Economia 3 Settembre Set 2014 1824 03 settembre 2014

Telecom, Patuano gioca su tre tavoli

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Marco Patuano, amministratore delelgato di Telecom. In Brasile bisogna restare competitivi sfruttando al massimo l'asta per le frequenza 4G che il governo si appresta a lanciare. In Argentina è necessario spingere l'Antitrust a sbloccare la vendita degli asset locali al messicano David Martinez Guzman. In Italia ci si deve difendere dalla pressioni del Pd e della Cassa depositi e prestiti, che tornano alla carica per portare la rete sotto l'ombrello pubblico. Sono queste, sul breve termine, le tre sfide che attendono Marco Patuano. L'amministratore delegato di Telecom giura e spergiura di non sentirsi accerchiato dopo l'abbandono di Telefonica e la decisione di Vivendi di trattare in via prioritaria con Cesar Alierta la cessione per la brasiliana Gvt. Lo ha fatto anche il 3 settembre incontrando a Londra gli operatori di mercato in una conference a porte chiuse sulle tlc organizzata da Deutsche Bank. Patuano si è sbilanciato e ha detto: «Pe l'azienda ci sono chiari segnali di miglioramento per un migliore secondo semestre in Italia. Sia qui sia in Brasile il gruppo procede in linea col piano industriale annunciato lo scorso novembre». Insomma tutto bene, ma solo se Patuano riuscirà a vincere le sue tre sfide. 1. BRASILE, CERCASI AFFARE SUL 4G SENZA SVENARSI In teoria ci sarebbe l'offerta (non ancora formalizzata) dell'operatore locale Oi per Tim Brasil. Compagnia dalle grandi performance che potrebbe interessare anche alla galassia Slim o a Vodafone e che secondo il socio di Telecom, Marco Fossati, vale almeno 11 volte l'Ebitda. Per non parlare del fatto che l'Antitrust paulista (Cade) è stata chiara: se Telefonica non è esce dal Telecom (e taglia tutti i rapporti con la stessa Tim Brasil) non può comprare da Vivendi Gvt. Che a quel punto tornerebbe una preda per Telecom. Ma Patuano non sta soltanto ad aspettare gli eventi oppure a confermare «il focus sullo sviluppo e gli investimenti già annunciati per il 2014-2016 puntando sulla forte posizione di Tim Brasil, senza effetti dal nulla di fatto sul fronte Gvt, operazione straordinaria al di fuori del piano». Infatti gli italiani da un lato guardano all'asta per le frequenze 4G in programma tra qualche mese, dall'altro stanno studiando alleanze con competitor del Paese per allargare l'attività anche al fisso.

Telecom Argentina è stata venduta a Fintech per 960 milioni ma il closing dell'operazione è già slittato due volte. 2. ARGENTINA, UNA VENDITA INFINITA Visto l'alto indebitamento, l'obiettivo è un'integrazione su carta e attività e non più una scalata. Detto questo Patuano ha comunque bisogno di liquidità. Che pensava di incassare dalla vendita di Telecom Argentina. Con la Fintech di Martinez Guzman ha già fissato lo scorso 23 novembre il prezzo (960 milioni di euro), ma il closing ha già subito due slittamenti (l'ultima al 25 settembre). In un primo tempo si pensava che il ritardo era legato al default selettivo nel quale è finita l'Argentina. Poi si è scoperto che quel che manca è il via libera dell'autorità argentina delle Tlc, senza la quale il contratto da 960 milioni di dollari siglato con il fondo del messicano David Martinez non potrà perfezionarsi. Tanto che a Milano qualcuno teme che un ulteriore ritardo possa far saltare l'operazione. Intanto Marco Fossati ha chiesto ai vertici, se l'asset argentino non valga più di quanto pattuito. 3. ITALIA, LE MIRE DI CDP E IL PERICOLO MEDIASET Cesar Alierta non è mai stato ben visto dalle parti Palazzo Chigi. Ma ancora peggio potrebbe essere metabolizzato l'ingresso in Telecom dei francesi di Vivendi. Un tempo benedetti dai governi di centrosinistra nell'operazione Stream per fronteggiare lo strapotere di Berlusconi in Tele+, ora vengono visti con un certo sospetto per le trattative tra il loro presidente (Vicent Bolloré) e Pier Silvio Berlusconi circa un'alleanza nella paytv. Al riguardo il viceministro allo Sviluppo, Antonello Giacomelli, ha spiegato ai potenziali partner che il governo si muoverà in discontinuità con il passato: «Rimane ancora più incomprensibile il motivo per cui il Governo di allora decise di fidarsi». In quest'ottica riprende fiato quel fronte del Pd che ha sempre premuto per trasferire la rete Telecom alla Cassa depositi e prestiti, dopo che nelle scorse settimane i Renzy boys avevano tolto l'infrastruttura dalla lista degli asset strategici da difendere. Proprio da via Goito il presidente del Fondo Strategico, Innocenzo Cipolletta, non lo nasconde in un'intervista a Formiche.net: «Sarebbe opportuno avere un operatore più forte e meno indebitato. Nel settore della telefonia c'è un'esigenza di accorpamento già in atto nel resto dell'Europa. Se ci sarà un disegno di aggregazione per Telecom sarebbe opportuno ci sia un fondo, pubblico o privato, che possa collaborare alla definizione di una strategia che oggi gli azionisti non hanno». Il pensiero va al Fondo Strategico Italiano che è controllato proprio dalla Cassa depositi e prestiti e che in passato ha studiato il progetto di una newco per la gestione della rete. E poi resta il problema Mediaset: in Cdp non gradirebbero una fusione con Telecom.

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