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SPENDING REVIEW 19 Settembre Set 2014 1822 19 settembre 2014

Stipendi Camera e Senato: dipendenti contro i tagli

La Casta dei burocrati parlamentari è in rivolta. Perché dovrà rinunciare ai salari super. Stando sotto il tetto dei 240 mila euro.

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L'esponente Fedriga del Carroccio mentre viene allontanato dall'Aula di Montecitorio dopo la protesta.

Certo che rischiano la fame. Con i limiti imposti dalla spending review che dovrà coinvolgere anche i dipendenti dello Stato in forza al parlamento, uno stenografo della Camera o del Senato guadagnerà al massimo 170 mila euro all’anno - al lordo delle tasse, ma al netto dei contributi previdenziali - mentre un commesso non potrà superare i 99 mila euro.
AGITAZIONE A CAMERA E SENATO. Come non capire quindi se protestano e sono scesi in agitazione insieme con tutti i loro colleghi di ogni ordine e grado, sotto le bandiere della ventina di sigle sindacali che li rappresentano, tra cui spicca la Cgil (che non s’è neppure presentata al primo incontro con i vertici di Camera e Senato), una parte della quale non esita a cavalcare battaglie da retroguardia.
UN LIMITE A 240 MILA. Per la qualifica più alta, quella dei consiglieri, l’obiettivo degli uffici di presidenza del parlamento è di mettere lo stesso tetto allo stipendio già introdotto per la pubblica amministrazione: 240 mila euro al netto degli oneri contributivi.
A seguire, gli stenografi con 170 mila euro, i documentaristi con 160 mila, i segretari e i coadiutori con 115 mila, i collaboratori tecnici con 106 mila e infine gli assistenti parlamentari, cioè i commessi (quelli che tra l'altro sono costretti a mantenere l'ordine nelle aule), che avranno un tetto pari a 99 mila euro.
IL SEGRETARIO INCASSA 406 MILA. Ma facciamo un esempio limite, tanto per capirci. Il più alto in grado tra i funzionari del parlamento, il segretario generale della Camera, oggi incassa 406 mila euro all'anno e dovrà scendere a 240 mila.
Al livello più basso un commesso con il massimo dell’anzianità oggi porta a casa 136 mila euro all’anno, ma dovrà accontentarsi di 99 mila.
La proposta è di prevedere tre scaglioni per i tagli, una per chi supera il tetto del 25%, una per chi lo supera tra il 25 e il 40 e una per chi va oltre il 40%.
IL 40% SUPERA IL TETTO. Il problema è che, mediamente, oggi il 40% dei dipendenti di Montecitorio e Palazzo Madama guadagna più del tetto. Stipendi di tutto rispetto, privilegi da vera e propria Casta ottenuti nei lunghi anni di vacche grasse, ai quali non hanno la minima intenzione di rinunciare neppure in un periodo di profonda crisi per tutto il Paese.
E sono decisi a mettersi di traverso per ostacolare il piano di risparmio, già approvato in Aula.

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