L'ingresso della banca d'affari statunitense Lehman Brothers.
CRISI 13 Settembre Set 2014 1330 13 settembre 2014

Lehman Brothers, dopo il fallimento gli Usa sono fuori dal tunnel

Ma l'Ue è ferma. Fed e Bce due realtà diverse.

  • ...

Nella notte tra il 14 e il 15 settemmbre 2008 l'America scivolava nella crisi, trascinandosi dietro il mondo intero.
A sei anni di distanza dal crac di Lehman Brothers (società fondata nel 1850 e attiva nei servizi finanziari a livello globale), gli Stati Uniti sono ripartiti, complici le iniezioni da miliardi di dollari all'economia.
L'Europa invece è rimasta ancora al palo, 'piegata' da una crisi finanziaria originata da quel primo crac che si è evoluta in una tensione sul debito sovrano e che ha minacciato l'esistenza stessa dell'euro.
Una situazione opposta quindi quella che si vive sulle due sponde dell'Atlantico che è riflessa perfettamente dalle posizioni delle due banche centrali.
FED VERSO LA EXIT STRATEGY. La Fed (la Riserva federale) si appresta, infatti, a muovere i primi passi verso la exit strategy con la fine del piano di acquisto di asset a ottobre e una ipotesi di aumento dei tassi d'interesse nel 2015.
La Bce (Banca centrale europea), invece, ha appena varato nuove misure a sostegno dell'economia e contro la deflazione e potrebbe spingersi oltre lanciando il 'quantitave easing', il 'bazooka' con il quale la Fed ha salvato l'economia americana e (secondo molti osservatori) quella mondiale e che ora finirà.
La Bce di Mario Draghi si trova quindi in una posizione simile a quella in cui si trovò a operare e decidere l'ex presidente della Fed, Ben Bernanke che ha lanciato tre programmi di acquisto titoli, nel 2008, nel 2010 e nel 2012.

Bernanke: «La crisi del 2008 è stata peggio della Grande Depressione»

Settimo posto per Ben Shalom Bernanke. Nato il 13 dicembre 1953, è un economista statunitense e presidente della Federal Reserve negli Stati Uniti. Il Time lo ha eletto nel 2009 Persona dell'anno.

All'ex presidente della Federal Reserve ci sono voluti sei anni per ammettere che la crisi dei mutui subprime è stata addirittura peggiore della Grande Depressione.
Un ciclone, quello del 2008, che dopo aver travolto Wall Street ha colpito l'economia reale e le cui ferite non si sono ancora del tutto rimarginate. Gli States sono tornati a crescere, anche se la ripresa è debole, la più moderata dalla Seconda Guerra mondiale.
Il mercato immobiliare, quello al centro della crisi, si sta solo lentamente tirando su. I consumatori, meno indebitati e più 'formiche', sono tornati però a spendere sostenendo l'economia.
IL PESO DELLA DISOCCUPAZIONE. Ma il mercato del lavoro è quello con le ferite più profonde: il tasso di disoccupazione resta elevato per la media storica americane e in milioni sono alla ricerca di un'occupazione che non trovano perché ormai da troppo tempo fuori dal mercato e perché le aziende cercano personale sempre più specializzato.
MALE ANCHE GERMANIA E FRANCIA. Lo stato di salute dell'economia americana sembra migliore di quanto gli americani ritengano se guardato dall'Europa, dove anche la locomotiva tedesca ha iniziato a rallentare in un contesto di difficoltà che ha investito in pieno anche la Francia e in uno scenario di recessione continua per l'Italia.

Euro debole e tassi allo 0,05%

Il tasso di disoccupazione è rimasto ovunque l'incubo ereditato dal fallimento della banca d'affari americana nella notte tra il 14 e il 15 settembre del 2008.
Senza lavoro a due cifre è un livello mai toccato negli Stati Uniti neanche durante il picco della crisi.
L'unica nota di recente positiva per la crescita è l'indebolimento dell'euro dopo le nuovo misure della Bce, che ha portato i tassi allo 0,05%. Un indebolimento al quale la Fed guarda con attenzione: l'euro più debole, per il quale la Bce preme come volano della crescita e dell'inflazione, penalizzerebbe le esportazioni americane, indebolendo la già fiacca ripresa con rischi per il mercato del lavoro.
WALL STREET MACINA UTILI. Le divergenze sulle due sponde dell'Atlantico si riflettono anche sul sistema finanziario. Le banche americane, alle prese con normative più rigide ma con una riforma di Wall Stret annacquata e non ancora del tutto attuata, sono tornate a macinare utili, anche se restano 'sorvegliate' speciali per la loro dimensione.
Sono tornati a volare anche i listini Usa, con il Dow Jones e lo S&P 500, che lasciati alle spalle i minimi del marzo 2009 si muovono di record in record.
MALE LE BORSE EUROPEE. Le banche europee, meno esposte alla crisi subprime, sono invece rimaste coinvolte in quella successiva del debito e si muovono con cautela verso un ritorno alla normalità ma a scapito del credito: l'incertezza sull'economia e sulle riforme ha fatto e continua a mantenere chiusi i rubinetti del credito rallentando la ripresa.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso