Economia 16 Settembre Set 2014 1835 16 settembre 2014

Web tax, l'Europa adesso vuole i soldi

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Fisco e multinazionali: Osce e G20 hanno raggiunto un'intesa per far pagare le tasse anche quelle digitali. Era una decisione attesa, almeno da un paio di anni, ma non scontata. Lo stop alle multinazionali che aggirano il fisco è arrivato: i Paesi di Ocse e G20 hanno raggiunto un'intesa sui primi sei punti sulla lotta all'ottimizzazione fiscale delle multinazionali. Tra questi ci sono misure sugli asset intangibili e, naturalmente, un capitolo sull'economia digitale che, da sola, vale dai 1.000 ai 1.300 miliardi di euro l'anno di evasione, grazie a un sistema di buchi legislativi che consentono alle aziende che fanno ricavi in Ue di eludere il fisco. L'INTESA SU 6 DEI 7 PUNTI PREVISTI: L'AZIENDA PAGA DOVE FA PROFITTI L'intesa, raggiunta nonostante molti esperti e responsabili politici fossero pessimisti, copre 6 dei 7 punti su cui la road map fissata l'anno scorso prevedeva una chiusura entro settembre 2014. Resta fuori solo il tema delle cosiddette pratiche fiscali dannose, su cui restano disaccordi su alcuni passaggi tecnici importanti. Sono invece stati concordati un primo rapporto di base sulle «sfide fiscale dell'economia digitale», che non comprende misure precisa ma traccia un quadro di partenza per l'azione futura, e uno sullo sviluppo di «uno strumento multilaterale per modificare i trattati bilaterali». Tra i temi ci sono il cosiddetto nexus, ovvero il collegamento tra l'attività del contribuente e lo Stato che incamera le tasse, i dati e la caratterizzazione a fini fiscali. Sullo sfondo, emerge la necessità di «garantire che i profitti siano tassati nella giurisdizione in cui avvengono le attività economiche ed è generato il valore». E questo è il nodo centrale. LA FISCALITÀ INTERNAZIONALE RISALE A 100 ANNI FA Per arrivare a far pagare le tasse a un'azienda che vende in Europa serve una profonda riforma del fiscalità internazionale che risale ormai a 100 anni fa. In questo senso, Ocse e G20 hanno previsto e sottoscritto impegni ad agire per «prevenire l'assegnazione di benefici da trattati in circostanze inappropriate», introdurre «documentazione sui prezzi di trasferimento e reporting Paese-per-Paese» per le aziende multinazionali, regolamentare localizzazione e trasferimenti degli asset intangibili e «neutralizzare gli effetti dell'utilizzo di strumenti ibridi» e «mancate corrispondenze» tra le legislazioni per evitare l'imposizione.

Google Italy nel 2013 ha fatturato 49 milioni di euro e ha pagato 1,8 milioni di tasse. GOOGLE, APPLE, FACEBOOOK, AMAZON: QUANTO FATTURANO E PAGANO AL FISCO IN ITALIA La caccia alle tasse delle multinazionali dogitali in Europa aperta. E se guardiamo ai bilanci delle multinazionali digitali in Italia anche per il Governo Renzi l'introito potrebbe essere consistente. Basta scorrere i bilanci delle filiali italiane. Google Italy, per esempio: nel 2013 ha avuto un fatturato di 49 milioni di euro, con utili ante imposte di 3,6 milioni, sui quali ha pagato 1,8 milioni di tasse. I ricavi di Google vanno direttamente in Irlanda, dove ha sede la società che vende la pubblicità in Italia. La ragione? La filiale milanese svolge unicamente, secondo quanto ha sempre comunicato il gruppo, attività di sviluppo, di marketing e di supporto alla vendita dei servizi della multinazionale. Arriva fino a 28,4 milioni di euro il fatturato 2013 di Apple Italia, che ha pagato all'erario  di 5 milioni di tasse. Lo schema è lo stesso: le attività italiano sono di supporto alle vendite e servizi di marketing fatturati ad altra società del gruppo, anche in questo caso irlandese. La musica non cambia se si guarda a Facebook Italy che nel 2013 ha fatturato 3,8 milioni di euro; Amazon Italia Logistica che ha avuto ricavi per 32 milioni di euro i ricavi. Lo schema è lo stesso: in Italia le filiali svolgono marketing e supporto alle vendite, che generano dall’Irlanda, o mera movimentazione di merci, come nel caso di Amazon. Facebook e Amazon insieme hanno pagato al fisco italiano poco più di 11 milioni di euro nel 2013.

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