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MONITO 30 Agosto Ago 2014 1338 30 agosto 2014

Crisi, Marchionne: «L'Italia non sembra capace di reagire»

L'ad di Fiat: «Da 10 anni invoco le riforme».

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Sergio Marchionne.

Gli ultimi dati Istat che hanno certificato la deflazione italiana non sembrano aver sorpreso più di tanto Sergio Marchionne. «Saranno almeno 10 anni che dico che abbiamo bisogno di riforme e trasformazioni strutturali» per recuperare «il livello competitivo del Paese». Ma l'Italia, ha aggiunto l'amministratore delegato di Fiat, «non sembra capace di reagire». E per il Lingotto «guardare un Paese immobile e incapace di avviare un anche piccolo cambiamento è qualcosa di inconcepibile».
«NON SIAMO COMPETITIVI». L'Italia, ha aggiunto ancora Marchionne dal palcoscenico del Meeting di Comunione e liberazione in corso a Rimini, vive oggi «una recessione prolungata in condizioni che non sono più in grado di garantire un Paese competitivo». «Quello che abbiamo fatto noi è uno dei tanti esempi» di come reagire, «ma dobbiamo avere la consapevolezza che abbiamo di fronte una Italia tutta da ricostruire». Serve una «nuova fase di ricostruzione e di rilancio nazionale»: le risorse per farlo, come «le qualità umane e culturali», non mancano.
«FIDUCIA NEL GOVERNO». E ancora: «Riponiamo massima fiducia nel governo, il presidente Renzi ha di fronte un ruolo arduo e ingrato. Appare coraggioso e determinato a fare le riforme e io l'ho incoraggiato a proseguire l'intento riformatore senza curarsi degli attacchi».
«POCHI I RISULTATI CONCRETI». La fiducia resta intatta, anche se «finora chi ha guidato il Paese si è scontrato con un muro di gomma. Risultati concreti se ne sono visti molto pochi, compromessi tanti». Per questo, «non sopporto più di vedere gente con il gelato, barchette e cavolate. Voglio essere orgoglioso di essere italiano, di poter dire che siamo veramente bravi come gli altri, perchè lo siamo».
IGNORARE LE VIGNETTE. Sempre criticando l'ultima copertina dell'Economist che ritrae Renzi con un cono gelato mentre assiste all'inabissarsi della barchetta di carta sulla quale è raffigurato, Marchionne ha continuato: «Non sono cose che fanno piacere». E commentando la replica del premier che s'è fatto ritrarre con un gelato a Palazzo Chigi ha detto: «Una scelta personale di Renzi, io l'avrei ignorata. Vignette su di me ne escono tante, non le ho mai inseguite».
«FCA IN BORSA IL 13 OTTOBRE». Il percorso del Lingotto «dalle ceneri» a Fiat Chrysler Automobiles che «molto probabilmente» dovrebbe debuttare in Borsa a Wall Street il 13 ottobre, è «l'esempio» che Marchionne indica agli italiani: «L'idea di poter cambiare le cose rimarrà una utopia fino a quando ciascuno di noi non deciderà di fare la propria parte», con un invito anche ad accantonare «messaggi un po' negativi», dice, accennando alle parole del leader di Confindustria Giorgio Squinzi.
«NESSUNO STABILIMENTO ITALIANO CHIUDE». Intanto il progetto Fiat-Chrysler va avanti: «Stiamo lavorando molto duro», dice Marchionne, che conferma gli obiettivi del gruppo per il 2014. Dopo la quotazione a New York, dovrebbe essere un consiglio d’amministrazione a fine ottobre a valutare se per la nuova Fca serva un rafforzamento patrimoniale, e se nel caso la strada sia un aumento di capitale o una emissione di bond convertibili. Stati Uniti e Brasile danno una «sicurezza finanziaria» che viene usata anche per proteggere «la rete industriale italiana». «Abbiamo detto e ribadito» rassicura ancora «che non intendiamo chiudere nessuno stabilimento in Italia accollandoci tutti i costi di una realtà operativa in perdita».

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