Economia 19 Settembre Set 2014 1903 19 settembre 2014

Telecom ai francesi, 3 incognite di un'allenza

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Vincent Bolloré è presidente di Vivendi. Dal 19 settembre i francesi di Vivendi, leggasi Vincent Bolloré, sono ufficialmente il socio forte industriale di Telecom Italia. In cambio della brasiliana Gvt il colosso francese ha ottenuto da Telefonica anche il 7,4% di Telefonica Brasil, il cui prezzo di mercato è di 2,02 miliardi di euro, e il 5,7% di Telecom Italia - con l'8,3% dei diritti di voto - azienda che, seppur sottovalutata, capitalizza in Borsa circa un miliardo di euro. Dopo quello tra Vivo (Telefonica) e Tim Brasil, si profila all'orizzonte un nuovo conflitto d'interessi nel mercato più remunerativo dell'ex monopolista. Anche per questo il mercato ha bocciato l'operazione: a fine seduta, il 19 settembre, l'azienda presieduta da Marco Patuano è calata dell'1,32% a quota 0,8940 euro per azione. La ragione? Le incognite di questa alleanza sono diverse. Economiaweb.it ne ha individuate almeno 3. 1. L'INGOMBRANTE PRESENZA DI MEDIASET In Italia Vincent Bollorè non sta lavorando soltanto sul fronte Telecom. Con l'aiuto del suo advisor e amico Tarek Ben Ammar sta studiando un suo ingresso in Mediaset Premium. Il vantaggio sarebbe reciproco per il funzionario bretone e i Berlusconi: il primo entrerebbe nel ricco mercato italiano, la dinastia di Arcore avrebbe un partner che le porterebbe know how sulla paytv, coprendo i limiti di programmazione che sono visibili rispetto all'offerta di Sky. Ma i due fronti potrebbero anche fare un passo in avanti e coinvolgere la stessa Telecom, per introdurre anche nel Belpaese quella Tv via cavo (su banda larga), che aiuterebbe il Biscione a uscire dal ristretto mercato del digitale terrestre. Ma quando l'attuale presidente di Telecom, Giuseppe Recchi, ha ventilato l'ipotesi. è stato subbisato di critiche dalla politica. 2. CHI SCAPPA E CHI CRESCE: GLI EQUILIBRI TRA AZIONISTI Il mercato si interroga su quali saranno i nuovi equilibri in Telecom. Anche perché non si appresta a uscire soltanto Telefonica, che sulla carta ha ancora il 14,8% dell'azienda, ma ha deciso di congelare il 6,5 delle azioni dopo l'emissione del bond convertibile da 750 milioni con scadenza al luglio 2017. Sono pronti ad abbandonare l'azienda anche i soci storici di Telecom Mediobanca (con l'1,64 per cento del capitale), Generali (4,32) e Intesa Sanpaolo (1,64), che hanno rigetto l'invito del governo a creare una nuova Telco con Vivendi. Di conseguenza Telecom Italia dovrebbe confermarsi sempre più come una public company, con Marco Fossati (azionista con il 5 per cento), Vivendi e i fondi. Ma non manca chi s'interroga, visto i bassi prezzi, su una crescita dei francesi o di ritorni di fiamma di investitori da sempre interessati all'azienda come Li Ka Shing (la3) o Sawaris (Orascom) 3. I DUBBI DEL GOVERNO E LE MIRE DI CDP SULLA RETE Finora il governo Renzi non ha ancora preso posizione sullo sbarco. Mentre alcuni pezzi del Pd - come il sottosegretario alle Telecomuncazioni Giacomelli - hanno già avvertito Bollorè di non seguire velleità di fusioni con l'azienda del capo dell'opposizione, cioè Mediaset. Sta a guardare intanto Cassa depositi e prestiti, che vorrebbe fare entrare l'infrastruttura di Telecom dentro la sua Cdp reti. Al riguardo sono indicative le dichiarazioni rilasciate a margine  dell'Italian Infrastructure Day 2014, da parte dell'Ad di via Goito, Giovanni Gorno Tempini: «Noi abbiamo un importante investimento che si chiama Metroweb e si occupa di reti di nuova generazione che ha capitali e risorse da usare per fare investimenti. Se le condizioni sono quelle che appaiono, le prospettive di investimento in banda larga in questo Paese possono avere un'accelerazione importante. Abbiamo investito a Bologna e molte altre città potrebbero seguire. Dopo di che abbiamo le porte aperte per chi vuole farlo con noi. L'importante è che l'investimento in fibra si faccia».

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