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INTERVISTA 9 Settembre Set 2014 1505 09 settembre 2014

Lavoro, Fassina boccia la riforma Renzi-Poletti

L'ex viceministro contro l'agenda di governo.

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Mentre la Cgil annuncia per ottobre una manifestazione nazionale «Per il lavoro», il governo spinge l'acceleratore su Jobs Act e spending review.
Per il presidente del Consiglio la riforma del Lavoro è un'assoluta priorità e punta a vederla approvata entro la fine dell'anno.
L'11 SETTEMBRE L'ESAME DEL DDL. Giovedì 11 settembre il disegno di legge delega presentato dal ministro Giuliano Poletti comincerà l'esame al Senato, ma il governo non sembra intenzionato a mettere mano anche all'articolo 18 e allo Statuto dei lavoratori, come invece chiede l'alleato di governo, Ncd. I due nodi che rischiano di riaccendere le tensioni all'interno del Pd.
FASSINA: «È COME L'AGENDA MONTI». Stefano Fassina, ex responsabile lavoro del Partito ed ex viceministro dell'Economia, critica duramente l'impostazione dell'agenda Renzi. «Cancellazione dell'articolo 18 e tagli alla spesa pubblica per 20 miliardi nel 2015», dice a Lettera43.it. «È l'agenda Monti, i cui effetti disastrosi sono sotto gli occhi di tutti. Una direzione di marcia totalmente sbagliata».

Stefano Fassina.

DOMANDA. Non solo palazzo Chigi. Da Bruxelles a Jackson Hole, la riforma del mercato del Lavoro viene considerata essenziale per far ripartire occupazione e crescita in Italia. Sono tutti in errore?
RISPOSTA. La riforma del mercato del lavoro non è la priorità. O meglio: è la priorità nell'agenda liberista che domina nell'Unione europea con i risultati che tutti vediamo. Un'agenda conservatrice che non servirà a rilanciare l'economia.
D. Perché?
R. È l'idea che la crescita debba essere rilanciata attraverso la svalutazione del lavoro, visto che quella della moneta non è più praticabile. È una convinzione iniqua socialmente e recessiva da un punto di vista economico perché tra le altre cose deprime la domanda interna.
D. Adeguare tutele e contratti a un mercato del lavoro totalmente cambiato le sembra un'idea iniqua?
R. Chiedere la cancellazione dell'articolo 18 e il superamento dei contratti nazionali di lavoro significa ridurre le retribuzioni in maniera generalizzata. Ingiusto socialmente e controproducente per l'economia.
D. La disoccupazione in Italia ha superato il 12%, quella giovanile il 40%. Gran parte della popolazione occupata non gode di ammortizzatori sociali. Ammetterà che c'è qualcosa che non va...
R. Non c'è dubbio che alcune riforme vanno fatte. Servono interventi di sostegno al reddito e per la disoccupazione, che vanno allargati a tutte le forme contrattuali. E poi bisogna rivedere le politiche del lavoro che sono totalmente inadeguate.
D. Il ddl Poletti, che prevede anche una revisione degli ammortizzatori in senso 'universale', non la convince?
R. Ho molti dubbi sulle scelte del governo. Vorrei capire per esempio cosa succede con l'articolo 18.
D. Palazzo Chigi non sembra intenzionato a voler mettere mano allo Statuto dei lavoratori. Renzi stesso ha detto che l'articolo 18 non è il problema.
R. Ripeto, vorrei capire. Perché il presidente del Consiglio, in una recente intervista al Sole24ore, ha dichiarato che si va verso il superamento dell'articolo 18, cioè del reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa. Una strada totalmente sbagliata.
D. Superamento dell'articolo 18 «solo dopo una riforma complessiva del sistema di tutele».
R. Nella legge di Stabilità dovrebbero esserci le risorse aggiuntive necessarie per riformare gli ammortizzatori, vedremo se ci saranno. Detto ciò, per me l'articolo 18 va mantenuto in ogni caso, dopo i tre anni di inserimento. E voglio anche capire cosa succede al salario minimo per i contratti che non sono compresi in quello nazionale.
D. Il contratto a tutele progressive è una buona idea?
R. Sono d'accordo con il contratto a tutele crescenti e con la stabilizzazione attraverso gli incentivi fiscali alla fine dei tre anni. Ma bisogna eliminare tutte le forme di lavoro atipiche che sono state inventate in questi anni, altrimenti non serve a nulla. E dopo i tre anni, l'articolo 18 deve essere una garanzia per tutti.
D. Renzi ha annunciato un piano di tagli alla spesa di 20 miliardi per il 2015. È fattibile secondo lei?
R. Per quanto mi riguarda è impossibile economicamente e politicamente, significa colpire il welfare con effetti che sarebbero letali. Cancellazione dell'articolo 18 e tagli alla spesa: il presidente del Consiglio con l'intervista al Sole è tornato all'agenda Monti, i cui effetti sono oggi chiari a tutti.

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