Economia 5 Settembre Set 2014 0944 05 settembre 2014

Perché il taglio è l'ultima spiaggia di Draghi

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Il presidente della Bce ha portato il costo del denaro ai minimi storisi dall'introduzione dell'euro. Ancora una volta Mario Draghi, «l’uomo che sussurra ai mercati», ha scatenato l’entusiasmo dei padroni della finanza. E paradossalmente tutto ciò accade proprio perché, per tutti gli altri, dalle famiglie alle imprese, l’appuntamento con la troppo spesso evocata ripresa economica si allontana ancora una volta, come un miraggio nel deserto. Ce la faremo per l’autunno? Secondo la manovra della Bce, no. È più probabile che potremmo vedere qualche risultato nel 2015. Si dovrà aspettare il tardo autunno o meglio l’anno che verrà, quando con bilanci bancari ripuliti o almeno più trasparenti  diventerà operativo l’intero arsenale attivato dalla Bce, dall’acquisto di titoli cartolarizzati al  programma di finanziamento alle banche condizionato all’erogazione di mutui all’economia reale (Tltro). Allora si vedrà se il cavallo  (dell’economia) vorrà finalmente bere. Ma la strada è tutta in salita, ecco cosa dobbiamo aspettarci adesso. 1. DRAGHI È ANDATO IN «ALL IN» E NON HA PIÙ ARMI CONVENZIONALI La Banca Centrale Europea ha deciso di andare all in e ha ridotto di altri dieci centesimi l’intero corridoio dei tassi d’interesse praticati alle banche, da quello marginale a quello di deposito, che diventa ancora più penalizzante. Fuori dai tecnicismi, con questa mossa, i tassi su tutte le scadenze fino ai cinque anni sono a zero o poco sopra. Ennesimo regalo per le banche, che non a caso festeggiano alla grande in borsa. Scordatevi effetti immediati diretti sull’economia reale, da tempo la leva dei tassi è inefficace. Significativi però quelli indiretti, grazie alla svalutazione del cambio. Comunque, con le decisioni di ieri sui la Bce esaurisce  l’arsenale degli strumenti convenzionali. 2. LA PROSSIMA MOSSA È AGIRE SULLA LIQUIDITÀ DELLE BANCHE Rimangono quelli «non convenzionali», da anni ormai usati da tutti i banchieri centrali con risultati controversi, discussi e discutibili. Anche su questo fronte Mario Draghi è in progressione, avendo definito i tempi, se non i modi, degli acquisti diretti di titoli cartolarizzati o garantiti da attività reali, già annunciati a giugno. Pezzi di attivi bancari che passeranno nei bilanci della Bce contro creazione di liquidità di pronto impiego. Operazione da non sottovalutare, che verrà avviata da ottobre.

Mario Draghi e Angela Merkel sono divisi dalla politica di austerity. 3. L'ACQUISTO DI BOND (QUANTITATIVE EASING) COME ARMA NUCLEARE FINALE Manca all’appello solo il Quantitative easing, l’acquisto generalizzato di titoli governativi su larga scala, l’arma nucleare, a lungo utilizzata negli Stati Uniti, in Giappone e nel Regno Unito. Ma che in Europa fronteggia la strenua opposizione della politica e dei banchieri tedeschi. E questi Ambienti hanno fatto sentire indirettamente la loro voce anche ieri, con l’opposizione in sede di  Consiglio Direttivo della Bce, dove i voti si contano. Attenzione, però, perché in Europa si «pesano». Il Governatore ha ribadito che «se dovesse diventare necessario» si farà ulteriore ricorso a strumenti non convenzionali. Ma è apparso chiaro che se si arriverà a tanto, il passaggio finale sarà tutt’altro che indolore e per molti  testimonierebbe il fallimento definitivo dell’azione della Bce. Le cause della decisione di ieri traggono origine dal recente, evidente, ulteriore peggioramento della congiuntura in Europa e dalla  meno appariscente ma più preoccupante deriva negativa delle attese sull’inflazione. Ed è proprio per sostenere l’ancoraggio delle aspettative inflazionistiche al 2%, usando il gergo dei banchieri centrali, che la Bce si è mossa, con il non tanto segreto obiettivo di zavorrare l’euro. Insomma, fuor di metafora, lo spettro della deflazione si allarga e siamo arrivati in prossimità dell’ultima spiaggia. 4. DISCESA DELL'EURO E RIPRESA DELLE ESPORTAZIONI Ce la farà finalmente la Bce a risollevare l’economia? Da sola no. Dopo Jackson Hole anche il 5 settembre Draghi ha ribadito che sono tre le frecce da utilizzare per uscire dalla secolare stagnazione in Europa. Innanzi tutto le riforme strutturali, che devono precedere, non seguire, l’utilizzo di una maggiore flessibilità sul fronte fiscale a livello comunitario (il secondo strumento). E qui il Governatore è stato molto chiaro e ha spazzato via le illazioni di chi lo vedeva allinearsi con i profeti neokeynesiani dell’espansione fiscale a prescindere dalle regole europee. La terza freccia è ovviamente  rappresentata dalla politica monetaria. Ma per raggiungere l’obiettivo tutti devono fare la loro parte. Per ora basta il crollo dell’euro, poi si vedrà. Che dire dell’efficacia dell’azione della Bce? Istituto molto criticato di recente, sia dagli ayatollà del rigore, che dagli sfacciati  cantori dell’estremismo fiscale e monetario. Con le parole Mario Draghi è stato sempre impeccabile, teleguidando i mercati verso gli esiti più desiderabili (ma spesso non sufficienti). Anche adesso con la violenta accelerazione del deprezzamento dell’euro, che ha travolto la barriera dell’1,30 contro dollaro. È la scorciatoia per ancorare le aspettative sull’inflazione e dare una mano all’industria europea.

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