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INTIMIDAZIONI 18 Settembre Set 2014 0848 18 settembre 2014

Russia, arrestato il magnate Vladimir Ievtushenkov

Accusa di riciclaggio. Ma nel mirino ci sarebbe Bashneft, la sua azienda petrolifera.

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Vladimir Ievtushenkov.

Nuova tegola per l'economia russa, con un arresto che potrebbe avere delle ripercussioni sugli investimenti nel Paese. In manette questa volta ci è finito l'oligarca Vladimir Ievtushenkov, 65 anni, che è il 15esimo uomo più ricco della Russia con un patrimonio stimato in 9 miliardi di dollari.
Ievtushenkov è stato messo ai domiciliari con l'accusa di riciclaggio nella privatizzazione nel 2009 della Bashneft, diventata con i suoi 160 giacimenti uno dei maggiori produttori di petrolio.
CROLLO IN BORSA. Ievtushenkov, legato in passato a doppio filo agli interessi dell'ex sindaco di Mosca Iuri Luzhkov (ormai in disgrazia), si è dichiarato estraneo a una accusa che può costargli sino a sette anni di prigione. E che gli è già costata parecchio in Borsa, dove il suo gruppo - comprendente il maggior operatore telefonico russo Mts nonché quotato anche a Londra - e la controllata Bashneft sono crollati oltre il 35% con perdite stimate in almeno 2,5 miliardi di euro in un solo giorno.
I CASI YUKOS E NTV. Una vicenda che ha rievocato i giorni neri di una decina di anni fa, quando il Cremlino affermò il suo potere imprigionando il patron di Yukos Mikhail Khodorkovski, all'epoca l'uomo più ricco del Paese, espropriandolo poi della sua società, in gran parte a beneficio di Rosneft. Ma prima di lui era toccato ad un altro oligarca, Vladimir Gusinski, perseguitato dalla giustizia e costretto a cedere a Gazprom la sua Ntv, emittente critica verso il Cremlino.
ESILIO A LONDRA. Del resto la lista dei magnati indagati e costretti a vendere o a fuggire, quasi tutti esuli a Londra, è lunga, da Boris Berezovski a Ievghieni Cicvarkin, ex proprietario del più grande distributore russo di telefoni cellulari. Il primo a fare il paragone tra l'arresto di Ievtushenkov e il caso Yukos è stato un pezzo da novanta, Aleksandr Shokhin, presidente dell'Unione degli industriali russi, che il 19 settembre consegnerà a Valdimir Putin una petizione di imprenditori a sostegno della liberazione del collega.
Gli ha subito replicato Dmitri Peskov, portavoce di Putin, dicendosi «categoricamente in disaccordo con il signor Shokhin: qualsiasi tentativo di dipingere questa storia con colori politici non ha alcun diritto di esistere».
ROSNEFT SMENTISCE LE ACCUSE. Anche Mikhail Leontiev, portavoce di Rosneft, ha smentito che la società abbia a che fare con l'indagine o che abbia mai avuto interesse per Bashneft. Ma Anatoli Ciubais, presidente di Rusnano e membro della stessa Unione industriali, ha tenuto alta la polemica sostenendo che le accuse «non sono chiare e che l'arresto sarà un grave colpo al clima del business nel Paese, già sull'orlo della recessione».
Khodorkovski non ha dubbi e si dice convinto che «dietro questa vicenda c'è sempre lo stesso Igor Ivanovich (Secin), che negli ultimi 10 anni non solo non è diventato più intelligente ma forse ancora più avido».
Secondo l'ex patron di Yukos, Ievtushenkov non avrebbe ceduto Bashneft alla condizioni proposte da Rosneft e «quindi è stato usato il solito metodo. A suo avviso è possibile uno scenario alla Gusinski: altrimenti temo una situazione più dura», ha avvertito, precisando che la vicenda coinvolge «interessi puramente commerciali» piuttosto che motivazioni politiche.
Tesi condivisa dal politologo Stanislav Belkovski: «Secin voleva acquistare Bashneft da Afk Sistema ad un certo prezzo ma Ievtushenkov ha rifiutato di collaborare».
«UNA RAPINA VERA E PROPRIA». Il magnate, ha aggiunto, potrebbe essere liberato se accettasse un compromesso. Gli ha fatto eco l'economista Serghiei Aleksashenko, della Alta Scuola di Economia di Mosca: «Non è neppure un'estorsione, ma una rapina vera e propria. Una compagnia petrolifera in Russia è sempre un business troppo attraente per non suscitare l'interesse di persone vicine al governo. Chi sono? lo sapremo presto, quando Bashneft cambierà proprietario».
Ha osservato Cicvarkin : «Dietro a questa persecuzione si vede la mano di Secin, che tenta di nazionalizzare tutto il business petrolifero in Russia. Ora provano ad usare la tattica di ridurre il valore degli attivi prima dell'acquisto».

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