Economia 10 Settembre Set 2014 1835 10 settembre 2014

Marchionne: «Ferrari resta italiana»

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Sergio Marchionne, neo presidente Ferrari. La Ferrari resta autonoma, non entra nel polo del lusso con Maserati e Alfa Romeo. Si allontana quindi lo spetrro di un'americanizzazione del marchio e della creazione di un polo di fascia alta. Anzi, Sergio Marchionne è stato ancora più chiaro: «La sua indipendenza non verrà mai messa in discussione, il successo è legato alla sua esclusività». Non è questo il nodo dello scontro che ha portato al cambio al vertice della casa di Maranello. Sergio Marchionne è stato categorico: «Non c'è la minima intenzione di integrare in questo senso Ferrari in Fiat Chrysler, è una società del gruppo ma manterrà la sua autonomia» ha detto. «Non sono vere neppure le voci sull'arrivo di Harald Wester, attuale amministratore delegato di Maserati e Alfa. FELISA CONFERMATO COME AD DI FERRARI Resterà Amedeo Felisa: «Non c'è nessuna ragione per cambiarlo. Ha fatto un ottimo lavoro, non lo voglio perdere» spiega Marchionne. È chiaro il neopresidente anche sulle radici della Rossa: «Sarebbe osceno, inconcepibile produrla in America o fuori dall'Italia. La Ferrari è e resterà a Maranello, non bisogna scherzare sulla realtà produttiva dell'azienda». Non cambiano nemmeno le linee strategiche: resta il tetto di 7.000 vetture che, concordano Marchionne e Montezemolo, potrà essere solo ritoccato (già il piano di Detroit indicava la possibilità di arrivare fino a quota 10.000). Quanto a una possibile quotazione del brand Ferrari, Marchionne ha risposto seccamente: «Smettetela di farmi domande su questo», ha detto. «Non è sul tavolo, è un'ipotesi che non esiste, ma comunque la responsabilità di scelte strategiche come l'aumento di capitale e l'Ipo Ferrari sono del cda».

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