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INFRASTRUTTURE 19 Settembre Set 2014 1514 19 settembre 2014

Ponte sullo Stretto, Salini in pressing

L'amminstratore delegato: «Renzi riapra il dossier». Pronti a rinunciare alla penale.

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Un'elaborazione grafica del Ponte sullo Stretto di Messina.

L'amministratore delegato di Salini Impregilo, Pietro Salini, ha detto di augurarsi «che Renzi riapra il dossier» della costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Salini ha fatto sapere di averne parlato tra altri argomenti con il premier e di essere disponibile a rinunciare alle penali per la sua mancata realizzazione.
«Si tratta di almeno 40 mila posti di lavoro in un'area a forte disoccupazione e di un'opera a basso contributo pubblico rispetto a quello privato: piuttosto che affrontare importanti spese per le penali, perché non fare il Ponte?», ha chiesto a margine dell'assemblea del principale general contractor italiano, alla guida del consorzio Eurolink che avrebbe dovuto realizzare l'opera e che si trova in contenzioso con lo Stato dopo il 'no' del governo Monti.
'VALORE' DI 4,5 MILIARDI. «Sia chiaro che cancellare un contratto per legge non può succedere in nessun Paese, ma tra incassi Irpef, Inps, volano delle nuove assunzioni e risparmio delle penali e dei sussidi di disoccupazione il Ponte 'vale' 4,5 miliardi, dei quali meno di 1,5 a carico dello Stato», ha spiegato Salini, che guida il consorzio formato anche da Sacyr (Spagna), Società italiana per condotte d'acqua, Cooperativa muratori & Cementisti (Cmc) di Ravenna, Ishikawajima-Harima Heavy Industries (Giappone) e Aci (Consorzio Stabile).
PESO SULLE CASSE DELLO STATO. La possibilità di riaprire la questione del Ponte sullo stretto era stata ventilata da ricostruzioni di stampa a inizio settembre, secondo le quali la mancata realizzazione peserebbe sulle casse dello Stato per più di un miliardo tra penali, oneri finanziari e costi di liquidazione.

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