Economia 17 Settembre Set 2014 1031 17 settembre 2014

I 4 punti critici dell'operazione Draghi

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Mario Draghi, presidente Bce, è alla prova Tltro per finanziare banche e imprese. Ventiquattro ore e la Bce di Mario Draghi dovrebbe inondare l’Europa di liquidità attraverso i prestiti Tltro. La stima è di circa 37 miliardi di euro di denaro fresco per le banche italiane da destinare alle piccole e medie imprese, e intanto il nostro mondo del credito continua a fare i conti con pesanti sofferenze sui prestiti, ai massimi degli ultimi 16 anni. Draghi dovrebbe agire in teoria, con le cosidette «operazioni mirate di rifinanziamento a lungo termine» il governatore garantirà alle banche soldi a buon mercato (0,25% il tasso) in cambio della promessa di quest’ultime di finanziare famiglie e imprese. Ma con le attese crescono anche i dubbi che il piano possa avere reali effetti sulla crisi, mentre la sua dotazione (circa 400 miliardi nel complesso la prima tranche) potrebbe risultare insufficiente. Anche perché il meccanismo prevede non poche falle. Ecco in 4 punti quali sono i punti critici. 1. MENO FONDI ALLE AREE IN CREDIT CRUCH: L'IMPEGNO PREVISTO È DI 850 MILIARDI I più pessimisti sono stati gli analisti dell'agenzia di rating Fitch. «È improbabile», hanno scritto, «che impartiscano una svolta ai finanziamenti dove servirebbe di più: cioè nell’Europa meridionale». Per allargare il perimetro dei beneficiari, comprendendo anche le imprese piccole e medie, la Banca centrale ha previsto che ogni istituto possa chiedere fino al 7% del monte prestiti generale, fornito nell'anno precedente. È inutile dire che questo benchmark penalizza le banche dei Paesi più soggetti al credit crunch. Per le aste successive è stato deciso che i finanziamenti saranno limitati a un massimo pari a tre volte la differenza tra i prestiti netti al 30 aprile 2014 e il parametro del 7% sulla massa totale degli impieghi. In quest'ottica saranno premiate (con più risorse) le realtà che mantengano costante lo stock dei crediti. Da notare poi che la Bce ha chiarito che l'impegno totale sarà inferiore ai mille miliardi previsti inizialmente. Infatti dovrebbe attestarsi sugli 850 miliardi.

Matteo Renzi si è battutto per garantire che i finanziamenti Bce siano usati per dare una spinta a imprese e famiglie. 2. NESSUN REALE VINCOLO PER LE BANCHE DI FINANZIARE IMPRESE E FAMIGLIE Mario Draghi ha voluto aggiungere una T (che sta per Target) all’ acronimo già usato in passato Ltro per vincolare i nuovi prestiti a tassi zero all'erogazione di prestiti alle famiglie e alle imprese. Ma gli istituti di credito, soprattutto quelli italiani, hanno fatto presente che questa meccanica è più teorica che pratica. Vuoi perché la domanda delle imprese è bassa, vuoi perché gli istituti devono fronteggiare l'ondata di ricapitalizzazioni legata agli stress test. Quindi deve scendere il livello delle sofferenze, se si vuole rispondere ai nuovi criteri di solvibilità. Alcuni premier, come Matteo Renzi, hanno da tempo intrapreso un duro braccio di ferro con i propri sistemi creditizi. Ma a ben guardare Draghi non li ha aiutati: infatti ha previsto come sanzione alle realtà non virtuose soltanto l'obbligo di rimborsare due anni prima del previsto (nel 2016 e non nel 2018). Commentano gli analisti di Fitch:  «I banchieri avranno comunque ottenuto il beneficio di due anni di rifinanziamenti a basso costo». 3. IL RIMBORSO DEI VECHHI LTRO: MANCANO 362 MILIARDI Se non aumenteranno i prestiti, le banche come useranno i prestiti ricevuti da Draghi? Sul mercato c'è chi teme che potrebbero essere impiegati per ripagare i fondi già ottenuti attraverso i vecchi programmi Ltro, concessi dalla Banca centrale nell’ultimo quinquennio. Ad aumentare i sospetti anche i numeri forniti dall'Eurotower su questo versante: a fine luglio gli istituti interessati avevano rimborsato 377 miliardi su 489 presi nell’asta Ltro I (dicembre 2011) e 279 miliardi su 529 della tranche Ltro II (febbraio 2012). Devono rientrare nei forzieri di Francoforte altri  362 miliardi. Sono soldi che potrebbero arrivare dalle prime aste del nuovo TLtro, che saranno pari a 400 miliardi.

Wolfang Schäuble 4. TROPPA LIQUIDITÀ IN CIRCOLAZIONE: 300 MILIARDI IN PIÙ RISPETTO AL 2007 Ma davvero il problema sui mercati è la liquidità? O come come ripete inascoltato da mesi Wolfang Schäuble di soldi in circolazione ce ne sono pure troppi? Qualche giorno fa il Financial Times ha pubblicato un rapporto della Deloitte, secondo il quale le quote sui listini di Europa, Medio oriente e Africa ha disponibilità superiore ai mille miliardi di euro. I boom borsistici e le emissioni di bond privati hanno garantito 300 miliardi in più rispetto ai livelli del 2007, prima che esplodesse la crisi finanziaria globale. Morale? Le imprese non investono nemmeno se hanno i soldi per farlo, figurarsi allora se andranno a chiedere nuovi soldi alle banche dopo i finanziamenti a tasso contenut

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