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POLITICA 3 Settembre Set 2014 0949 03 settembre 2014

Carlo Cottarelli, la strategia del commissario per la Spending review

Mr Spendig torna a farsi sentire.

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Il Commissario per la spendig review, Carlo Cottarelli.

Giulio Andreotti diceva che «a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina».
Una massima che oggi potrebbe tornare utile anche a Matteo Renzi - che comunque dalla tradizione democristiana e popolare proviene, almeno per influenze familiari – per darsi una spiegazione del fatto che il commissario Carlo Cottarelli abbia scelto proprio il giorno della presentazione del programma dei 1.000 giorni del governo per tornare a parlare, dopo settimane di silenzio.
Mr Spending review ha illustrato un piano di risparmio di circa 3 miliardi in quattro anni, da ottenere estirpando 7 mila società dalla giungla della partecipate.
Il premier parlò di 10 mila in totale da ridurre a mille, ma Cottarelli, pur condividendo la stima di Palazzo Chigi, ne lascia 2 mila in più.
UN IMPROVVISO RITORNO IN CAMPO. Ma al di là dei numeri, qual è il motivo di questo improvviso ritorno in campo, dopo lo scambio di battute al vetriolo avvenuto a fine luglio con il capo del governo?
Stando a quanto si dice – sottovoce e con il sospetto che anche i muri abbiano orecchie – negli ambienti economico/politici romani, questa rentrée è un chiaro segnale che i cosiddetti poteri forti stanno tornando all'attacco dell'Italia. E di Renzi, ovviamente.
L'OMBRA DEL FMI DIETRO IL COMMISSARIO. A molti, soprattutto in America, non era andata giù la scelta di Cassa depositi e prestiti di vendere il 35% di Cdp Reti alla State Grid Corporation of China, che aprirà a Pechino le porte dell'estrazione di Shale gas.
L'operazione ebbe la benedizione dell'ex sindaco di Firenze, con tanto di firma in pompa magna a Palazzo Chigi.
Tra quelli che all'epoca storsero di più il naso, sicuramente ci furono i “pezzi grossi” del Fondo monetario internazionale, da sempre contrari all'ascesa della Cina. E dal Fmi proviene proprio Carlo Cottarelli che, a torto o ragione, viene visto nei corridoi del potere come un “uomo di Washington”. Non inteso come Casa Bianca, ovviamente.

Feeling con Letta, ma con il premier è gelo

Matteo Renzi.

Anche il curriculum vitae dell'economista cremonese gioca in favore della sua nomea. Al Fondo ci ha passato praticamente tutta la sua vita. Entrato nel 1988, ha girato tra il dipartimento europeo, quello monetario e dei capitali e affari fiscali. Poi il grande salto nell'Olimpo del Fmi, prima con la nomina di vice direttore dei dipartimenti Ue e Strategia, Politica e Revisione, poi con il passaggio a direttore degli Affari fiscali, e infine l'incarico di responsabile Sviluppo e pubblicazione della rivista interna Fiscal Monitor.
Cottarelli ha salutato Washington il 23 ottobre 2013, ovvero dopo aver ricevuto l'incarico di commissario per la revisione della spesa da parte del governo Letta.
SPENDING: IL PRIMO PIANO DI 32 MILIARDI. Col predecessore di Renzi c'era feeling su tutto, e Mr Spending elaborò una serie di dossier che prevedevano un risparmio, per le casse dello Stato, di circa 32 miliardi di euro in tre anni (dal 2014 al 2016). Quei dossier furono ossigeno puro per l'esecutivo Letta-Alfano, anche se l'incantesimo durò poco, visto che una volta presentata fu subito chiaro che per vedere i benefici di quell'operazione, di anni, ne sarebbero passati almeno quattro.
Quando in piena estate uscirono i dati macroeconomici con i primi effetti della cura Renzi, e nella migliore delle ipotesi i numeri erano rimasti stazionari, se non addirittura peggiorati, il piano di spending review tornò subito al centro della scena, ma solo per rilevare la polemica di Cottarelli contro il segretario Pd, al quale diceva di aver portato ben 25 dossier senza ricevere nemmeno una risposta, ma anzi lo aveva relegato in un ruolo di consulente, una sorta di “binario morto”.
LO SCONTRO CON RENZI SUL PIANO DI TAGLI. Il presidente del Consiglio replicò, pubblicamente, che di quei documenti non ne aveva visto nemmeno uno. Il fuoco di fila si fermò lì, ma a dar retta all'adagio andreottiano, bisogna comunque notare che quelli erano proprio i giorni della chiusura dell'accordo tra Cdp e cinesi.
Ora che Cottarelli è tornato a parlare con i media, presentando una parte del suo piano di tagli triennale, quella relativa alle società partecipate, addirittura fattibile in un anno con tanto di 500 milioni di risparmio, mentre Matteo Renzi annuncia un programma di riforme lungo 1.000 giorni (#passodopopasso), viene dunque spontaneo chiedersi: cui prodest?
Se lo storico leader democristiano avesse ragione, allora dobbiamo aspettarci un autunno caldo dalle parti del governo, dopo un'estate tiepida, o addirittura fredda (non solo a livello climatico).
Speriamo solo che gli italiani non saranno costretti a pagare il conto delle medicine. Con tutti questi sbalzi...

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