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IL BILANCIO 7 Settembre Set 2014 0812 07 settembre 2014

Garanzia Giovani, flop del piano anti-disoccupazione

Troppa burocrazia. E ritardi delle Regioni. Youth Guarantee non decolla.

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Il piano Garanzia Giovani in Italia si è rivelato fallimentare.

Tempo scaduto. Fino a questo momento in Italia la Garanzia Giovani, il piano europeo per combattere la disoccupazione nella fascia di età 15-29 anni lanciato nel 2013 dal governo Letta e partito ufficialmente quattro mesi fa, si è rivelato un fallimento.
Per dirla con le parole dell’ultimo report di Adapt, l’associazione fondata da Marco Biagi che elabora studi sul lavoro, «se si analizzano congiuntamente diverse variabili si evidenza come il piano faccia acqua da molte parti».
PROGRESSIVO CALO DEGLI ISCRITTI. L’ultimo comunicato stampa del ministero del Lavoro, pubblicato giovedì 4 settembre sul sito garanziagiovani.gov.it, parla di 179.439 giovani registrati a fronte di appena 15.165 posti disponibili, contro un bacino potenziale di beneficiari (individuati nel piano nazionale di attuazione) di 2 milioni e 300 mila inattivi.
«I ragazzi stanno perdendo fiducia nel programma europeo», scrive Adapt nel suo monitoraggio. Lo testimonia «l’andamento decrescente delle iscrizioni al programma» dovuto anche al fatto che «la maggior parte dei ragazzi e degli imprenditori non conosce Garanzia Giovani».
Non a caso un’indagine condotta a luglio dall’Istituto Giuseppe Toniolo su un campione di 1.727 ragazzi ha rivelato come solo il 5% di loro conosce molto bene il piano mentre per il 54% la Garanzia cambierà poco o nulla le aspettative di occupabilità.
MOLTE REGIONI ANCORA IN RITARDO. Il problema principale, com’era già successo nella fase di avvio dello Youth Guarantee, è legato ai ritardi accumulati dalle Regioni nello svolgimento dei loro compiti. Quelle «che hanno approvato e pubblicato i bandi per l’attuazione degli stessi rimangono una minoranza», fa sapere l’associazione, «con la conseguenza che in esse i servizi che i ragazzi avrebbero diritto di ricevere non sono operativi».
Nello specifico in quattro di queste - Abruzzo, Basilicata, Calabria e Sardegna - mancano i bandi di attuazione. Nei primi due casi, ai quali si uniscono quelli di Liguria, Molise e Sicilia, non c’è neanche un sito internet dedicato.

La maggior parte delle offerte prevedono dai cinque ai 10 anni di esperienza

Ricerca di lavoro presso un'agenzia interinale.

Giulia Rosolen, ricercatrice Adapt e responsabile del gruppo di ricerca su Garanzia Giovani, spiega a Lettera43.it che «spesso le offerte di lavoro pubblicate si riferiscono a posizioni che richiedono dai cinque ai 10 anni di esperienza. Un paradosso, visto che lo Youth Guarantee dovrebbe assicurare il primo approccio con il mondo del lavoro».
IN ITALIA OBIETTIVI NON RAGGIUNTI. Di più: «La maggior parte delle opportunità prevedono la somministrazione di un contratto a tempo determinato, mentre la logica europea punta sull’apprendistato come formula tipo».
Dunque che cosa è cambiato dagli inizi di luglio ad oggi? «Niente», risponde la ricercatrice Adapt. Anzi, aggiunge, «la situazione è peggiorata: secondo la raccomandazione europea, a quattro mesi dal lancio del programma, i ragazzi iscritti avrebbero dovuto ricevere una possibilità. Ciò non è avvenuto, eccezion fatta per dei casi sporadici. È un flop».
UN APPROCCIO TROPPO BUROCRATICO. I ragazzi che sono stati convocati per i colloqui, continua Rosolen, «hanno descritto questo come un momento eccessivamente burocratizzato. Fra le storie che stiamo raccogliendo quelle positive sono vicine allo zero». Inoltre più della metà delle opportunità pubblicate sono già state veicolate dalle agenzie per il lavoro o pubblicate da ClicLavoro, il portale pubblico del ministero.
Per Alessandro Rosina, professore di Demografia alla Cattolica di Milano, l’errore sta addirittura nella terminologia utilizzata. «La parola “Garanzia” porta fuori strada. Molti giovani non pensano che questo piano sia utile per trovare lavoro», spiega il docente. Anzi «quelli che hanno un livello di studio medio-alto temono di rimanere intrappolati nella condizione di precarietà e disoccupazione».
«GIOVANI DISILLUSI DALLA POLITICA». Per Rosina in gioco c’è anche un altro fattore: la disillusione dei giovani nei confronti della politica. «Per troppi anni», dice, «si sono fatti annunci e promesse a cui poi sono seguite scelte sbagliate. Finché i ragazzi non vedranno la concretezza di certe azioni e percepiranno la Garanzia Giovani come qualcosa che non incide sulla loro vita non si andrà da nessuna parte». Inoltre tempi e comunicazione non hanno funzionato: «Se si lancia un progetto e poi si scopre che le Regioni non l’hanno attivato adeguatamente e che le offerte non sono rilevanti è chiaro che le aspettative scemano. Il ministero non si è messo in sintonia con le sensibilità dei giovani, non li ha coinvolti. Alla prova dei fatti questo processo non ha funzionato».

Per il piano Bruxelles ha stanziato 6 miliardi. Uno e mezzo in Italia

Il piano Youth Guarantee è nato per agevolare l'entrata nel mondo del lavoro dei giovani.

La Garanzia Giovani non è circoscritta solo al nostro Paese. Per questo piano anti-disoccupazione giovanile Bruxelles ha stanziato una cifra considerevole, 6 miliardi di euro, 1 e mezzo solo per l’Italia.
Se a casa nostra le cose non stanno andando come dovrebbero, nel resto d’Europa - eccezion fatta per la Spagna, colpa di un piano di attuazione molto complesso e oggetto di numerose critiche - la situazione è migliore, merito di strategie più incisive.
GERMANIA, POTENZIATO L’APPRENDISTATO. La Germania, che in passato aveva già sviluppato iniziative simili, ha puntato sul potenziamento dell’apprendistato e coinvolto tutti gli attori del mercato del lavoro attraverso il patto di formazione e occupazione, predisponendo misure specifiche per i target a rischio (in particolare i giovani con disabilità).
In Irlanda, invece, sono stati individuati due diversi target. Da una parte quello che coinvolge i ragazzi di età inferiore ai 18 anni che non hanno completato il percorso scolastico: per loro la priorità è il reinserimento all’interno di un percorso professionale; dall’altra la fascia 18/24 anni, nella quale sono inclusi disoccupati e inoccupati che saranno assistiti nella ricerca di una nuova (o di una prima) occupazione.
AUSTRIA E DANIMARCA: DUE TARGET DIVERSI. La stessa strategia messa in campo dall’Irlanda è stata seguita anche da Austria e Danimarca. Nel primo caso le fasce individuate sono la «Garanzia di formazione» (giovani fino a 18 anni disoccupati o inattivi), grazie alla quale si ha la possibilità di svolgere un apprendistato presso una istituzione sovraziendale finanziata dai servizi pubblici per l’impiego e la «Garanzia di lavoro e formazione» (giovani di età compresa fra i 19 e i 24 anni), che garantisce ai ragazzi un’offerta di lavoro, formazione o occupazione sovvenzionata entro i primi sei mesi dall’iscrizione. Per evitare fenomeni di drop out, l’abbandono scolastico, la Danimarca ha invece previsto nella fascia 15/17 anni sistemi di orientamento per i soggetti in difficoltà. Il fulcro del sistema sono le attività di catch up e tutoraggio.
LA FRANCIA ASPETTA IL 2016. In Francia, dove già prima di adottare la raccomandazione europea esisteva un piano equiparabile alla Garanzia Giovani, la messa a regime del programma è prevista per il 2016, anno in cui si prevede che saranno coinvolti circa 100 mila giovani (30 mila solo fra il 2014 e il 2015). Il Paese guidato da François Hollande ha infatti predisposto un piano sperimentale di attuazione dello Youth Guarantee partito a ottobre 2013 in 10 territori che verrà poi allargato a tutti gli altri.
In Lettonia, infine, il perno fondamentale del sistema è il costante monitoraggio dei fabbisogni professionali.

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