Economia 8 Settembre Set 2014 1307 08 settembre 2014

Profondo rosso per Montezemolo

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Luca Cordero di Montezemolo Siamo alla resa dei conti tra Luca Cordero di Montezemolo e Sergio Marchionne. Circa il destino del presidente Ferrari l'amministratore delegato di Fiat Chrysler automobiles (Fca) ha dichiarato «ognuno è necessario, ma nessuno è indispensabile». E la replica di Cordero di Montezemolo non si è fatta attendere: «Quando arrivai, nel 2000, non si vinceva un mondiale da 21 anni, ora siamo il marchio più forte del mondo». Battute a parte, il manager con tante luci e qualche ombra, imprenditore troppo piccolo per le sue ambizioni (Fondo Charme, Poltrona Frau, Ntv), vicino ai 67 anni ha iniziato a vestire i panni di brasser les affaires, del «facilitatore» come ama definirsi. (qui l'articolo) Sfruttando quello che ha saputo fare meglio nella vita: creare rapporti, stringere alleanze trasversali, convincere banche, padroni e sindacati che anche i progetti più folli possono produrre ricchezza. Ma pare che oggi non basti più. Tanto che anche il suo amico e sodale in Ntv, Diego della Valle, è sceso in campo contro Marchionne per difenderlo. FACILITATORE SULL’ASSE MAGLIANA ABU DHABI. Per trovare uno sceicco che salvasse Alitalia, si sono rivolti a lui, un anno fa, Enrico Letta e Unicredit (proprietario del 13 per cento della compagnia e creditore per 140 milioni di euro). Sapendo che in quella parte di Fareast, precisamente ad Abu Dhabi, aveva già trovato un socio per la Ferrari – il Fondo industriale Mubadala, che detiene il 5 per cento del Cavallino – e facilitato l’ingresso con il 9% del braccio finanziario degli emiri, Aabar, nel capitale della banca di piazza Cordusio. Il risultato? A metà luglio fa nella casa romana di Montezemolo hanno amabilmente discusso Matteo Renzi e lo sceicco Khaloon al Mubarak. Il primo ha garantito il pieno appoggio del governo allo sbarco di Etihad alla Magliana. L’altro, il ceo di Mubadala, ha sbloccato lo stanziamento da 560 milioni di euro necessari per comprare il 49% di Alitalia. Sempre per la cronaca, qualcuno ha collegato all’attivismo di LCdM anche un articolo del decreto Irpef. Quello che accelera la privatizzazione di Piaggio Aero, acquistato proprio da al Mubarak. FERRARI TROPPO LENTA. Oggi a perdere colpi è la F1, dove la Rossa è arrivata al capolinea ben prima che Fernando Alonso, dopo 86 gare senza ritirarsi per guasti alla macchina, ha parcheggiato la sua monoposto nell'erba di Monza ben lontano dalle prime posizioni, in Barhein Montezemolo aveva deciso di lasciare il circuito di Sakir ancor prima che la gara finisse, un evento più unico che raro. «Siamo troppo lenti, vedere una macchina così mi dà dolore», aveva detto. Quasi un epitaffio della sua esperienza con il Cavallino Rampante. Così quando Marchionne è uscito allo scoperto - il manager italocanadese ha precisato che la «questione del cambio della presidenza in Ferrari non è in agenda» - il numero uno della Rossa ha capito che non ci sono più margini per difendere il suo operato davanti a chi non ha perso tempo per anticipargli di volerlo pensionare. HA VINTO 14 MONDIALI. Fa niente, però, se Montezemolo dal 1991, anno in cui è arrivato alla presidenza della Rossa, ha vinto sei Mondiali piloti e otto titoli costruttori, con 118 successi nei Gran premi. E se il marchio nel 2013 e 2014 è stato riconosciuto come il più influente al mondo secondo la classifica The brand Finance Global 500. Marchionne ha fretta di vincere e sei anni «di fatica incredibile» per la Ferrari sono troppi anche per il numero uno della Fca. Che ha puntato il dito contro Montezemolo, soprattutto dopo che il manager ha annunciato di essere disponibile a restare per almeno altri tre anni. Ecco quali sono i quattro errori che hanno messo in dubbio il ruolo del presidente della Rossa. (LEGGI L'APPROFONDIMENTO SU LETTERA43.IT)

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