Economia 5 Settembre Set 2014 1830 05 settembre 2014

Banca Marche, class action da 30 mln

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La class action di 400 azionisti di Banca Marche è contro i manager che hanno guidato l'istituto dal 2006 al 2012. Quattrocento azionisti privati di Banca Marche, attraverso l'Unione Nazionale Consumatori, hanno spedito in forma collettiva la richiesta di risarcimento di danno per circa 30 milioni di euro a 31 persone che hanno ricoperto ruoli gestionali, amministrativi e di controllo nell'istituto di credito dal 2006 al 2012, tra cui l'ex dg Massimo Bianconi, altri 5 manager, vari componenti dei Cda e del collegio sindacale. Richiesta analoga anche per la società di revisione Price Waterhouse Coopers, rea di aver certificato nel 2012 la bontà di un aumento di capitale cui aderirono in massa i piccoli risparmiatori. ACCUSA DI MALA GESTIO CONTRO I VERTICI DELL'ISTITUTO I destinatari sono accusati di una "mala gestio" che avrebbe affondato i conti dell'istituto di credito ed il valore delle azioni, acquistate in alcuni casi sopra i 2 euro e ora scese a 0,219 euro l'una. A lanciare l'iniziativa gli «Azionisti privati di Banca Marche» e l'associazione di dipendenti azionisti «Dipendiamo Banca Marche», che a ottobre chiameranno la società di revisione ed i 31 ex vertici in Camera di Commercio ad Ancona per un tentativo di risarcimento extragiudiziale rapido. Depositato anche un esposto alla Procura della Repubblica per far considerare i 400 piccoli azionisti parti lese nel processo penale che dovrebbe scaturire dall'inchiesta in corso per associazione per delinquere, appropriazione indebita e vari reati societari a carico di 37 indagati a vario titoli tra gli ex vertici della banca ed imprenditori del mattone. NON CONVINCE IL PIANO DELLA BAD BANK I piccoli azionisti privati che hanno chiesto un risarcimento danni agli ex vertici dell'istituto sono preoccupati per le ipotesi di un piano di salvataggio di Banca Marche sotto la regia di Bankitalia. In attesa che si definiscano i contorni dell'operazione, si teme che si riproponga lo scenario del salvataggio Tercas, con l'azzeramento del valore delle azioni che già hanno perso buona parte del loro valore. Non convince inoltre l'ipotesi dello scorporo delle sofferenze in una società-veicolo, una bad bank, che dovrebbe essere gestita da FonSpa - già Credito Fondiario - su garanzia del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

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