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VERSO IL REFERENDUM 11 Settembre Set 2014 1600 11 settembre 2014

Il Fmi: «Il 'sì' in Scozia per la secessione provocherà incertezza»

Il Fondo monetario internazionale mette in guardia sull'indipendenza.

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Indipendentisti a Edimburgo il 21 settembre 2013.

Una vittoria del ''sì'' in Scozia per la secessione nel referendum del 18 settembre creerebbe «incertezza» economica e causerebbe volatilità sul mercato nel breve termine.
Lo ha affermato il portavoce del Fondo monetario internazionale (Fmi), William Murray.
TRANSIZIONE RISCHIOSA. Un voto a favore dell'indipendenza «solleverebbe una serie di problemi importanti e complicati»: l'effetto maggiore nel medio termine sarebbe l'incertezza», ha spiegato il Fmi, «dovuta alla transizione verso un contesto nuovo potenzialmente nuovo in termini monetari, finanziari e fiscali.
Il quadro potrebbe tradursi in una reazione negativa del mercato nel breve termine, mentre gli effetti di lungo termine dipenderanno dalle decisioni assunte durante la transizione».
La tensione fra gli schieramenti intanto resta altissima.
BANCHE IN ALLARME. Diversi gruppi bancari fra cui Royal Bank of Scotland (Rbs), Lloyds Banking Group e Tsb hanno pronti piani di emergenza in caso di vittoria dei secessionisti per spostare le sedi legali da Edimburgo a Londra.
Sull'annuncio di Rbs si è scatenata una battaglia verbale in cui il primo ministro scozzese, Alex Salmond, ha accusato senza mezzi termini il governo centrale di aver favorito una fuga di notizie dirette ai giornalisti della Bbc per portare avanti una campagna di «sfacciata intimidazione» nei confronti dei nazionalisti.
Il suo è stato un attacco frontale, in cui è stato tratteggiato una sorta di piano-complotto delle forze unioniste. L'emittente pubblica ha diffuso ieri sera la notizia, in base a una fonte del Tesoro, sulla banca pronta a trasferire la sua sede qualora vincessero i 'sì'.
Ad aggravare la situazione il fatto che Rbs è controllata per l'81% dallo Stato britannico che è dovuto intervenire nel 2008-2009 per salvarla dal collasso durante il 'credit crunch'.
«NESSUN IMPATTO SUI CLIENTI». Rbs solo in un secondo momento aveva emesso un comunicato in cui annunciava ufficialmente la decisione, dovuta alle incertezze sul referendum scozzese che possono riguardare il quadro «fiscale, monetario, legale».
Il colosso bancario, che ha sede in Scozia dal 1727, ha assicurato che la decisione «non avrà alcun impatto sui clienti delle isole britanniche».
E Salmond ha anche sminuito gli effetti di questa decisione, con una lettera inviata dall'amministratore delegato della banca, Ross McEwan, al suo staff, in cui si è detto certo che non sarebbe intenzione dell'istituto spostare attività e posti di lavoro in Inghilterra.
Critiche sono state fatte dal 'First Minister' anche alla Bbc, che deve avere un «ruolo imparziale come emittente pubblica».
È vero che per ora i colossi bancari parlano di spostare solo le sedi legali ma altre istituzioni hanno tratteggiato un quadro allarmante in caso di indipendenza.
PAURA PER IL RIALZO DEI PREZZI. I grandi magazzini John Lewis e la catena di supermercati Asda hanno avvertito che ci potrebbe essere un rialzo dei prezzi in Scozia.
Intanto è arrivato l'importante 'endorsement' del Financial Times in favore dell'Unione.
Per il quotidiano della City, la secessione sarebbe una «impresa inutile, irta di pericoli e incertezze».
E ancora, una piccola nazione come la Scozia avrebbe molte meno possibilità di prosperare nell'era della globalizzazione, ricordando come Islanda e Irlanda siano stati molto più esposti alla crisi finanziaria.
Ma Salmond respinge ogni previsione, dice che la Scozia è ricca ed è «in procinto di fare la storia».

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