Economia 18 Settembre Set 2014 1000 18 settembre 2014

Fed: perché i tassi stanno fermi fino 2015

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Janet Yellen alla guida della Fed ha avvertito che nel 2015 il costo del denaro salirà. La Federal Reserve ha deciso: il presidente della Banca centrale Janet Yellen ha parlato e Wall Street ha ringraziato con una nuova chiusura record, con il Dow Jones volato per la prima volta a quota 17.156,85 punti. In realtà durante la riunione del 16 e 17 settembre non è successo nulla di imprevisto e proprio questo ha rassicurato i mercati: la Banca centrale americana è determinata a muoversi con cautela e trasparenza, ovvero preparando gli investitori con tutto l’anticipo possibile a quello che prima o poi dovrà succedere. «Prima o poi il costo del denaro dovrà salire, ma questo non vuol dire che la politica della Fed sia cambiata», ha detto Yellen, spiegando che il Fomc, comitato monetario della Banca centrale, prevede ancora un aumento del costo del denaro «a un certo punto del 2015». Ma nel fiume di cose dette dal presidente della Fed cosa conta davvero? Ecco i quattro punti chiave da tenere d'occhio adesso 1. ACQUISTO BOND FINISCE A OTTOBRE La Fed ha compiuto due passi verso la rimozione delle politiche ultra accomodanti: ha confermato che il programma di acquisto di bond e titoli - ora ridotto di altri 10 miliardi di dollari a 15 miliardi al mese, dagli originari 85 - si concluderà a ottobre 2014 e ha segnalato la volontà di abbassare progressivamente il bilancio dell’istituto, volato a oltre 4.000 miliardi proprio a causa del quantitative easing. Ma ci vorrà tempo per vedere livelli più normali, forse fino alla fine del decennio. Quello che invece la Fed non ha fatto è segnalare quando cominceranno a salire i tassi, fermi a un range tra lo 0 e lo 0,25%, il minimo storico, da dicembre 2008. Il linguaggio, che qualcuno pensava sarebbe cambiato, è rimasto lo stesso: il costo del denaro resterà vicino allo zero «per un periodo considerevole dopo la fine degli stimoli». Memore del disastro che aveva fatto sui mercati quando, durante la sua prima conferenza stampa aveva quantificato in sei mesi il «tempo considerevole», Yellen ora imparato la lezione e non si sbilancia: si è detta «a proprio agio» con l’attuale linguaggio della Fed e ha ribadito che qualunque cambiamento sarà comunicato per tempo. 2. L'OCCUPAZIONE NON È IL SOLO INDICATORE Yellen ha detto a chiare lettere che la Fed fonderà le proprie valutazioni su una serie di indicatori, non solo sull’occupazione, e terrà presenti i cambiamenti dell’economia prima di decidere che fare con i tassi. «Non c’è un’interpretazione meccanica del significato di tempo considerevole. Se il ritmo dei progressi sarà più rapido, la Banca centrale comincerà ad alzare il costo del denaro prima del previsto, ma è vero anche il contrario», ha detto Yellen. La reazione dei mercati a queste parole è stata per larga parte in linea con le previsioni: l’azionario è salito, l’obbligazionario è sceso, con i rendimenti dei titoli di stato decennali in aumento al 2,6%. «I mercati hanno completamente digerito la frase sul tempo considerevole, che ora non significa quasi più nulla», ha detto Steve Blitz, capo economista di Itg Investment Research.

Il taglio delle stime 2014 sul Pil Usa ha preoccupato il mercato. 3. TAGLIATE LE STIME SUL PIL AL 2,2% La Fed ha ritoccato al ribasso le stime sulla crescita dell'anno in corso e quelle dei prossimi due anni, ma ha migliorato le previsioni sulla disoccupazione, che sarà più bassa di quanto precedentemente anticipato. E questo ha suscitato timori sul mercato: «È preoccupante che la Fed abbia rivisto di nuovo al ribasso le stime, fa pensare che il potenziale dell’America stia calando», ha detto Mohamed El-Erian, consulente di Allianz ed ex amministratore delegato di Pimco, intervistato dai media americani dopo la decisione della Fed. Per il 2014, l’attesa è ora per una crescita del prodotto interno lordo tra il 2 e il 2,2%, mentre a giugno aveva previsto una forchetta tra il 2,1 e il 2,3%, e per un tasso di disoccupazione all'interno di una forchetta tra il 5,9 e il 6%, meno del 6-6,1% previsto in precedenza. Per il 2015 si prevede un aumento del Pil tra il 2,6 e il 3% e un tasso di disoccupazione tra il 5,4 e il 5,6%. Sono numeri, ma cosa significa? Che la crescita americana è modesta, che ha risentito della contrazione del primo trimestre e che la difficile situazione internazionale non aiuta: «Se l’Europa riuscisse a fare aumentare crescita e inflazione sarebbe un bene anche per gli Stati Uniti e per il resto del mondo», ha detto Yellen. 4. IL NODO DA SCIOGLIERE: GLI ATTRITI INTERNI ALLA FED Il primo passo sarà concludere il programma di stimoli all’economia, cosa che dovrebbe succedere, salvo imprevisti, alla riunione del prossimo 28 e 29 ottobre. A quel punto la Banca centrale dovrà superare le divisioni interne e trovare una strategia comune sulla strada da prendere sul primo giro di vite: le ultime decisioni prese non sono state all’unanimità, fuori dal coro sono rimasti il governatore della Fed di Dallas Richard Fisher e il suo collega della Fed di Philadelphia Charles Plosser, che chiedono un atteggiamento più aggressivo. Yellen ha minimizzato il loro dissenso,ma gli attriti restano e devono essere superati per evitare strappi pericolosi per la congiuntura e per i mercati. «Non è ovvio che l’economia possa sopportare gli aggiustamenti dei tassi e le condizioni finanziarie che ne deriveranno, staremo a vedere», ha detto in una nota Lewis Alexander, analista di Nomura Securities.

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