Economia 1 Settembre Set 2014 1021 01 settembre 2014

Merkel-Draghi: perché l'austerity li divide

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Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha detto che politiche europee devono utilizzare maggiore flessibilità. Il sipario è appena calato sul vertice che ha deciso i top job Ue e ha espresso la sua preoccupazioni per le condizioni di salute dell'economia europea e subito si è riacvceso lo scontro sulla flessibilità e le strategie per rilanciare la crescita. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il suo ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, secondo quanto ha rivelato il settimanale tedesco Der Spiegel, avrebbero chiamato al telefono il presidente della Bce, Mario Draghi, per sapere se ha cambiato idea sull'austerità. VACILLA L'AUSTERITY VOLUTA DALLA GERMANIA In pratica Merkel gli ha chiesto conto delle dichiarazioni fatte a Jackson Hole, dove Draghi ha detto che le politiche europee devono utilizzare la flessibilità disponibile all'interno delle regole per spingere la crescita e sostenere i maggiori costi determinati dalle riforme necessarie. Una posizione ripresa anche dal presidente francese Francois Hollande e sostenuta pure dall'Italia di Matteo Renzi. E musica per le orecchie dei mercati. IL GIALLO DELLA TELEFONATA: CHI HA CHIAMATO CHI? Il portavoce di Merkel, Steffen Seibert, ha smentito la «bacchettata» tedesca nei confronti di Draghi, limitandosi a osservare che il governo non rende pubbliche le conversazioni confidenziali della cancelliera. E anzi ha rilanciato: «È stato Draghi a telefonare. E quello che è uscito finora non ha nulla a che vedere con la verità del colloquio». Intanto, i mercati ringraziano. Ma cosa dobbiamo aspettarci adesso? Ecco cinque cose da non sottovalutare. 1. ITALIA E FRANCIA SONO AL CENTRO DEL MIRINO IN EUROPA Agosto, partito sotto pessimi auspici, è arrivato al traguardo senza grandi scrolloni per i mercati, pur confermandosi periodo atto ad agevolare sia le veloci scorribande dei predatori della finanza, sia le spesso  velleitarie elucubrazioni degli analisti economici. Accade così, una volta tanto, di trovare più equilibrio nell’incessante movimento dei listini piuttosto che nelle opinioni dei cosiddetti esperti, scatenati nell’evocare scenari  da incubo, soprattutto per l’Europa. E l’ultima copertina del settimanale Economist, con il tormentone di Matteo Renzi che si mangia il gelato come uno scolaretto, è una perfetta rappresentazione del concetto.

Matteo Renzi con il presidente francesce Francois Hollande. 2. MERCATI VOLATILI MA NON TROPPO L’indice azionario globale ha chiuso il mese leggermente sopra lo zero, asettica sintesi di marginali progressi  per gli emergenti e Wall Street, il leggero calo di Tokio e di diversi mercati europei. Volatilità in brusco aumento ma solo per l’Europa e in esaurimento dopo la prima decade d’agosto. Tutto sommato poca roba considerando la combinazione tra peggioramento del quadro congiunturale, l’ombra lunga delle tensioni in Ucraina e Medio Oriente e la crescente dichiarata frustrazione di molti grandi gestori internazionali di fronte alle  infinite immobilità europee. Con Francia e Italia sempre più al centro del mirino. 3. CONTRO LA DEFLAZIONE EURO DEBOLE La valuta europea, come suggerito e ottenuto da Mario Draghi -  l’uomo che «sussurrava ai mercati» -  ha proseguito la sua discesa frenata avvicinandosi a quota 1,30 contro dollaro. Una svalutazione ormai del 6-7% rispetto ai massimi dell’anno, utile in prospettiva per raffreddare i dilaganti timori di deflazione. Che ad agosto ha fatto la sua comparsa anche in Italia, accolta come l’ennesimo segnale dell’irreversibile declino del paese. A torto, perché  deriva solo dal calo del prezzo  delle materie prime importate, effetto congiunto dell’Euro forte ormai dietro le spalle e della riduzione dei prezzi petroliferi in dollari. Una manna per famiglie e imprese italiane destinata purtroppo a non durare a lungo. 4. IL CROLLO DEL RENDIMENTO DEL BTP È L'UNICO VERO EVENTO DEL MESE Sui mercati  interbancari, controllati più direttamente dalla Bce, i tassi sono a zero, sul brevissimo termine perfino negativi. In Italia i Bot a sei mesi sono stati emessi con  un rendimento lordo dello 0,13%. In parallelo continua l’inarrestabile calo dei  rendimenti a lungo termine dei titoli governativi: il bund tedesco è sceso allo 0,9, il Btp italiano al di sotto del 2,40%. Il tracollo dei rendimenti obbligazionari, accoppiato a dati congiunturali molto deboli, viene da molti considerato come la prova provata che i mercati – secondo costoro i migliori previsori degli scenari futuri –  vedono all’orizzonte europeo più stagnazione e deflazione. Potrebbe essere un abbaglio. 5. TASSI: C'È IL RISCHIO DI CONFONDERE L'EFFETTO CON LA CAUSA I tassi che si schiacciano sono l’effetto (voluto) delle politiche monetarie non convenzionali (che hanno come obiettivo più crescita e inflazione) ma rischiano di diventare la causa dell’ulteriore peggioramento delle aspettative future. Ennesimo esempio della geniale intuizione dello speculatore filantropo George Soros sulla riflessività dei mercati, cioè sulla loro paradossale capacità di riflettere e amplificare una realtà virtuale, che dipende più dalle percezioni che dalla verità, amplificandola e condizionando il futuro reale. In definitiva: è in essere un infausto circolo vizioso che rischia di rendere ancora più inefficace e dannoso l’uso disinvolto della politica monetaria, alimentando aspettative economiche sempre più negative. È  una spirale che va interrotta con un utilizzo più equilibrato degli strumenti di politica economica, non con un uso ancora più disinvolto della sola politica monetaria.

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