REPORTAGE 18 Settembre Set 2014 1135 18 settembre 2014

Twitter, L43 nella sede del social network

Lettera43 in casa del gigante Usa. Che ha 3 mila dipendenti. Divisi in squadre.

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da San Francisco

Comunicare, certo, sanno comunicare. E non solo perché non c'è più anima tra i 15 e i 45 anni, primi ministri inclusi, immune al virus dell'hashtag, il cancelletto che apre le porte della percezione del mondo.
A Twitter se la cavano bene anche con le formule più lunghe dei 140 caratteri concessi dal cinguettio: ci vogliono meno di 30 minuti per ricevere risposta a una mail, meno di due ore per fissare un appuntamento, meno di tre giorni per trovarsi dentro all'edificio monumentale in cui Jack Dorsey, fondatore e ritrovato capo azienda dopo un periodo di distacco, ha trasferito 2 mila dei 3.300 dipendenti della società (guarda le foto).
BOCCHE CUCITE IN AZIENDA. La parte dura viene dopo. Convincere qualcuno a rispondere a una domanda, persino sulle statistiche legate al lancio dell'iPhone 6, è come fare lo slalom tra frasi di rito, luoghi comuni e formule scaramantiche.
Gettare uno sguardo oltre i maxi erogatori di cereali per la colazione, incolonnati nelle caffetterie in cui vengono confinati i giornalisti, anche di più. Non a caso Karen Wickre, la responsabile della comunicazione che qui si chiama direttrice editoriale, ha un lungo passato dentro Google, un posto in cui le interviste si concedono col contagocce e solo a pochi noti.
Per compensare la scarsa loquacità, al numero 1.355 di Market Street non negano a nessuno una sosta sulla terrazza-giardino da 2 mila metri quadrati al sesto piano del palazzo: un piccolo assaggio della grandeur della nuova ondata tech che sta ridisegnando i confini dell'economia americana (e, forse, mondiale).

Ogni settimana l'azienda assume tra le 50 e le 70 persone

I messaggi di Twitter possono essere etichettati con l'uso di uno o più hashtag.

Pur di mantenere Twitter in città, allontanando le sirene della Silicon Valley, l'amministrazione di San Francisco ha concesso alla società sgravi fiscali per un valore di 56 milioni di dollari, secondo i calcoli fatti da comitati cittadini poco inclini ai cinguettii: abbastanza per convincere anche un colosso con una capitalizzazione di 31,14 miliardi (al 9 settembre 2014) e ricavi che solo nel secondo trimestre del 2014 hanno toccato 312 milioni, in crescita del 124% sull'anno precedente.
LA SEDE NEL MALFAMATO TENDERLOIN. Così, giovani hipster che indossano d'ordinanza scarpe Converse di due colori diversi e occhiali dalle montature spropositate si aggirano per Tenderloin, il quartiere centralissimo e malfamato dove ha sede l'azienda, con gli sguardi sempre incollati ai propri telefoni, si direbbe attenti a non incontrare quelli di chi chiede l'elemosina a bordo strada.
La presenza dei Tweet-boys non ha ancora ispirato alle autorità locali una pulizia massiccia dell'area, che col calare della sera diventa il ritrovo di senzatetto e disperati di ogni tipo.
«ABBIAMO TANTO CAPITALE DA INVESTIRE». Ma in zona hanno aperto i loro uffici anche Airbnb e Uber, i più recenti fenomeni della cosiddetta terza rivoluzione industriale (copyright dell'economista e politologo americano Jeremy Rifkin), e la popolazione del quartiere potrebbe forse cambiare seguendo la gentrificazione che negli ultimi anni sta trasformando molte aree urbane.
D'altronde soltanto a Twitter ogni settimana vengono assunte tra le 50 e le 70 persone: non tutte destinate a calpestare la moquette della sede di San Francisco - persino a Milano in questo momento sono in corso colloqui per nuovi posti - ma la maggior parte sì.
«Qui tutti cercano personale, ci sono un sacco di capitali da investire e c'è molto lavoro: il problema è piuttosto trovare figure abbastanza brave», raccontano quasi a una sola voce a Lettera43.it nella tech-company.

Nessun reparto, ma squadre incaricate di sperimentare e inventare

Nel 2012 Twitter ha raggiunto i 500 milioni di iscritti.

Nel palazzo che occupa un intero isolato, disseminato di addetti in livrea che etichettano i visitatori con badge temporanei e iPad per identificare gli ospiti, gli uffici di Twitter inaugurati nel 2012 si sono già estesi da tre a sei piani. E se tutta la sperimentazione di cui si discute ai tavoli delle tre caffetterie è vera, presto potrebbero non bastare.
LA FORZA LAVORO: INGEGNERI E VENDITORI. I most-wanted sono gli ingegneri: da soli costituiscono la metà dei dipendenti della società. Sorprendentemente, però, la seconda forza lavoro è costituita da venditori: agenti commerciali magari riconvertiti dagli ambienti della finanza e catapultati in riunioni informali con smanettoni nascosti dietro a tazze di caffè sempre piene.
Qui non esistono reparti: l'organizzazione del lavoro è strutturata non per dipartimenti e funzioni bensì per gruppi, squadre composite incaricate di provare nuove soluzioni.
Se i bilanci non provassero risultati solidi, la giornata tipo del team parrebbe uno struscio tra la terrazza e la mensa, in cui ogni vivanda ha un hashtag dedicato e qualche ritardatario è sempre in fila per un pasto last minute. Gratis, ovviamente. Colazione, pranzo e cena sono offerti dalla casa, più innumerevoli spuntini e generose dosi di caffè: secondo i dati interni, se ne bevono 2.200 litri a settimana.
DIPENDENTI NON OBBLIGATI A STARE IN UFFICIO. La filosofia aziendale - o quantomeno la versione per il pubblico - è che lavorare in un ambiente gradevole aiuta la creatività e la voglia di fare, benché nessun dipendente sia tenuto a presentarsi tutti i giorni in ufficio e non esistano orari di ingresso e uscita.
«Qui nessuno controlla se sei alla tua scrivania o cosa stai facendo», ci tiene a spiegare un manager. «Ognuno ha un telefono e un computer, abbiamo chat aperte in continuazione, possiamo vederci a distanza: tutti sanno cosa hanno da fare, non c'è bisogno di essere fisicamente nello stesso posto. Ma quando si sta insieme le idee fluiscono di più: per questo abbiamo creato uno spazio in cui crediamo che sia un piacere venire la mattina».

Lo stipendio medio è di 4 mila dollari al mese

Twitter è stato creato nel marzo 2006 dalla Obvious Corporation di San Francisco.

Il piacere è anche più grande quando si ritira la busta paga. In linea con quasi tutti i giganti tech della zona, il salario base si aggira intorno ai 4 mila dollari. «Money is good», i soldi sono buoni, ammettono con un certo compiacimento gli ingegneri che si incontrano la sera nei ristoranti. Ed è anche per questo, probabilmente, che la fiducia nell'azienda e l'allineamento con le sue scelte è molto alta.
Chiedere a qualcuno in giro per i corridoi dell'edificio con il macintosh sotto braccio su cosa sta lavorando è fatica sprecata: il management non è particolarmente incline a fornire indicazioni sui piani futuri e i dipendenti hanno interiorizzato il messaggio.
L'80% DEI RICAVI DAL TRAFFICO NEI TELEFONI. «Non si sa come ci evolveremo, ma bisogna sperimentare di tutto, continuamente, senza fermarsi mai», è la risposta standard di tutti gli interrogati.
L'ultima indicazione sulla direzione da seguire l'ha data però lo stesso presidente Jack Dorsey, @Jack sulla piattaforma che conta 271 milioni di utenti attivi ogni mese: pochi minuti dopo il lancio del nuovo sistema di pagamento di Apple (Apple pay), il 37enne si è affrettato a cinguettare che potrà essere accettato anche da tutti quelli che vendono qualcosa su Twitter.
Benché infatti l'azienda sia associata ai media e alla condivisione di contenuti, con 500 milioni di tweet lanciati ogni giorno - uno strumento essenziale per guadagnarsi il proprio posto al sole nell'immensità di internet, come hanno imparato fin troppo bene giornalisti e personaggi pubblici - la maggior parte dei ricavi arriva oggi dalla pubblicità, e in particolare (80%) da quella legata all'utilizzo del sito sui telefonini. «Magari non si vede e soprattutto non è fastidiosa, ma c'è», spiega alla giornalista italiana un dipendente di alto livello che, come tutti gli altri, non ha alcuna voglia di vedere pubblicato il proprio nome mentre sta dicendo cose fin troppo scontate.
Con ogni probabilità ce ne sarà sempre di più, visto che l'ultima sperimentazione avviata è il pulsante 'buy now', per trasformare ogni tweet in un potenziale portale di e-commerce.
LA FATWA DELL'IS CONTRO I DIPENDENTI. Tecnici e management sono molto più preoccupati di capire se la soluzione funzionerà, almeno più di quanto apparentemente li abbia spaventati la 'fatwa' lanciata dagli islamisti dell'Isis martedì 8 settembre, che hanno invitato ogni cellula dormiente a colpire i dipendenti di Twitter nel mondo.
La loro colpa è lavorare per la società che ha bandito e cancellato gli account legati al gruppo estremista, con una scelta di campo che qualcuno ha chiamato censura.
E se la definizione può essere eccessiva, di certo è innegabile che la decisione di Dorsey e soci per la prima volta abbia reso indispensabile una riflessione sul ruolo che l'azienda ha nel distribuire e valorizzare l'informazione.
Al numero 1355 di Market Street vanno particolarmente fieri nel ricordare che se ne è parlato anche nelle settimanali riunioni di gruppo, perché di tutto si discute nella società che ha rivoluzionato il modo di comunicare del mondo. Ma come si sia arrivati alla scelta, e quali siano le sue conseguenze di lungo termine, è una domanda da non fare: la risposta non sta in 140 caratteri né in una chiacchierata informale. Qui le bocche rimarranno cucite, ma è lecito immaginare che a suggerirla a Twitter siano stati i consiglieri presidenziali, alle prese con l'ennesima grana di Barack Obama.

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