Economia 9 Settembre Set 2014 1230 09 settembre 2014

Ferrari, cosa c'è dopo Montezemolo

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Luca Cordero di Montezemolo, presidente Ferrari in uscita. Fine gara. Luca Cordero di Montezemolo ha dato definitivamente addio alla Ferrari e alla galassia Fiat, l’azienda dove ventenne iniziò a lavorare come assistente dell’avvocato Agnelli e che ha presieduto dal 2004 al 2010, ovvero negli anni del turn-around realizzato da (e con) Sergio Marchionne. Ma l’ad di Fiat - che pure ha sempre vissuto con fastidio il protagonismo e l’appeal dell’altro - non cerca vendette verso il manager bolognese, punta al controllo del Cavallino. Che nel breve termine non sarà più quella repubblica indipendente all’interno dei possedimenti di casa Agnelli. Ma cosa succederà al Cavallino rampante? Economiaweb.it ha ricostruito le ragioni per cui Marchionne ha voluto riprendere in mano le sorti della casa di Maranello. 1. AMERICANIZZARE FERRARI Un gigante del marketing come Silvio Berlusconi nel 2002 sentenziò: «Se Fiat avesse un management giusto… Io saprei cosa fare. Avendo marchi come Alfa e Ferrari, cancelliamo il nome Fiat; cambiamo anche, magari con un restyling superficiale, tutti modelli della Fiat, li facciamo uscire dagli uffici della Ferrari e li lanciamo nel mondo con un nome prestigioso come quello Ferrari». Ma a Torino hanno preferito non ascoltarlo, seguendo una strategia opposta. Negli anni del turn-around Marchionne e Montezemolo decisero di tenere separate le attività delle due aziende. Il motivo era semplice: Fiat faceva utilitarie e la Ferrari costruiva bolidi, quindi le collaborazioni avrebbero potuto soltanto mettere a rischio le performance del Cavallino (che non a caso chiuderà l’anno in corso con utili record superiori ai 400milioni di euro). Ma adesso le cose sono cambiate, perché la nuova Fiat Chrysler Automobles (Fca) punta all’alta gamma e al mercato americano con marchi come Maserati e Alfa Romeo. In quest’ottica Marchionne ha bisogno della Ferrari: a costo zero può sia drenare know how verso la casa del Tridente e sfruttare la forza del Brand del Cavallino. Questo vuol dire però legare la produzione di Maranello alle esigenze del mercato Usa, forse aumentare anche il volume delle auto. Tutte ipotesi che non sono mai piaciute a Montezemolo. Non a caso l’ex presidente di Fiat ripete in queste ore: «Il vero rischio è americanizzare la Ferrari».

Marchionne ha bisogno di dimostrare al mercato di avere il pieno controllo della galassia Fiat, compresa Ferrari. 2. TRANQUILLIZZARE WALL STREET Sono mesi che i legali e gli sherpa di casa Agnelli stanno lavorando per rendere meno traumatica l’uscita di Luca Cordero di Montezemolo dall’impero torinese. Poi domenica scorsa - e con l’approssimarsi della quotazione a Wall Street del 13 ottobre - l’accelerazione impressa da Marchionne durante il Gran Premio di Monza: «Montezemolo? Tutti sono utili, nessuno è indispensabile». Ma c’è un’altra data da tenere a mente: tra 72 ore Fiat tiene un Cda molto importante, perché il mercato si aspetta di sapere se l’azienda darà il via libera a un aumento di capitale, sempre più necessario con un indebitamento vicino ai 7 miliardi di euro. Per tutto questo Marchionne deve poter dimostrare al mercato (soprattutto Oltroceano) di avere il pieno controllo della Fiat. Uno che le cose di casa Agnelli le conosce bene, lo storico Giuseppe Berta, ha commentato a caldo: «Marchionne ha l'obiettivo ravvicinato della quotazione a Wall Street, il 13 ottobre, e dopo la questione recessi vuole fare un'operazione brillante. Poter mettere il marchio Ferrari sullo sfondo aggiunge immediato valore. E al di là dei risultati sportivi men che mediocri c'è la necessità di rendere più evidente il legame con Fiat Chrysler. Perché parlare di un polo di alta qualità e lusso avendo il marchio Ferrari accostato a quello Fiat è tutta un'altra cosa». 3. CONTARE IN F1 O PUNTARE SULLA INDY A Monza - dove di lì a poco Alonso si sarebbe ritirato e Raikkonen avrebbe finito nono - Marchionne ha esternato tutta la sua frustrazione da tifoso depresso: «Il cuore di Ferrari è quello di vincere in Formula 1 e io sono un tifoso da anni. Vedere la Ferrari in queste condizioni avendo i migliori piloti, box di una qualità eccezionale, ingegneri che sono veramente bravi, vedere quel sistema lì e vedere che non vinciamo dal 2008». Ma sono in pochi a credere che dietro il licenziamento di Montezemolo ci siano le pessime performance in pista del Cavallino. Se la Rossa non vince, è anche perché la Fia da almeno cinque anni modifica le regole a piacimento delle case tedesche, livellando la potenza dei motori e valorizzando la tecnologia. A quanto pare, proprio il presidente della Ferrari si sarebbe spesso lamentato di essere stato lasciato solo dalla casa madre nelle trattative con la Federazione, a differenza di quanto avviene in Mercedes. Montezemolo è, a detta di tutti, un ottimo manager sportivo. Di conseguenza Marchionne dovrà trovare un adeguato sostituto per far pesare la forza politica del quinto gruppo automobilistico mondiale. Se non ci riuscirà, potrà mettere in pratica una minaccia che lo stesso Montezemolo ogni tanto faceva trapelare: trasferire la squadra corsa sui circuiti americani.

John Elkann, presidente Fiat, potrebbe essere il successore di Luca Cordero di Montezemolo alla Ferrari. 4. RIDISEGNARE UN POLO DEL LUSSO AUTO, CON ELKANN ALLA GUIDA L’ex presidente della Fiat si è rammaricato in queste ore del silenzio del suo successore Jaki, del quale è stato un po’ mentore, seguendolo nello sbarco sulla tolda di comando del Lingotto. E proprio Jaki potrebbe essere il successore di Montezemolo anche in Ferrari. Ma più in generale è cambiato anche il ruolo del nostro all’interno dell’universo Agnelli. Morto l’avvocato, Montezemolo - molto vicino soprattutto alle sorelle Susanna e Clara - è stato la figura che ha meglio lavorato per unire tutte le anime della famiglia in contrasto tra loro per la decisione di fare di Elkann l’erede assoluto della monarchia torinese. Questi submovimenti hanno non poche implicazioni sul futuro della Ferrari. Si è sempre detto che Montezemolo, forse con l’avallo degli Agnelli, lavorasse per un polo del lusso con Ferrari, Maserati e Alfa. Qualche mese fa, proprio per salvaguardare l’unicità del Cavallino, avrebbe anche proposto a Marchionne la quotazione della sola Ferrari a Shangai o sulle piazze arabe, dove ha ottimi rapporti come dimostrano la moral suasion su Etihad per investire in Alitalia. Come detto, le cose stanno cambiando. Ma a ben guardare una parte del progetto di un polo del lusso è stato realizzata. Almeno sul versante organizzato. Gli stabilimenti dei marchi di altagamma (Mirafiori, Grugliasco, Modena e Maranello) sono per l’appunto nella stessa direzione geografica e spesso si scambiano know how e maestranze. Così qualcuno ha ipotizzato uno spezzatino al contrario: se Fca avrà successo sul versante del lusso, Marchionne potrebbe staccare le produzioni sul segmento B e C in un’operazione che ricorda quella che ha lasciato agli Agnelli il pieno controllo di Chn.

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