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CRISI 11 Settembre Set 2014 1130 11 settembre 2014

Ue, Barroso: «L'Italia è in ritardo, servono riforme»

Il presidente della Commissione Europea: «Sostegno a Renzi».

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Il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso.

Cattive notizie per l'Italia. Secondo i dati emersi dal Rapporto annuale sulla competitività europea, il nostro Paese «è in ritardo su quasi tutti gli indicatori: accesso ai finanziamenti, ricerca e sviluppo, innovazione, interazione nel mercato unico». É quanto ha dichiarato a La Stampa il presidente uscente della Commissione europea José Manuel Barroso, per il quale l'unica soluzione è attuare «sino in fondo le riforme annunciate».
«Mi chiedo sempre - ha osservato Barroso, in uscita a ottobre - come possa un paese che ha creatività, capacità di lavoro e gente così straordinaria, conseguire risultati così sotto il suo potenziale in molti settori? Sull'esecuzione dei fondi strutturali 2007-2013, l'Italia è al 58%, quintultima. Se la vede solo con chi è appena entrato nell'Unione, come la Croazia. É il solo paese fondatore a trovarsi così indietro» ha aggiunto.
«RENZI STA LAVORANDO BENE». «L'Italia - ha spiegato l'ex primo ministro del Portogallo - ha bisogno di un nuovo entusiasmo e una nuova energia, come l'Europa, sia chiaro. In buona misura credo lo abbia trovato». Una nota di merito, infatti, va a Matteo Renzi e al suo piano di riforme. «Renzi ne ha varate di ambiziose e lavora con impegno» ha osservato «e avrà tutto il nostro supporto. In passato non è stato così».
«ABBIAMO MANTENUTO L'EUROPA UNITA CONTRO LA CRISI». Sulla causa della scarsità di investimenti, Barroso non ha dubbi: «É colpa delle strutture burocratiche che si accavallano, delle complicazioni e del livello di corruzione». Il presidente della Commissione Ue ha commentato infine il lavoro fatto per combattere la recente crisi economica. «Il nostro successo è stato mantenere l'Europa aperta e unita. Non era il tempo dei piani grandiosi, dovevamo rispondere alle emergenze. Abbiamo evitato che la nave affondasse. Adesso ci sono margini per un sostegno alla domanda, ma prima non era così».

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