Filippo Taddei 140915090710
INTERVISTA 15 Settembre Set 2014 0900 15 settembre 2014

Filippo Taddei: «L'articolo 18? Non esiste flessibilità senza garanzie»

Il responsabile economia del Pd spiega la riforma del lavoro.

  • ...

Introdotte alcune importanti novità al disegno di legge presentato dal governo - tra le quali il potenziamento dei contratti di solidarietà, le ferie solidali, il contratto di ricollocazione per i disoccupati - la commissione lavoro del Senato si appresta ad affrontare il capitolo più delicato del Jobs Act: la discussione sull'articolo 4, che prevede il riordino delle forme contrattuali e la possibile revisione dello Statuto dei lavoratori.

LE PRESSIONI PER ABOLIRE L'ARTICOLO 18. Il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano e Maurizio Sacconi e Forza Italia chiedono l'abolizione dell'articolo 18. Il premier ha negato che ci sia intenzione da parte del governo di mettere mano alla norma che disciplina i licenziamenti senza giusta causa, ma all'interno del Pd non mancano le tensioni. 

«IL NOSTRO OBIETTIVO È RAFFORZARE LE TUTELE». «È legittimo che le forze politiche facciano le loro richieste in questo momento. Ma quello che a noi interessa è andare nella direzione del rafforzamento e di una estensione delle tutele dei lavoratori», dice a Lettera43.it Filippo Taddei, responsabile Economia del partito e figura di raccordo tra la presidenza del Consiglio e il Nazareno per tutte le questioni che riguardano il Lavoro.
«Questo dibattito sull'articolo 18 non è nell'interesse di nessuno», aggiunge. Le priorità, semmai, sono altre.
A cominciare dalla difficoltà di reperire le risorse necessarie a finanziare la riforma degli ammortizzatori sociali, senza la quale ogni Jobs Act rischia di rimanere lettera morta.

Filippo Taddei, responsabile economia del Pd.

DOMANDA. Ci sarà un vertice di maggioranza prima di martedì 16 settembre, quando riprenderà al Senato l'esame del ddl delega sul Lavoro?
RISPOSTA.
Senza dubbio ci sarà un incontro del governo sia con i capigruppo del Pd sia con gli esponenti della maggioranza. Sto lavorando per facilitare questi passaggi.

D. Ncd e parte delle opposizioni, Forza Italia in testa, chiedono la cancellazione dell'articolo 18. Il governo cosa farà?
R. È legittimo che le forze politiche avanzino le loro richieste. Quello che a noi interessa è andare nella direzione del rafforzamento delle tutele ai lavoratori. 


D. Renzi stesso però ha dichiarato al
Sole 24 Ore che si va verso un «superamento» della norma.

R. Ripeto, più che di superamento parlerei di estensione delle tutele.

D. In che modo?

R.
Non è il momento di scendere nei dettagli perché c'è una trattativa delicata in corso. Quello che indico è l'obiettivo del Pd: fare in modo che gli italiani abbiano delle garanzie in linea con le esigenze di un mercato del lavoro moderno. 

D. Garanzie che comprendono anche l'articolo 18 nella sua attuale formulazione?

R. Oggi molti lavoratori sono esclusi dalla tutela dell'articolo 18 come dell'assegno di disoccupazione. Bisogna da una parte universalizzare le garanzie e dall'altra permettere al mercato del lavoro l'esercizio di una sana flessibilità.

D. Il contratto a tutele progressive alla fine ha convinto tutti all'interno del Pd.

R. Fino a un anno fa non era così. Il Pd ha fatto un passo importante. Per me, che sostengo da anni questa proposta, è un bel risultato.

D. Però in molti, da Fassina a Damiano fino alla Cgil, chiedono che con l'introduzione del contratto a tutele progressive vengano ridotte le altre forme atipiche e che dopo i tre anni l'articolo 18 sia valido per tutti.
R. Faccio fatica a capire bene il senso di queste prese di posizione, mi sembrano tardive. L'articolo 4 della legge delega esordisce esattamente con l'obiettivo di semplificare il nostro sistema contrattuale. Semplificazione ed estensione delle tutele. È già lì, scritto nero su bianco.

D. Una novità introdotta dal Senato è la possibilità per le aziende di potenziare i contratti di solidarietà. Il governo ha le risorse necessarie per farlo? 

R. Questo era un punto fino a oggi assente nella legge delega e mi sembra un ottimo suggerimento. Il contratto di solidarietà è uno strumento che vale la pena potenziare. Naturalmente farlo costa e le coperture vanno ricercate. Questo è quello che stiamo facendo adesso.

D. Rafforzarlo potrebbe avere effetti immediati sull'occupazione? 

R. Sì. Il decreto Poletti già nel caso di Electrolux ha prodotto questo effetto. Siamo consapevoli di come questo strumento possa agevolare i momenti di crisi e di trasformazione aziendale. Dobbiamo reperire le risorse, siamo al lavoro. 

D. Il problema delle risorse c'è anche per la riforma degli ammortizzatori sociali. Quanti soldi servono?

R. Il viceministro Morando ha preso un preciso impegno di fronte alla commissione Bilancio per trovare le risorse necessarie per la riforma degli ammortizzatori sociali e per far sì che non sia solo un efficientamento degli strumenti esistenti. 

D. Come verranno riformati? Abolirete per esempio la cassa integrazione in deroga?

R. La riforma andrà in due direzioni. Da un lato vogliamo preservare la cassa integrazione ordinaria e straordinaria, garantendone un accurato monitoraggio dell'utilizzo per evitare, come succede oggi, che alcune imprese utilizzino la cassa ordinaria con una periodicità sospetta e quella straordinaria quando ormai sono senza futuro.
D. E dall'altro?
R.
C'è il tema della estensione del sostegno. La cassa integrazione in deroga è un'estensione fatta per deroga delle regole. L'obiettivo è definire le norme esistenti in maniera più inclusiva, in modo da comprendere un maggior numero di lavoratori, oltre a quelli che già oggi ne beneficiano.
D. Estenderete anche l'Aspi - assicurazione sociale per l'impiego - ai contratti ora esclusi come co.co.coe co.co.pro?
R. L'Aspi oggi non coinvolge o coinvolge per un tempo molto limitato i lavoratori con contratti a tempo, con carriere contributive discontinue, e occupati a progetto. Se hai lavorato per lo stesso committente oggi non ricevi alcun sostegno quando il rapporto si chiude. Questo non è tollerabile ed è nodo che va risolto. 

D. Si parla molto del modello tedesco, ma in Germania la contrattazione aziendale prevale su quella nazionale. Va privilegiata anche nel nostro sistema?

R. Pensiamo che il sistema funzioni solo se integrato. Il livello nazionale deve definire gli standard minimi settore per settore, lasciando al livello aziendale la possibilità di favorire la remunerazione della produttività, dei lavoratori e delle imprese. 

D. Tornando al contratto a tutele progressive, se si viene licenziati prima della stabilizzazione, cosa succede? Chi paga il reinserimento del lavoratore nel mercato?

R. Ci sono varie proposte avanzate negli anni, dall'indennità di disoccupazione, in aggiunta al Tfr o ad altra integrazione di fine rapporto, a un'indennità di compensazione che viene data dal datore di lavoro, con l'impegno però di aiutare la ricollocazione dell'ex dipendente. Anche su questo stiamo lavorando. 

D. Il Senato ha approvato il contratto di ricollocamento proposto da Ichino. Resta il nodo di chi gestirà la formazione: ancora le Regioni e gli Enti locali?

R. Penso sia prematuro parlare di quali strutture coinvolgere. Il punto fermo è un altro: favorire la transizione dei lavoratori verso un contratto stabile, perché sappiamo che sono quelli che generano maggiore produttività.
D. E come si fa in un mercato del lavoro sempre più flessibile?

R. Il problema del mercato italiano non è che abbiamo più lavoratori precari rispetto ad altri Paesi, ma è che questi restano precari per un periodo più lungo. Questo danneggia le loro competenze. Perciò flessibilità sì, ma con l'obiettivo della stabilizzazione

D. L'idea della sinistra che i contratti precari dovessero costare di più non ha prodotto molti effetti in questa direzione.
R. A oggi un'impresa non è incentivata a stabilizzare un lavoratore, invece deve essere conveniente. Il che non vuol dire un lavoro per la vita ma che abbia una durata nel tempo.

D. C'è un altro aspetto che riguarda il mercato del lavoro di cui nessuno parla: il sommerso. L'Istat ha calcolato che lavoro irregolare e sottodichiarazioni valgono l'11% del Pil. Su questo il governo cosa vuole fare?

R. Ci siamo abituati a pensare che se non ci sono codazzi di automobili della Guardia di finanza che sfrecciano a sirene spiegate per le città, allora non si sta facendo nulla sul fronte della lotta all'evasione e all'illegalità. Contesto profondamente questa impostazione culturale. È diseducativo. 

D. Fa scena ma non risolve il problema.
R. L'evasione è un fenomeno ordinario dell'economia italiana, che si affronta migliorando la scambio di informazioni, con ordinari controlli e dure ma poche sanzioni.

D. Servono nuove misure?

R. Non sono necessarie. Serve molto, invece, mettere in condivisione le banche dati, cambiare i requisiti per i controlli, renderli più efficaci per colpire veramente chi evade. Ed è quello che stiamo facendo. 

D. E serve anche la riduzione delle tasse, direbbe una vasta schiera di economisti. 

R. Alla quale mi iscrivo e a cui rispondo che potremmo anche non averlo fatto quanto avrebbero voluto, ma ora abbiamo cominciato.

D. Renzi ha promesso che il bonus 80 euro diventerà strutturale nel 2015. Sarà possibile estenderlo anche ad altre categorie di lavoratori?
R. Ci stiamo impegnando in due direzioni: per reperire le risorse aggiuntive necessarie alla riforma degli ammortizzatori e per ridurre il carico fiscale su lavoro e imprese.

D. Estendendo il bonus o intervenendo sul costo del lavoro?

R. Personalmente penso che tra i due interventi questo sia il momento di fare un passo sul costo del lavoro, ma stiamo ancora valutando.

Twitter: @gabriella_roux

Articoli Correlati

Potresti esserti perso