionale e ha la forza di imporre al governo un piano per dotare il Paese di una rete moderna. E su questa infrastruttura avrebbe dovuto girare la futura tivù via cavo italo francese. Peccato che su questo versante il governo ha idee diverse. Il sottosegretario allo Sviluppo, Antonello Giacomelli, aveva ipotizzato, infatti, uno schema simile al club degli operatori francese. Tanto che con un’intervista al Fatto quotidiano aveva annunciato «una grande alleanza tra operatori della telefonia e delle tv in Italia per affrontare le sfide future. Sto pensando a un incontro con tutti gli operatori del settore: le televisioni e i telefonici, da Sky a Mediaset passando per Telecom, ci vuole una grande alleanza» aveva detto Giacomelli. 4. L’INCOGNITA BERLUSCONI

La famiglia Berlusconi tratta da tempo con Vivendi una partnership per rispondere alla paytv europea che ha lanciato Rupert Murdoch. I francesi ci metteranno il know how di Canal+, gli italiani le potenzialità di crescita del mercato interno. La famiglia Berlusconi, soprattutto, agogna da almeno un decennio una fusione con Telecom: sarebbe la naturale trasformazione di un gruppo che deve trasferire le sue attività dall’etere al cavo (come sta avvenendo in America e come vuole fare lo stesso Murdoch). Una operazione, questa, che permetterebbe all'ex premier anche di risolvere la guerra di successione tra figli di primo letto (Marina e Pier Silvio) e quelli di secondo letto (Barbara, Eleonora e Luigi), che alla morte del Cavaliere potrebbero portare l’impero all’implosione. Con lo sbarco di Bollorè in Telecom (uno di casa a villa San Martino) questo disegno sarebbe stato possibile. Ma si sarebbe dovuto fare i conti con il quadro politico del Paese. Oggi Matteo Renzi ha la forza di imporre a un recalcitrante Pd di fare la riforma della giustizia con il capo di centrodestra condannato in giudicato per evasione fiscale. Ma se il premier si ritrovasse in Parlamento senza i voti del suo partito su altre riforme ferali come il Jobs Act o la stessa giustizia, difficilmente avrebbe la forza di benedire il matrimonio tra Berlusconi e Bollorè sulle ceneri di Telecom. Troppi ostacoli da superare, insomma, in un mercato che cambia alla velocità della luce e su cui è fondamentale agire in maniera smart. Così i francesi hanno preferito il matrimonio con gli spagnoli.

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