Economia 5 Settembre Set 2014 1007 05 settembre 2014

Usa, fast food e stipendi da fame

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Sciopero davanti ad un fast food Burger King I lavoratori delle catene di fast food statunitensi sono scesi in piazza in oltre 150 città per manifestare contro salari da fame. La protesta, che già viene definito il più grande sciopero nella storia del settore, è trasversale e va da Wendy’s a McDonald’s passando da Burger King dove la retribuzione è di 7,25 dollari l’ora, o una media di 15.000 mila dollari l’anno. Le richieste sono tre: aumentare la paga minima a 15 dollari l’ora, copertura sanitaria e il diritto di formare un sindacato. ARRESTATI 19 MANIFESTANTI. Per questa manifestazione, gli organizzatori hanno spiegato che sono disposti a tutto per raggiungere il loro obiettivo, anche a ricorrere a forme di disobbedienza civile. A New York, la polizia ha già arrestato 19 manifestanti che si sono seduti davanti a un McDonald’s in Times Square e hanno rifiutato di muoversi. A Chicago, dove oltre 150 dipendenti hanno manifestato, oltre venti sono stati arrestati. Questo segnala l’intensificazione di una campagna da parte dei dipendenti dei fast food che è già in corso da due anni. «Sarà una dura battaglia», dice un’impiegata di un Wendy’s in Kansas City, Missouri, costretta a tirare su quattro figli con 7,50 dollari l’ora: «Ma vinceremo». SALARI SOTTO LA SOGLIA DI POVERTA'. Secondo il governo federale, il livello di introiti che determina la soglia della povertà è uno stipendio di $11,670 per una persona sola o di $23,850 per una famiglia di quattro. In realtà, dicono alcuni esperti, uno stipendio cosi basso non basta, 11 dollari l’ora dovrebbe essere il minimo per raggiungere la soglia della povertà per una famiglia di quattro. La maggior parte degli esperti sono concordi sul fatto che gli scioperi non si tradurranno in migliori stipendi nè in diritti sindacali nell’immediato. Ma hanno l’effetto di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo il trattamento dei lavoratori. Negli ultimi anni c’è stata un ondata di aumenti del salario minimo, come nella città di Seattle, che l’ha aumentato a 15 dollari l’ora, e nello stato del Massachusetts, dove presto diventerà 11 dollari l’ora. “La gente è stupita che questi dipendenti guadagnino soltanto 7,25 l’ora”, dice Mary Kay Henry, la presidente di SEIU, Service Employees International Union, un unione internazionale che ha dato sostegno al movimento. “Hanno attirato l’attenzione di tutto il Paese”.

Barak Obama OBAMA A FAVORE DELL'AUMENTO DEGLI STIPENDI. A far precipitare la situazione e a favorire forme di protesta sempre più dure, è stata la scarsa disponibilità da parte delle principali catene fast food nel riconoscere il ruolo dei sindacati con una conseguente iniquità nel trattamento dei dipendenti. Quello del fast food è, d'altro canto, considerato il settore più iniquo degli Stati Uniti con un gap salariale fra managers e impiegati da vertigine. Un fatto riconosciuto dallo stesso presidente Obama che, nell'ambito del suo discorso avvenuto durante il Labor day, ha ricordato la difficile situazione dei lavoratori del settore auspicando l'aumento dei salari attraverso un processo di contrattazione collettiva con i sindacati. Proprio nell'ambito del recente Labour day americano, l'Afl-Cio aveva denunciato l'aumento della forbice fra ricchi e poveri. E' dagli anni '70, sottolineano i sindacati che gli stipendi dei lavoratori americani non tengono il passo dell'inflazione mentre gli stipendi dei dirigenti continuano ad aumentare in maniera sproporzionata. I PROFITTI PER PAGARE I DIVIDENDI. L'Afl-Cio, citando uno studio pubblicato sulla Harvard Business Review, denuncia come le corporations utilizzino i propri soldi soprattutto per pagare dividendi e per speculazioni finanziarie mettendo in secondo piano le voci relative agli investimenti e ai salari dei propri dipendenti. Nel 2012, si sottolinea nello studio, i 500 dirigenti più pagati hanno ricevuto stipendi per oltre trenta milioni di dollari a testa. Cifre che fanno rabbrividire se si pensa che i 4 milioni di lavoratori del fast food non portano a casa più di 7,25 dollari all'ora e sono disposti a farsi arrestare per un salario minimo di 15 dollari all'ora.

Lavoratori in sciopero da Mc Donalds DISOBBEDIENZA CIVILE Quella della disobbedienza civile è, d'altra parte, una strategia già adottata durante il precedente sciopero organizzato a maggio 2014. In quell'occasione circa 100 impiegati di McDonald vennero arrestati durante le manifestazioni. Il tentativo dell'azienda di trincerarsi dietro l'operato "indipendente" dei suoi franchisees è stato però rigettato dal National Labor Relations Board che, nel luglio scorso, ha ricordato alla casa madre le proprie responsabilità. Un verdetto importante per tutto il settore emesso pochi giorni dopo il meeting organizzato dal Seiu a Chicago che ha contato sulla presenza di più di mille e trecento lavoratori. Catene come McDonald, Burger King, Kfc, che fatturano oltre 200 miliardi di dollari all'anno, si devono dunque preparare ad affrontare una protesta crescente e sempre più organizzata che intende estendersi in oltre 150 città in tutto il paese. Una protesta che, nelle intenzioni dei sindacati, intende coinvolgere anche altri operatori nel settore dei servizi che, al pari dei colleghi del fast food, non ottengono salari dignitosi.

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