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ECONOMIA 14 Settembre Set 2014 1800 14 settembre 2014

Ecofin, l'Ue tra crescita e rigore per uscire dalla crisi

Il percorso dell'Unione Europea per uscire dalla crisi.

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Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco.

Contro una crisi che marcia velocemente attraverso il Continente l'Ue continua a muovere piccoli passi e non sempre nella direzione giusta. Al termine della due giorni Eurogruppo-Ecofin che ha riunito a Milano i ministri finanziari dell'Unione europea sembra che tutto sia rimasto tale e quale, come sembra aver sintetizzato bene il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco: «L'Italia resta con i suoi problemi» dopo i summit.
FLESSIBILITÀ SUL 3%. Eppure qualcosa si muove in questa guerra di trincea, lenta e di logoramento, dove la ripresa viene allontanata dall'incertezza delle decisioni e dalla mancanza di una prospettiva a lungo termine: l'idea per esempio che gli investimenti, pubblici e privati, siano ormai indispensabili per crescere, nonché l'apertura all'ipotesi formulata da Draghi di condividere il controllo nell'attuazione delle riforme tra i partner Ue in cambio, esplicitamente o nel politichese delle istituzioni Ue, di una mano libera all'interno del rapporto deficit-pil al 3%.
Non si tratterebbe di un commissariamento, ha spiegato il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ma uno strumento «utile» anche per condividere e avvicinare le esperienze dei singoli stati. Il Vecchio Continente cattura ancora i capitali degli investitori internazionali a tassi mai così bassi anche nei paesi più indebitati - e questo smussa l'idea di pericolo imminente per rifinanziarsi - ma solo perché le guerre nel resto del mondo e la frenata dell'Asia mettono più paura.
I 300 MILIARDI RICHIESTI DA RENZI. Così Matteo Renzi può tuonare che chiederà conto dei 300 miliardi di investimenti annunciati dal neo presidente della Commissione Juncker e contro il rigorista Katainen secondo cui senza bere la medicina delle riforme non ci sarà la ripresa. Ad ammorbidire i falchi però c'è lo spettro deflazione e un timido segnale di pace dalla loro postazione sembra di leggerlo nel mandato assegnato dall'Ecofin alla Bei e alla Commissione di portare sul tavolo proposte concrete di investimenti per la crescita.
Nel frattempo contano di avere convinto per novembre i singoli paesi a predisporre leggi di bilancio in grado di contenere l'indebitamento e ad attuare finalmente qualche riforma, magari nel mercato del lavoro e della pubblica amministrazione. Pur mantenendo fermo il mantra che le riforme vanno attuate e non soltanto recitate nelle riunioni plenarie, una piccola porta potrebbe aprirsi. A parte il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, talebano dell'austerity, secondo cui perfino le misure decise dalla Bce e salutate con entusiasmo dal resto del mondo potrebbero essere un alibi per non fare le riforme, sembra che il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble cerchi di allentare i toni: «L'Italia è un Paese molto importante, forte, abbiamo bisogno di un'Italia forte. Renzi ha annunciato molte riforme strutturali, sosteniamo quello che ha annunciato».
VERSO LA CRESCITA. Una frase di rito che però si unisce alle dichiarazioni della vigilia del braccio destro della Merkel: «Siamo in un ambiente economico che richiede un rafforzamento degli investimenti in Europa, Germania inclusa». Così grazie alla breccia aperta nel muro dell'austerità da Mario Draghi e dai 400 miliardi di credito alla banche da parte della Bce per sostenere la ripresa che arriveranno da giovedì, l'Europa se non cambiare verso, potrebbe almeno aver iniziato a cambiare passo in direzione della crescita.

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